Il controllo dell’economia dei Borghetto-Zindato-Caridi esteso dalla città dello Stretto all’Abruzzo
Le mani di Reggio sull’Aquila
Scacco alle cosche che fiutarono l’affare-ricostruzione all’Aquila
Dopo il sisma appalti ghiotti
Santo Caridi fiutò l’affare dei lavori per il terremoto e agganciò un imprenditore edile all’Aquila

di MICHELE INSERRA
REGGIO CALABRIA -Il terremoto in Abruzzo dell’aprile 2009 era visto come una sorta di provvidenza dalle cosche reggine.
La tragedia che viveva la popolazione aveva fatto emergere il fiuto per l’affare.
La scossa principale, di 5,8 gradi della scala Richter, si era registrata attorno alle 3,30. L’epicentro era stato individuato a una decina di chilometri dall’Aquila. Il sisma era stato avvertito in tutto il centro- sud d’Italia, dalla Romagna a Napoli. Oltre ai morti e ai dispersi, i feriti furono circa 1.500 e almeno 70mila gli sfollati, intere famiglie costrette ad allontanarsi dalle proprie abitazioni.
Una prima stima parlò di 10-15 mila edifici danneggiati con pesanti danni al patrimonio storico e artistico della regione.
Numeri impressionanti che hanno fatto gola alle cosche reggine.






