Processo “Congiusta” Si andrà davanti alla Consulta

Utilizzabilità delle missive di Costa, i Giudici dovranno pronunciarsi sulla violazione di due articoli costituzionali

gianluca da corriere della locride

di Angela Panzera

«Questa Corte ritiene sussistenti nel caso di specie i requisiti di non manifesta infodatezza e di rilevanza richiesti perchè sia sollevata questione di legittimità costituzionale».

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Processo Congiusta- Interrogazione dell’On. Giorgia Meloni al Ministro della Giustizia

MELONI5

Atti Parlamentari —33729 Camera dei Deputati
XVII LEGISLATURA ALLEGATO B RESOCONTI – SEDUTA DEL 5 FEBBRAIO 2016
Consiglio dei Ministri.
(4-11997)
* * *
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
GIORGIA MELONI. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:

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Sospeso il processo Congiusta. La parola alla Corte Costituzionale. Soddisfatta la famiglia Congiusta.

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…sospende il giudizio in corso e dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Ordina che la presente ordinanza sia notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri e sia comunicata ai presidenti delle due Camere del Parlamento della Repubblica.
Questo quanto deciso oggi dalla corte d’Assise D’Appello di Reggio Calabria.
Per quanto potrebbe, ad una prima analisi sembrare strano, questa Ordinamza trova la famiglia Congiusta soddisfatta, nonostante i tempi per avere Giustizia saranno più lunghi.
Quanto successo oggi, dimostra ancora una volta, l’inefficienza del Parlamento Italiano e quindi della politica, che nonostante il richiamo della Corte D’Assise, non ha inteso colmare il vuoto legislativo.
Dimostra ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, la scarsa considerazione che certa politica ha dei cittadini italiani. Quella Politica che da me sollecitata, è rimasta sorda e muta, costringendo prima me e poi l’intera famiglia Congiusta, a privarsi, per protesta, al diritto di voto.
Voglio ricordare, che ho segnalato il vuoto legislativo, tra gli altri, al Presidente del Consiglio Renzi, al Ministro Alfano, alla Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi.
Dico tra gli altri, perchè uguale segnalazione è stata fatta a 102 parlamentari di tutti gli schieramenti politici, compresi vari elementi la Commissione Giustizia e la Commissione Antimafia.
Ancora una volta, la Magistratura è costretta a colmare le deficienze dei parlamentari, il cui unico compito sarebbe quello di legiferare e che per questo sono pagati.
Io e la mia famiglia siamo soddisfatti ma molto amareggiati.
Gianluca è stato ucciso da un criminale che si trovava libero grazie ad una legge dello stato, l’indultino. Come non considerare complice chi ha votato quella legge? Come non considerare inadeguato ed incompetente il Ministro della Giustizia Orlando chiamato, per meriti di partito, a ricoprire questo delicato incarico, pur in mancanza di una laurea in legge? Come non considerare inadeguati i componenti delle commissioni Giustizia ed Antimafia? Come non considerare inadeguato, incompetente ed inaffidabile Il sig. Ernesto Magorno, membro della Commissione Giustizia, che a Siderno, davanti ad un’assemblea di centinaia di persone, prese impegno, lo scorso anno, a discutere il problema dalla Commissione Giustizia di cui fà parte?
Nonostante tutto, siamo soddisfatti e fiduciosi nella Magistratura come lo siamo sempre stati. Soddisfatti perchè se la Corte Costituzionale si pronuncerà, accogliendo la richiesta di Incostituzionalità, tante Vittime Innocenti avranno una possibilità in più di avere Giustizia e tanti criminali assicurati alle patrie galere.
Mario Congiusta, papà di Gianluca, Vittima innocente della ‘ndrangheta e delle leggi dello stato.
P.S. Voglio ringraziare ancora una volta l’On. Dalila Nesci e Barbara Benedettelli del Partito Fratelli d’Italia, per essere stati gli unici a darci ascolto. Un grazie particolare all’ On.Franco Laratta che per primo prese a cuore la triste storia di Gianluca.

Omicidio Congiusta-Le lettere del boss Costa finiscono davanti alla Corte Costituzionale?

La Procura Generale solleva una questione di Legittimità Costituzionale sulla utilizzabilità delle missive che sarebbero alla base del fatto di sangue. Il processo ora rischia di fermarsi.

gianluca da corriere della locride

di Angela Panzera

Doveva essere il giorno della requisitoria, ma ieri la Procura Generale ha sollevato una questione di legittimità costituzionale e il processo a carico del boss Tommaso Costa, accusato di aver ucciso l’imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, subisce uno stop di poco meno di un mese.

Durante la prossima udienza, fissata in calendario per l’otto , la Corte d’Assise d’Appello reggina emetterà la decisione e se dovesse dovesse accogliere la prospettazione della procura generale e sollevare la questione, la decisione passerebbe alla Corte costituzionale e nel frattempo il processo rimarrebbe sospeso. Tutto gira intorno alle famose lettere inviate dal carcere da Costa.

Per una “lettera” infatti, sarebbe stato ucciso Congiusta. Secondo l’accusa Congiusta infatti, sarebbe morto per essere venuto a conoscenza di un tentativo di estorsione perpetrato da Costa ai danni del suocero Antonio Scarfò. Un’estorsione di cui però nessuno doveva sapere, nessuno; soprattutto la ‘ndrina rivale dei Commisso. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Congiusta venne a conoscenza delle mire espansionistiche del Costa, proprio dalla bocca della famiglia della sua fidanzata Katia. Costa a breve sarebbe uscito dal carcere ( dove si trovava già recluso per altri fatti di mafia ndr) , e quindi avrebbe dovuto “riacquisire” credibilità mafiosa a Siderno e dintorni, senza però che la cosca, quella veramente potente facente capo alla famiglia Commisso, venisse prematuramente a conoscenza dei suoi progetti criminali poiché altrimenti l’avrebbe pagata cara, così come già successo nella sanguinosa faida degli anni ’90 in cui la cosca Costa non ebbe di certo la meglio. Una volta appreso che questa lettera circolava, Costa una volta uscito dal carcere avrebbe ucciso Congiusta “reo” di averne appreso il contenuto. Durante il processo d’Appello tutta la corrispondenza di Costa però è stata dichiarata inutilizzabile. Ed è qui che si incastra la questione di legittimità avanzata dai pg Antonio De Bernardo e Domenico Galletta poiché le norme contenute negli articoli 18 e 18ter dell’ ordinamento penitenziario si porrebbero in contrasto con l’art. 3 della costituzione in considerazione della “irragionevole” disparità tra la disciplina dettata da queste norme – in materia di controllo della corrispondenza dei detenuti – e quella dettata dal codice di procedura penale in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali.: Queste ultime, infatti, possono essere disposte all’ insaputa dei conversanti, mentre il provvedimento di controllo della corrispondenza epistolare – secondo l’interpretazione delle sezioni unite – deve essere subito comunicato al detenuto. La legge, quindi, tratterebbe in modo diverso e senza una valida giustificazione due situazione sostanzialmente identiche, con conseguente violazione del principio di eguaglianza. Secondo l’accusa la questione oltre che fondata sarebbe rilevante nel processo in corso perché solo disponendo di tutte le missive la Corte sarebbe nelle condizioni di ricostruire compiutamente i fatti. Ieri l’avvocato Sandro Furfaro, difenore di Costa, si é opposto, ritenendo la questione infondata e comunque irrilevante, dal momento che gran parte del contenuto delle missive é confluito comunque nel processo attraverso le deposizioni testimoniali e l’esame degli imputati. L’otto febbraio si saprà quindi se l’Assise d’Appello trasmetterà la questione alla Corte Costuzionale oppure farà procedere l’accusa con la requisitoria.

Fonte : il Garantista

Omicidio Congiusta-Ex fidanzata ed ex suoceri condannati per falsa testimonianza

Il giudice ha inflitto due anni e due mesi alla ragazza e due anni e tre mesi ai coniugi. Gianluca ucciso perchè a conoscenza delle pretese criminali del boss Costa

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Condannati l’ex fidanzata, e gli ex suoceri, di Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore ucciso a Siderno, nella Locride, il 24 maggio del 2005. Ieri il giudice, Maria Teresa Gerace, ha inflitto 2 anni e 2 mesi di carcere Katiuscia Scarfò mentre ammonta a 2 anni e 3 mesi di detenzione la condanna rimediata dai coniugi Antonio Scarfò e Giorolama Raso.

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