Al via oggi il campo di E!state Liberi a Gioiosa, campo di volontariato e formazione sui beni confiscati alle mafie.

Da anni l’associazione Don Milani – Onlus in collaborazione con Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, offre la possibilità a ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia di essere protagonisti del cambiamento che vorremmo vivere sui nostri territori e testimoni del riscatto sociale per il quale fortemente ci battiamo.

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Libera: “Necessaria e urgente la riforma del Codice Antimafia”

Necessario e urgente approvare in via definitiva la riforma del codice antimafia attesa ormai da tempo che consente di fare un passo in avanti notevole nella lotta alle mafie e alla corruzione.

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Chiediamo un forte senso di responsabilità per non compromettere una riforma così importante, senza restare prigionieri di tecnicismi e opportunismi. Il provvedimento contiene novità nella maggior parte condivisibili che raccolgono gran parte delle proposte avanzate da chi combatte quotidianamente la criminalità organizzata.

In particolar modo, Libera sottolinea alcuni degli aspetti positivi introdotti quali l’accelerazione del procedimento di applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali e di gestione dei beni sin dalla fase del sequestro, la trasparenza, la rotazione e le incompatibilità sulla nomina degli amministratori giudiziari, il rafforzamento di ruolo e funzioni affidati ai nuclei di supporto delle Prefetture e l’aumento di dotazione organica dell’Agenzia, nonché l’introduzione di ulteriori norme finalizzate a rendere effettivo, quando possibile, il riutilizzo sociale dei beni e a favorire la continuità produttiva delle aziende sequestrate e confiscate insieme alla tutela dei loro lavoratori.

Pur riconoscendo alcune criticità presenti nel testo, riteniamo indispensabile portare a compimento e senza arretramenti la riforma per rendere più efficace la lotta alla criminalità organizzata e mafiosa, alla criminalità economica e alla criminalità politica.

La rete nazionale di Libera, a cui aderiscono associazioni e cittadini continuerà a vigilare sull’iter legislativo in corso nella consapevolezza che la lotta la corruzione va completata a partire dall’inserimento dell’aggravante del metodo corruttivo nel reato di associazione mafiosa.

fonte: libera informazione

‘Ndrangheta, catturato a San Luca il latitante Giuseppe Giorgi. E c’è chi gli bacia le mani

Ricercato dal 1994 era in un bunker sopra il camino della sua abitazione. Era nell’elenco dei cinque ricercati più pericolosi in Italia. Deve scontare una condanna a 28 anni per traffico di droga
di ALESSIA CANDITO

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REGGIO CALABRIA – Dopo 23 anni di latitanza, sono scattate le manette per “U capra” Giuseppe Giorgi, considerato uno dei cinque latitanti più pericolosi d’Italia. Irreperibile dal ’94 e attualmente considerato al vertice della famiglia Romeo “Staccu”, il boss cinquantaseienne è stato arrestato questa mattina a San Luca, dopo quasi sei ore di perquisizione nella storica casa di famiglia, raggiunta e circondata nella notte da centinaia di carabinieri.

A sottolineare il ‘prestigio’ che Giorgi ancora ricopriva nella zona, all’uscita dalla casa dove era nascosto alcuni passanti si erano fermati e gli hanno baciato le mani, come mostra un video esclusivo mandato in onda dal Tg1.

“Avevamo intuito che c’era la possibilità che in questi giorni Giorgi passasse da casa – racconta uno dei militari che ha partecipato all’arresto – Quando le possibilità sono diventate alte probabilità, abbiamo fatto scattare l’operazione”. Un blitz complicato. La casa, un palazzotto a più piani dove abita tutta la famiglia, è nel cuore di San Luca, paese tuttora presidiato da un sistema di vedette dei clan, pronte a segnalare ogni possibile presenza estranea. Per questo, questa notte i carabinieri si sono mossi alla spicciolata, in silenzio, attenti a non farsi scoprire. Dopo aver circondato il palazzo e bloccato le strade limitrofe, attorno alle 3 hanno fatto irruzione.

Arrivati nell’appartamento di una delle figlie, gli investigatori non hanno trovato però traccia del latitante, se non un letto disfatto e ancora caldo. Ma sapevano che il boss era lì, per questo hanno iniziato a perquisire il palazzo palmo a palmo. Prima sono stati perlustrati gli appartamenti, le stanze, le cantine e le soffitte. Poi i carabinieri, planimetrie alla mano, hanno iniziato a controllare anche i muri. Da un vano nascosto sono saltati fuori 157mila euro in banconote di grosso taglio, divisi ordinatamente in buste impermeabili e occultati dietro una parete. Altri erano vuoti.

Giorgi era in bunker sopra il camino di casa a San Luca
Ci sono volute oltre sei ore di operazioni e occhi ormai allenati a scovare covi e nascondigli per individuare il bunker in cui Giorgi si era nascosto. Il rifugio, grande poco più di un loculo, era stato ricavato dietro il camino nella cucina dell’appartamento di una delle figlie del boss. Per accedere al covo, era necessario spostare una botola nascosta alla base da un masso. Da lì si apriva un piccolo tunnel che permetteva di accedere a uno stretto vano in cui il latitante riusciva a stento a stare in piedi. “Giorgi era praticamente murato”, ha spiegato il colonnello Franzese, che ha coordinato l’indagine. Una scomoda e quasi impensabile tana, pensata per salvarsi da un blitz, ma non per lunghe permanenze. E che questa volta non è riuscita a risparmiargli l’arresto.

Quando il meccanismo d’accesso al bunker è stato sbloccato, Giorgi è uscito senza fare resistenza e senza tentare di fuggire. “Prima o poi doveva succedere”, ha detto alle figlie, che abitano in quel palazzo e preoccupate hanno assistito per tutto il tempo alla perquisizione. Poi, rassegnato, si è fatto ammanettare.

Scortato dai carabinieri, il boss è stato portato all’auto che lo ha condotto al comando, di fronte a una folla silenziosa di amici e vicini. Più di uno di loro è riuscito ad avvicinarsi per salutarlo e baciargli le mani. Omaggi che riservano solo ai boss di rango.

 

“Come ogni capo, Giorgi non si è allontanato dalla sua zona – ha spiegato il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho – Andare via significa perdere il potere e nessuno si può permettere di farlo”. Un potere che si misura nel muro di omertà che per oltre due decenni ha protetto la latitanza del boss, catturato solo grazie a un’indagine tecnica, fatta di intercettazioni, osservazione dei familiari, pedinamenti. Anche per scelta. “In quest’operazione non ci sono stati confidenti, noi non vogliamo alcun rapporto con la criminalità. La ‘ndrangheta deve capire che non c’è margine di collaborazione con lo Stato, deve solo deporre le armi”, ha dichiarato il procuratore. “Questa – gli ha fatto eco il comandante provinciale dei carabinieri, Giancarlo Scafuri – è una terra che merita di più. I calabresi meritano di essere più coraggiosi e devono imparare ad avere maggiore fiducia nelle istituzioni”.
Latitante per quasi metà della sua vita, Giorgi deve scontare una condanna a 28 anni e nove mesi per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e altri reati. Ma questa – ha rivelato in passato il pentito Francesco Fonti – non sarebbe stata l’unica attività cui il boss nel corso della sua vita si sarebbe dedicato. Secondo il collaboratore, Giorgi sarebbe stato coinvolto anche in un traffico di niobio, sostanza utilizzata per costruire reattori nucleari, trasportata dal boss da Budapest alla Sierra Leone. Qualche anno dopo, “U capra” si sarebbe occupato di organizzare l’affondamento di tre “navi dei veleni” – carrette del mare cariche di scorie – al largo delle coste calabresi.
fonte R.it

Mafia, chiesta archiviazione per le minacce di Riina a don Ciotti. Libera: “Erano messaggi fuori dal carcere”

“Ciotti, Ciotti, putissimo pure ammazzarlo”, possiamo pure ammazzarlo, aveva detto il capo dei capi di Cosa nostra il 14 settembre 2013, intercettato all’interno del carcere milanese di Opera. Il sacerdote: “”Non ho paura, sono solo disorientato. Ma il nostro impegno va avanti”

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di F. Q. | 29 maggio 2017

“Non ho paura, sono solo disorientato. Ma il nostro impegno va avanti”.

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‘Ndrangheta, inchiesta sul Cara – “Don Scordio ideatore piano criminale”. Cosca Arena e l’appalto per ristorazione Senato

È questa la storia che racconta il gip di Crotone Abigail Mellace nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dopo gli interrogatori di garanzia. Il presidente della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco e il prete don Edoardo Scordio restano in carcere. E dalle intercettazioni emerge che l’organizzazione stava preparado i documenti necessari per partecipare alle gare per l’aggiudicazione del servizio ristorazione di Palazzo Madama

di Lucio Musolino 

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Il “saccheggio spietato” del Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, in mano alla cosca Arena, fu ideato dal parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto.

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Si pente Nicola Femia, boss della ‘ndrangheta che minacciò giornalista Tizian

L’uomo che minacciò di ammazzare il giornalista Giovanni Tizian ha deciso di raccontare tutti i suoi segreti ai magistrati dell’Antimafia

di Francesco Dondi

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REGGIO EMILIA. Era il 16 febbraio scorso, la stangata della sentenza “Black Monkey”, che certificava l’associazione mafiosa nel business delle slot machine gestito da Nicola Rocco Femia, doveva ancora arrivare, ma il boss aveva deciso di passare dalla parte dei buoni.

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