Processo Congiusta- Interrogazione dell’On. Giorgia Meloni al Ministro della Giustizia

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MELONI5

Atti Parlamentari —33729 Camera dei Deputati
XVII LEGISLATURA ALLEGATO B RESOCONTI – SEDUTA DEL 5 FEBBRAIO 2016
Consiglio dei Ministri.
(4-11997)
* * *
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
GIORGIA MELONI. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:


nella sera del 24 maggio 2005, a Siderno, in provincia di Reggio Calabria è stato ucciso un giovane commerciante, titolare di alcuni negozi commerciali di telefonia, incensurato;
secondo la ricostruzione dei fatti operati dagli organi investigativi una mac¬china con a bordo due uomini avrebbe affiancato quella del giovane, Gianiuca Congiusta, e uno dei due gli ha sparato;
secondo le indagini portate avanti dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, il boss di Siderno Tom¬maso Costa avrebbe deciso di uccidere il giovane perché questo era venuto a conoscenza di un tentativo dì estorsione perpetrato dallo stesso Costa in danno del suocero della vittima;
secondo quanto riportato da « il Corriere della Calabria », infatti, «nella cittadina della Locride presto si venne a sapere di una lettera dal contenuto estorsivo inviata proprio agli Scarfò, e per questo andava fermata la determinazione di Gianluca a rivelare il contenuto della lettera: i Commisso non potevano e non dovevano capire cosa Costa stesse architettando ;
nel dicembre del 2010, cinque anni dopo il delitto, Tommaso Costa è stato condannato alla pena dell’ergastolo, accu¬sato di essere stato il mandante e l’ese¬cutore dell’omicidio, e la sentenza d’ap¬pello pronunciata nell’aprile del 2013 ha confermato tali sentenze di primo grado;
il 6 marzo 2014 la sentenza della Corte di Cassazione ha, invece, ribaltato il processo, annullando con rinvio la condanna a carico dell’imputato e disponendo che gli atti relativi all’omicidio fossero nuovamente discussi davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria;
il motivo di tale decisione deriva dal fatto che, secondo l’impianto dell’articolo 266-bis del codice di procedura penale, le comunicazioni dei detenuti possono essere sì controllate ma al loro contenuto non è riconosciuto carattere e probante nell’ambito del processo;
la lettera che secondo i giudici della suprema Corte sarebbe inutilizzabile se¬condo le tesi dell’accusa contiene i riferi¬menti al possibile movente alla base dell’uccisione del giovane Congiusta;
già in passato alcuni autorevoli esponenti della lotta giudiziaria ala malavita organizzata avevano avuto modo di segnalare « l’illogicità dell’attuale sistema processuale delle intercettazioni delle comunicazioni predisposto dal legislatore, il quale, da un verso consente di monitorare le forme orali quanto quelle scritte, dall’altro nega l’utilizzo di siffatta procedura relativamente alle comunicazioni contenute nella corrispondenza epistolare »;
a complicare ulteriormente l’incredibile vicenda giudiziaria il 18 gennaio 2016 davanti, alla corte d’appello di Reggio Calabria, la procura generale ha sollevato una eccezione di legittimità costituzionale sulla utilizzabilità delle lettere che sareb¬bero alla base del delitto;
se la corte d’appello dovesse accogliere la richiesta della procura, la decisione verrebbe rimandata alla Corte Costituzionale e nel frattempo il processo rimarrebbe sospeso con tempi del tutto imprevedibili,
la lunghezza dei processi è uno dei problemi più gravi che affliggono la giustizia italiana, e contravviene a tutte le norme e alle aspettative di rispetto della persona umana che dovrebbero rientrare nella più ampia sfera della tutela che l’ordinamento deve accordare alle vittime dei reati e ai loro familiari
se sia informato dei fatti esposti in premessa, e se non ritenga di intervenire con urgenza mediante un’apposita iniziativa normativa al fine di colmare l’incongruenza citata. (4-11989)