Mafia, parla Gratteri: “Dopo la morte di Riina non cambia nulla, è sbagliato festeggiare”

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Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro: “E’ stato importante che Riina non sia stato mandato ai domiciliari perché il senso del 41bis è impedire che il detenuto mandi messaggi di morte all’esterno. Ma non c’è mai stato un vuoto di potere”

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Stefano Pagliarini – Ancona Today
“Quella testata costerà cara a chi l’ha data e al clan del territorio perché adesso sicuramente le forze dell’ordine si concentreranno lì, la Procura locale presterà più attenzione e ci sarà un contrasto serio sul piano amministrativo partendo da quei locali pubblici dove si respira il clima di ferocia tipico della mafia e che si possono chiudere in poco tempo”.

Si aspetta una dura reazione il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri dopo i fatti dell’8 novembre scorso ad Ostia quando Roberto Spada, fratello di Carmine, il boss condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, ha colpito con una testata il giornalista Daniele Piervincenzi della trasmissione Rai “Nemo-Nessuno Escluso”.
Gratteri, una vita in prima linea contro la ‘ndrangheta

Gratteri, uno dei magistrati più esposti d’Italia nella lotta all’ndrangheta, ne ha parlato sabato mattina ad Ancona con l’esperto di mafie e scrittore Antonio Nicaso in occasione della presentazione del suo ultimo libro sull’ndrangheta: “Fiumi d’oro”. Gratteri e Nicaso sono stati intervistati dall’avvocato del foro di Ancona Laura Versace. Parlando alla platea dell’Aula magna dell’università di Economia del capoluogo marchigiano, il super pm non ha detto di non avere dubbi: quella violenza é stata un autogol da parte di chi è venuto meno ad una delle regole d’oro delle associazioni che vivono di illegalità e controllo: mantenere il potere sociale senza fare rumore.
“Il problema è il consenso”

Semmai Gratteri è preoccupato dalla reazione dell’opinione pubblica locale, di quei residenti che hanno espresso solidarietà a Spada e guardano i giornalisti come degli “infami”. «Quello mi preoccupa perché non si risolve in pochi anni, quello si chiama consenso e non si sradica in poco perché frutto di anni e anni di assenza dello Stato e delle politica». La stessa politica scesa in strada dopo le violenze per manifestare in difesa della legalità. «Che cosa protesti a fare? – si è rivolto provocatoriamente ai politici di quei territori Gratteri – Manifesti contro chi? Sei tu che hai il potere di gestire la cosa pubblica e fino ad oggi hai consentito a quella organizzazione di gestire l’assegnazione delle case popolari o ha concesso licenze a chi non ne aveva diritto. Ci sono delle responsabilità precise perché, prima del processo penale, c’è chi si assume l’onere di fare politica, ma se non hai il coraggio di farla in un certo modo allora non la devi fare perché non te lo impone il medico».
“Con la morte di Riina non cambia nulla”

Forse in Italia qualcosa può cambiare ora con la morte di Totò Riina? «Non cambia nulla. E’ stato importante che Riina non sia stato mandato ai domiciliari perché il senso del 41bis è impedire che il detenuto mandi messaggi di morte all’esterno. Riina era importante per Cosa Nostra se non altro perché non era diventato collaboratore di giustizia, il che lo faceva apparire ai suoi come un soggetto che meritava rispetto per cui ogni suo desiderio venisse esaudito. Da morto non penso che Cosa Nostra aspettasse la morte di Riina per ripartire. Normalmente, quando un capo mafia è detenuto, l’amministrazione criminale viene gestita da un delegato o un successore. Siamo realisti, non c’è mai stato un vuoto». E per chi ha festeggiato la morte di Riina? «Penso sia sbagliato festeggiare. In particolare noi tecnici dobbiamo restare asettici e freddi perché se no perdiamo lucidità e siamo meno efficaci nel nostro lavoro. E poi io non guardo tutto questo come una lotta tra parti, io voglio che attraverso un giusto processo e l’osservanza ortodossa delle regole, si arrivi a sgominare le mafie e poi voglio che gli affiliati stiano in carcere il tempo proporzionato al fatto commesso e alla loro pericolosità».