Il processo Congiusta rischia di fermarsi: L’indignazione di Mario

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Autore: Giuseppe Trimarchi

Mario, da tempo, lo definisce una via Crucis. E non potrebbe non essere così, il complicato processo che vede imputato Tommaso Costa con l’accusa di aver ucciso Gianluca Congiusta, il figlio di Mario.


Un percorso giudiziario infinito, che rischia di prolungarsi ulteriormente. Ieri, in Corte d’Appello di Reggio Calabria, infatti la Procura Generale ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla utilizzabilità delle lettere che sarebbero alla base del delitto.

Se la Corte d’Appello, il prossimo otto febbraio, dovesse accogliere la richiesta della Procura reggina, la decisione verrebbe rimandata alla Corte Costituzionale e nel frattempo il processo rimarrebbe sospeso.

Questo l’assurdo inghippo legislativo: le intercettazioni telefoniche e ambientali possono essere disposte all’insaputa dei conversanti, mentre il provvedimento di controllo della corrispondenza epistolare dei carcerati – secondo l’interpretazione delle sezioni unite – deve essere subito comunicato al detenuto.

Questo invece il commento di Mario Congiusta: “Il processo ora rischia di fermarsi e la colpa non è certo della Magistratura che applica le leggi che gli sono fornite dalla politica.
Bene ha fatto la Procura Generale a sollevare la questione di legittimità appellandosi all’art. 3 della Costituzione che ci vedrebbe tutti uguali davanti alla legge, ma così non è.
Una giustizia ritardata è una giustizia negata, negata da una politica sorda, incompetente ed inadeguata. Da una politica bacchettata dalla Cassazione per non aver fatto il proprio dovere, per non aver colmato un vuoto legislativo.

Parlo di quei politici che non hanno scusanti, che non possono dire, non sapevo.
Parlo dei tanti politici da me avvisati ed invitati, senza ricevere alcuna risposta, a fare il loro dovere, legiferare.

Parlo di Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, incompetente ed inadeguata a ricoprire l’incarico che ricopre.

Parlo del Ministro della Giustizia Andrea Orlando con titolo di studio: maturità scientifica e professione dirigente di partito, incompetente ed inadeguato ed al quale ho restituito le tessere elettorali della mia famiglia, privandomi del diritto di voto.

Parlo di Ernesto Magorno (definito giurista), membro della Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare Antimafia, che a Siderno, davanti a centinaia di persone, prese impegno ad occuparsene; parolaio, incompetente, inadeguato e non affidabile come quelli di cui sopra.

Parlo di una lunga lista di politici, di destra, sinistra e centro, ai quali ho scritto senza ricevere alcuna risposta. Gianluca, utilizzava una frase per definire chi non vale niente, quella frase la faccio mia e la utilizzerò spesso, assumendomene la responsabilità: “Sunnu arangi i ‘nterra”. Questo siete!
Se qualcuno si sente offeso nella sua ON.OREVOLITA’ si cauteli.

Devo dare atto che l’unica parlamentare che ha risposto alle mie sollecitazioni è Dalila Nesci (non sono un grillino) che ha presentato un’interrogazione parlamentare rimasta senza risposta. Altro ed unico riscontro mi è pervenuto dal partito Fratelli d’Italia nella persona di Barbara Benedettelli.

Sono indignato, molto indignato e vi invito ad indignarvi insieme a me, in particolare invito i tanti amici ed amiche de PD (pochi lo faranno per paura di “lesa maestà”) e di tutti i partiti, non solo ad indignarsi ma a scrivere ai loro parlamentari e dirigenti, con la speranza che a loro qualcuno risponda. Se vi ritenete miei amici, condividete, è importante che questa vergogna sia conosciuta fuori dalla Calabria”.

Mario, noi che siamo tuoi amici, condividiamo con rabbia e indignazione.

fonte: Ciavula