Al via oggi il campo di E!state Liberi a Gioiosa, campo di volontariato e formazione sui beni confiscati alle mafie.

Da anni l’associazione Don Milani – Onlus in collaborazione con Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, offre la possibilità a ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia di essere protagonisti del cambiamento che vorremmo vivere sui nostri territori e testimoni del riscatto sociale per il quale fortemente ci battiamo.

Leggi il resto

Calabria, il vescovo di Locri-Gerace: “Qui pezzi di Chiesa a braccetto con la ‘ndrangheta”

Alla presenza di Marco Minniti, il monsignore ha aperto così un incontro sul santuario della Madonna di Polsi, che in più inchieste viene indicato come luogo d’incontro dei boss. “E la società civile non è stata attenta”. Il ministro dell’Interno: “Parole potenti. Qui occorre separare Dio dalla ‘ndrangheta”

Mons-OLIVA

REGGIO CALABRIA – Il santuario della Madonna di Polsi, alle pendici dell’Aspromonte, viene indicato in diverse inchieste della magistratura come luogo d’incontro dei boss di ‘ndrangheta, in concomitanza con la festa dell’1 e 2 settembre che richiama migliaia di fedeli.

Leggi il resto

Gratteri: «Per le istituzioni calabresi la ricreazione è finita»

Il procuratore di Catanzaro è stato sentito dalla Commissione parlamentare antimafia. Al centro delle audizioni le indagini della Dda nel Crotonese: «Prima quella provincia era un buco nero». L’emergenza degli organici: «Non ho con chi lavorare»

gratteri 8

ROMA- È stata l’inchiesta Jonny (e lo scottante tema della gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto) il tema caldo dell’audizione del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro davanti alla commissione parlamentare Antimafia che ha sottolineato come l’indagine stia continuando relazionando sull’argomento a telecamere spente alla commissione.

Leggi il resto

Reggio Calabria, boss della ‘ndrangheta fa causa a Klaus Davi: “suoi documentari mi diffamano”

Klaus

Domenico Foti, conosciuto come ‘Mimmo Vecchia Romagna’ e condannato in via definitiva nel 2002 per associazione mafiosa, ha chiesto al massmediologo Klaus Davi di rimuovere con effetto immediato i video che riguardano lui e la sua presunta appartenenza al feroce clan ‘ndranghetista dei Labate, conosciuti anche come ‘Attila’ o ‘Timanigiu’. Lo dichiara lo stesso Klaus Davi in una nota. A scrivere a Davi è stato il legale del Foti, l’avvocato Nicoletta Gattuso, la quale, a mezzo raccomandata a nome e per conto del Foti stesso (trovate in allegato la lettera), smentisce il presunto ruolo apicale del suo assistito all’interno del clan Labate e i suoi possibili interessi nell’attività dell’usura e chiede a Klaus Davi di ritirare il filmato che riguarda il proprio assistito nonché i post di lancio dello stesso, in quanto le notizie riportate, si legge nella missiva, sarebbero “assolutamente false e diffamatorie”. Il legale si domanda poi se il massmediologo sia “destinatario di gravissime fughe di notizie allo stato sconosciute a tutti”. Il massmediologo dichiara: “Non solo i famigliari di Mimmo Foti si sono barricati nel loro negozio quando ci siamo recati per far loro le domande, che tra l’altro volevano rappresentare un’opportunità di replica a quelle accuse verso di lui mosse dalla cittadinanza reggina, ma suo figlio mi ha verbalmente aggredito in diretta, dicendo a più riprese ‘ammazzati’. Intendiamoci, è un suo diritto non rispondere come è un nostro diritto porre domande sulle sue presunte attività nel quartiere del Gebbione che, come hanno dimostrato numerose indagini svolte dai Pm Antonio De Bernardo e Stefano Musolino, è ostaggio da anni di questa famiglia e delle sue pratiche estorsive; famiglia con cui il Foti intratteneva solidi rapporti di natura mafiosa”. Klaus Davi ha inoltre scritto, chiedendo un incontro, a Maria Elena Boschi: “È stata qui in Calabria per inaugurare un campo da calcio. Un’iniziativa che appoggio, ma ora c’è bisogno di una legge che impedisca le querele temerarie e punisca severamente le aggressioni ai cronisti”. Lo stesso Davi è stato brutalmente malmenato da due persone legate al clan Lo Bianco di Vibo Valentia, lo scorso luglio, mentre realizzava, insieme ad Alberto Micelotta, un’intervista a Rita Lo Bianco, madre del collaboratore di giustizia Andrea Mantella. Per tali violenze i due uomini sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Vibo. Di queste ore, inoltre, le pallottole all’indirizzo della giornalista Alessia Truzzolillo, alla quale va tutta la vicinanza del massmediologo che conclude: “Ho ricevuto la solidarietà di esponenti del CSM come Gianluigi Legnini, Luca Palamara e di molti altri, che ancora oggi ringrazio. Ma ora l’urgenza di studiare una legge contro le querele temerarie si fa inderogabile. Per questo ci batteremo finanche con azioni estreme affinché la politica si dia finalmente una mossa e si occupi della Calabria con un impegno reale e concreto”. Nessun passo indietro di Davi: “Reggio Calabria va liberata dai Labate e dal loro dominio mafioso”.

fonte:strettoweb

San Luca. Dopo baciamano al boss il vescovo rinvia le cresime

Antonio Maria Mira mercoledì 7 giugno 2017

La scelta del vescovo Oliva: inchinarsi ai clan rende schiavi., ci si inchina solo per cambiare vita. Nel paese del boss il 21 giugno digiuno e cresime rinviate

baciamano

«Inchinarsi al potere umano, e ancor più al potere mafioso, rende schiavi ed uccide la speranza. Torniamo al Signore con una fede autentica che non scende a compromessi col male».

Leggi il resto

Milano. Scritta pro aborto sulla chiesa, la reazione del parroco vola sui social

Lettera aperta di don Andrea Bellò sulla pagina Facebook della Parrocchia san Michele Arcangelo e santa Rita, a Milano, è diventata virale.

scrittaabortochiesasantarita

Questa è una piccola “brutta” storia ma che sta dando ottimi frutti.
Arriva dalla pagina Facebook della Parrocchia san Michele Arcangelo e santa Rita, in zona Corvetto, periferia sud di Milano. E come tutte le notizie, soprattutto quelle che girano sui social, va verificata.
Al telefono la voce femminile che risponde al numero della parrocchia, appena dici che sei un giornalista, si irrigidisce un po’. E ti liquida con un “il parroco non c’è”.
Sfoderi la voce più pacata che riesci a fare e spieghi: “Volevo soltanto sapere se la storia è vera e se la pagina Facebok della parrocchia è davvero vostra”.
“Sì, è tutto vero. Ma il parroco non c’è”.

Il parroco è don Andrea Bellò, diventato famoso nelle ultime ore, suo malgrado, per un post Facebook che ha firmato e pubblicato sulla pagina della Parrocchia san Michele Arcangelo e santa Rita.
Ottenere 3700 reazioni, 307 commenti e 1590 condivisioni, per una pagina che normalmente registra 15 mi piace, è un record.

A colpire gli utenti è stata la reazione di don Andrea, dopo che il muro della sua parrocchia è stato imbrattato con una scritta offensiva: “Aborto libero (anche per Maria)”.
Il parroco ha deciso di scrivere su Facebook una lettera aperta all’anonimo “imbrattatore”.
Eccola:
«Caro scrittore anonimo di muri,
Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori. L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza. Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi!
Io mi firmo:
don Andrea»

Che una Chiesa venga imbrattata da scritte offensive, purtroppo non è una novità. E nemmeno che un parroco usi i social per cercare un dialogo con un aggressore. E non è una novità nemmeno che un sacco di persone plaudano alla sua scelta.
Ciò che è nuovo, anzi rinnovato è il coraggio del gesto di don Andrea. La bellezza di questo gesto. L’esempio di questo gesto.
fonte: Avvenire

‘Ndrangheta, inchiesta sul Cara – “Don Scordio ideatore piano criminale”. Cosca Arena e l’appalto per ristorazione Senato

È questa la storia che racconta il gip di Crotone Abigail Mellace nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dopo gli interrogatori di garanzia. Il presidente della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco e il prete don Edoardo Scordio restano in carcere. E dalle intercettazioni emerge che l’organizzazione stava preparado i documenti necessari per partecipare alle gare per l’aggiudicazione del servizio ristorazione di Palazzo Madama

di Lucio Musolino 

Don-Scordio-e-Leonardo-Sacco

Il “saccheggio spietato” del Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, in mano alla cosca Arena, fu ideato dal parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto.

Leggi il resto

Crotone, mossa del Viminale. «Ispezione alla Prefettura»

Antonio Maria Mira

Minniti: il Cara? Ferita odiosa per la nostra civiltà. Piano di verifica per tutte le strutture d’accoglienza

6d4d621dc8_55568830

Un’immediata ispezione presso la Prefettura di Crotone. L’ha annunciata il ministro dell’Interno, Marco Minniti, rispondendo ieri al question time alla Camera sull’inchiesta che ha scoperto gli affari della ’ndrangheta sul Cara di Isola di Capo Rizzuto. Una vicenda «odiosa, una ferita per la civiltà del nostro Paese», ha denunciato Minniti annunciando la clamorosa ispezione, una decisione mai vista che conferma le critiche all’operato della Prefettura di Crotone contenute nel decreto della Dda di Catanzaro che ha portato in carcere 68 persone, esponenti del clan Arena, imprenditori, il governatore della Misericordia, Leonardo Sacco e il parroco don Edoardo Scordio, che proprio ieri, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, hanno respinto tutte le accuse e giustificato il loro operato dicendo che «la prefettura avallava tutto», dai subappalti alle spese. Mentre i magistrati nel decreto sottolineano più volte la mancanza di documenti e fatture, e anche la forte differenza tra presenze nel Cara e servizi pagati. Ovviamente a tutto vantaggio delle società subappaltatrici, della Misericordia e dello stesso sacerdote.

Un lungo elenco di controlli inefficaci ma anche intercettazioni telefoniche di funzionari della Prefettura che parlano di pressioni e irregolarità per far vincere la Misericordia nella recente gara per il rinnovo dell’affidamento della gestione del centro per rifugiati, dove ieri è salita la tensione, con proteste, tra l’altro, sulla non consegna da mesi del pocket money. Su tutto Minniti vuole vederci chiaro inviando «un apposito nucleo ispettivo, coordinato dal prefetto di Catanzaro, che dovrà concludere i lavori entro 30 giorni». E il prefetto Luisa Latella già ieri pomeriggio era al lavoro. Decisione inedita.

Ma, spiega il ministro, «è inaccettabile che l’accoglienza possa diventare terreno per attività mafiose e corruttive. Saremo fermissimi su questo, secondo il principio che un grande Paese gestisce l’accoglienza rispettando i diritti umani e agendo con la massima trasparenza». In questo senso ha confermato che «è partito nei giorni scorsi un piano di verifica delle strutture di accoglienza, che prevede 2.130 controlli e a marzo è stato predisposto il nuovo capitolato per le gare d’appalto, promosso insieme all’Anac ».

Anche con «l’obiettivo di superare le grandi strutture per i migranti come Mineo e Isola di Capo Rizzuto». I principali accusati si difendono su tutta la linea. «Abbiamo fatto tutto alla luce del sole. È tutto tracciato e ricostruibile e non ci sono appropriazioni di fondi da parte di nessuno» ha detto Leonardo Sacco. E secondo i suoi avvocati «ha escluso qualunque ipotesi di appartenenza e complicità con la criminalità e ha chiarito di aver in- rapporti leciti ed autorizzati con tutti i fornitori». «Mai avuto alcun rapporto con la criminalità organizzata », ha dichiarato anche don Edoardo Scordio, sottolineando anche di essere estraneo alla gestione del Cara. A proposito dei 132mila euro ri- cevuti per svolgere «assistenza spirituale agli immigrati» per conto della Misericordia, il sacerdote ha detto che quei soldi sono serviti per effettuare decine di lavori nella parrocchia.

Ma proprio su questa vicenda i magistrati scoprono più di un’anomalia, che coinvolge anche la Prefettura. «Tali servizi non sono assolutamente previsti e contemplati nell’art. 1 del capitolato d’appalto della convenzione stipulata in data 22.12.2006, di talché il loro affidamento alla Parrocchia deve intendersi illegittimamente dato. Si agtrattenuto giunge come gli stessi siano stati documentati con note di debito emesse dalla Parrocchia Maria Assunta nei confronti della Fraternità di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto. Invero, in ordine a tale anomala situazione la Prefettura di Crotone, sulla base degli atti acquisiti, non risulta aver mai chiesto alcun chiarimento alla Fraternità di Misericordia».

Ma c’è anche molto altro. Sacco e i suoi presunti complici «inducevano in errore la Prefettura di Crotone circa il numero dei pasti forniti e dei servizi alla persona resi, ottenendone per tale via una liquidazione maggiore che – nel caso dei pasti contabilizzati per il solo anno 2013 – individua un ingiusto profitto per euro 451.335, così cagionando un conseguente danno economico per l’ente pubblico prefettizio, somma indebitamente liquidata dalla Prefettura di Crotone nell’ambito dell’appalto di servizi, sulla base della contabilizzazione sopra dedotta e sul falso presupposto dell’effettiva fornitura della prestazione dei servizi di ristorazione da parte della società Quadrifoglio. Con la circostanza aggravante dell’avere agito al fine di agevolare le illecite attività consortili della locale di ’ndrangheta».

E ancora, «si poteva riscontrare una ulteriore carenza di documentazione in ordine alle modalità ed efficacia dei controlli da parte della Prefettura allorché, a seguito di verifiche si poteva appurare come la Quadrifoglio, unitamente ad altre ditte subfornitrici, non presentava alla stazione appaltante ed all’ente gestore fatture dal 2011». E «anche qui contravvenendo ad un preciso obbligo contrattuale e normativo». Norme che prevedono la sospensione dei pagamenti in caso di mancata trasmissione delle fatture. Ma queste non sono mai arrivate mentre i pagamenti non si sono mai interrotti. Materia sicuramente per l’ispezione all’opera da ieri.

© Riproduzione riservata
fonte: Avvenire