La morte di Riina. L’altra Corleone che volta pagina

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Il lavoro ‘pulito’ delle tre cooperative sui terreni confiscati. Da 15 anni, olio, legumi e passata di pomodoro biologici dagli 800 ettari appartenuti ai boss. Nuove generazioni in prima linea

corleone

Antonio Maria Mira

C’è un’altra Corleone che non ha niente a che fare con Totò Riina, che non vuole avere nulla a che fare col capo di ‘cosa nostra’. Che ogni giorno si sporca le mani di terra riscattata da lavoro pulito e vero.

Sono le tre cooperative che da quindici anni coltivano terreni confiscati a Riina e Provenzano, ma anche ai Grizzaffi e ai Lo Bue, che dopo gli arresti dei boss li hanno sostituiti, come loro proconsoli. Circa 800 ettari a Corleone e nei comuni limitrofi, per produrre pasta, vino, olio, legumi, passata di pomodoro. Tutto biologico. Sono le cooperative Lavoro e non solo, Placido Rizzotto, Pio La Torre, le prima legata all’Arci, le altre due a Libera. Ci lavorano quasi cento persone, tra le quali anche soggetti svantaggiati, e gestiscono anche due agriturismo, uno a Corleone realizzato proprio sui terreni di Riina, l’altro a Portella della ginestra, luogo simbolo dove avvenne la famosa strage perpetrata da Salvatore Giuliano, e che si trova nel territorio di Monreale, su un terreno confiscato a Bernardo Brusca. Infine la cantina vinicola a San Cipirello, realizzata su un terreno di Giovanni Brusca e a Corleone il Laboratorio della legalità, realizzato in un edificio di Bernardo Provenzano. Realtà dove ogni estate quasi mille ragazzi, provenienti da tutta l’Italia, partecipano ai campi di lavoro.

«Realtà ormai radicate nel territorio. Accettate. Giovani imprenditori che operano in quei contesti. Un’iniziativa considerata all’inizio rivoluzionaria, perchè significava operare su beni confiscati in ambienti fortemente inquinati dalle mafie» ci racconta Lucio Guarino, direttore del consorzio Sviluppo e legalità, che unisce otto comuni dell’area per la gestione dei beni confiscati. Certo, ricorda, «negli anni passati ci sono stati attentati, anche gravi, ma ci fu l’immediata reazione delle forze dell’ordine. L’ultimo nel 2006. Da allora non ci sono più stati gesti eclatanti». Ora davvero, assicura Guarino, «le cooperative non sono più un corpo estraneo, e anzi hanno instaurato rapporti commerciali sul territorio. Sono parte integrante del territorio. All’inizio c’era il rischio dell’isolamento e quindi del fallimento. Ma questo non è accaduto, soprattutto grazie al loro impegno, che non è solo imprenditoriale ma anche antimafia». Questa, rivendica con forza, «è l’altra Corleone che si vuole sostituire totalmente alla Corleone che rappresenta il passato e che ha leso l’immagine della città. E questo sta accadendo grazie all’attività delle cooperative ma anche di tante associazioni giovanili».

Perché c’è davvero altro a Corleone e sta emergendo proprio dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa nell’agosto 2016. Lucio Guarino, e non è una coincidenza, è anche segretario della commissione straordinaria che gestisce il comune. E quindi il suo è un osservatorio diretto. «Lo scioglimento è rivolto alla ‘macchina’ comunale. Ma posso testimoniare che non ha fermato il processo di rinnovamento, anzi, cercando di riportare nel binario della legalità l’azione amministrativa, cerca di agevolare questo processo. Perchè c’è voglia di rinnovamento. Così si è instaurato uno stretto rapporto coi cittadini, soprattutto le nuove generazioni». Ne è esempio il programma delle iniziative culturali estive concertato con le associazioni locali, che hanno strettamente collaborato con la commissione straordinaria. Ma anche le attività del Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del Movimento Antimafia. E i commissari non sono visti come nemici.

A settembre si è tenuta un’assemblea cittadina per ascoltare la gente, i loro problemi. Molto partecipata, con molti apprezzamenti all’attività della commissione. Anche perché le porte del municipio sono aperte. Una cosa percepita come rivoluzionaria. E quindi lo scioglimento è stato percepito come salutare. Certo, ammette Guarino, «la mafia c’è e prova ancora a condizionare il territorio. Soprattutto con le estorsioni e i tentativi di inserirsi negli appalti. Le ‘famiglie’ sono le stesse, legate anche da vincoli di sangue, ma le operazioni delle forze dell’ordine sono molto incisive. E soprattutto ci sono tante persone oneste, giovani che ci fanno capire la voglia di cambiamento. È una nuova generazione che vuole cambiare rispetto al cambiamento che non hanno voluto i loro padri». Ma, avverte, «va sostenuta l’attività della commissioni perché ci sono tentativi di reazione della mafia. Invece noi vogliamo continuare a far emergere le tante cose buone che esistono a Corleone».
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Fonte: Avvenire.it