Omicidio Congiusta-Le lettere del boss Costa finiscono davanti alla Corte Costituzionale?

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La Procura Generale solleva una questione di Legittimità Costituzionale sulla utilizzabilità delle missive che sarebbero alla base del fatto di sangue. Il processo ora rischia di fermarsi.

gianluca da corriere della locride

di Angela Panzera

Doveva essere il giorno della requisitoria, ma ieri la Procura Generale ha sollevato una questione di legittimità costituzionale e il processo a carico del boss Tommaso Costa, accusato di aver ucciso l’imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, subisce uno stop di poco meno di un mese.

Durante la prossima udienza, fissata in calendario per l’otto , la Corte d’Assise d’Appello reggina emetterà la decisione e se dovesse dovesse accogliere la prospettazione della procura generale e sollevare la questione, la decisione passerebbe alla Corte costituzionale e nel frattempo il processo rimarrebbe sospeso. Tutto gira intorno alle famose lettere inviate dal carcere da Costa.

Per una “lettera” infatti, sarebbe stato ucciso Congiusta. Secondo l’accusa Congiusta infatti, sarebbe morto per essere venuto a conoscenza di un tentativo di estorsione perpetrato da Costa ai danni del suocero Antonio Scarfò. Un’estorsione di cui però nessuno doveva sapere, nessuno; soprattutto la ‘ndrina rivale dei Commisso. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Congiusta venne a conoscenza delle mire espansionistiche del Costa, proprio dalla bocca della famiglia della sua fidanzata Katia. Costa a breve sarebbe uscito dal carcere ( dove si trovava già recluso per altri fatti di mafia ndr) , e quindi avrebbe dovuto “riacquisire” credibilità mafiosa a Siderno e dintorni, senza però che la cosca, quella veramente potente facente capo alla famiglia Commisso, venisse prematuramente a conoscenza dei suoi progetti criminali poiché altrimenti l’avrebbe pagata cara, così come già successo nella sanguinosa faida degli anni ’90 in cui la cosca Costa non ebbe di certo la meglio. Una volta appreso che questa lettera circolava, Costa una volta uscito dal carcere avrebbe ucciso Congiusta “reo” di averne appreso il contenuto. Durante il processo d’Appello tutta la corrispondenza di Costa però è stata dichiarata inutilizzabile. Ed è qui che si incastra la questione di legittimità avanzata dai pg Antonio De Bernardo e Domenico Galletta poiché le norme contenute negli articoli 18 e 18ter dell’ ordinamento penitenziario si porrebbero in contrasto con l’art. 3 della costituzione in considerazione della “irragionevole” disparità tra la disciplina dettata da queste norme – in materia di controllo della corrispondenza dei detenuti – e quella dettata dal codice di procedura penale in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali.: Queste ultime, infatti, possono essere disposte all’ insaputa dei conversanti, mentre il provvedimento di controllo della corrispondenza epistolare – secondo l’interpretazione delle sezioni unite – deve essere subito comunicato al detenuto. La legge, quindi, tratterebbe in modo diverso e senza una valida giustificazione due situazione sostanzialmente identiche, con conseguente violazione del principio di eguaglianza. Secondo l’accusa la questione oltre che fondata sarebbe rilevante nel processo in corso perché solo disponendo di tutte le missive la Corte sarebbe nelle condizioni di ricostruire compiutamente i fatti. Ieri l’avvocato Sandro Furfaro, difenore di Costa, si é opposto, ritenendo la questione infondata e comunque irrilevante, dal momento che gran parte del contenuto delle missive é confluito comunque nel processo attraverso le deposizioni testimoniali e l’esame degli imputati. L’otto febbraio si saprà quindi se l’Assise d’Appello trasmetterà la questione alla Corte Costuzionale oppure farà procedere l’accusa con la requisitoria.

Fonte : il Garantista