A Mario Congiusta il premio Bruno Carli di Valsusa Filmfest

A Mario Congiusta il premio Bruno Carli di Valsusa Filmfest

A Mario Congiusta verrà consegnato il Premio Bruno Carli, con la seguente motivazione: “Per aver lottato in un contesto difficile alla ricerca della verità”. Il Valsusa Filmfest intende con questo premio ricordare in un modo concreto la figura di Bruno Carli. Il premio consiste nel viaggio e nell’ospitalità (nei giorni a ridosso del 25 Aprile) di giovani esponenti di piccole realtà impegnate sul territorio italiano in difesa dei diritti e dell’ambiente, in quella che a buon titolo può essere definita Nuova Resistenza. Quest’ anno il premio è stato assegnato a Mario Congiusta.

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Piangiamo le stesse lacrime di Giovanni Maiolo

Piangiamo le stesse lacrime

È venuto a trovarmi Aiva, il mio amico del Togo. Ci siamo messi a valutare, davanti alle criminali leggi italiane sull’immigrazione, su come ricongiungerlo alla moglie, che è dovuta fuggire in Ghana. Gli occhi di Aiva sono profondi e mi fissano ansiosi mentre attende che io legga i vari articoli e glieli traduca in inglese.

Quando a Rosarno gli hanno sparato all’inguine stava solo camminando per strada, tornava dal supermercato dove aveva comprato l’unica cosa che si poteva permettere col suo lavoro di fatica gestito dai caporali, la farina. Il suo ferimento causò la rivolta di cui hanno parlato i giornali di tutto il mondo, nei giorni in cui i migranti insegnarono a noi calabresi cos’è la dignità ribellandosi al posto nostro alla ‘ndrangheta.

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Processo “Mistero”, chiesti 20 anni per “don Totò” Ursino

Processo “Mistero”, chiesti 20 anni per “don Totò” Ursino

Processo “Mistero”, chiesti 20 anni per “don Totò” Ursino

Venerdì 15/04/2011 – Cronaca

Quattro richieste di condanna e due di assoluzione, formulate dal pm della Dda reggina, Antonio De Bernardo, al termine della requisitoria del processo “Mistero” che si svolge, con il rito abbreviato, davanti al gup reggino Adriana Trapani.
Venti anni di reclusione sono stati chiesti nei confronti di Antonio Ursino, alias “don Totò”, ritenuto il capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta attiva a Gioiosa Jonica e nei comuni della vallata del Torbido e con proiezioni nel nord Italia, difeso dall’avvocato Leone Fonte.
Ursino è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, quale capo promotore del gruppo criminale della ‘ndrangheta del quale avrebbe stabilito le strategie da seguire, «impartendo disposizioni agli altri associati, – ha rilevato l’accusa – partecipando alle attività estorsive e stabilendo alleanze con altri gruppi mafiosi di varie zone della Calabria e della Puglia, e infine gestendo attività economiche per mezzo di prestanome».

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Minacce al Presidente Bruno Muscolo

Minacce al Presidente Bruno Muscolo

Minacce a Muscolo, le ipotesi Quattro giorni fa gli ergastoli comminati ai presunti killer di Bruzzano


Rocco Muscari
Locri
Vigile e preciso nelle udienze, scrupoloso nei provvedimenti e attento al buon funzionamento dell’attività della Corte. È il presidente Bruno Muscolo, titolare dell’Assise di Locri che ieri mattina è stato oggetto di una minaccia alla vita, giunta per lettera, alcuni giorni dopo aver letto il dispositivo della sentenza con la quale sono stati condannati alla pena dell’ergastolo Alessandro Rodà e Francesco Talia, ritenuti colpevoli dell’assassinio di Giuseppe Sculli, alias “u pitaci”, la sera del 16 febbraio del 2007. Un processo con tante difficoltà dibattimentali, le stesse di tanti altri altri procedimenti penali, e l’ultimo in ordine di tempo giunto a sentenza, per il quale il presidente Muscolo, in quella occasione assistito dal giudice a latere Angelo Ambrosio, si è prodigato a condurre con la massima attenzione, mantenendosi nelle forme di garanzia dovute a un’istruttoria dibattimentale, in particolare nel corso dell’escussione dei testimoni, alcuni particolarmente difficili da condurre, anche per la palese reticenza manifestata nel corso dell’esame.

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I reati prescritti con il processo breve

I reati prescritti con il processo breve

I reati prescritti con il processo breve

CLINICA SANTA RITA

– Tra il 2005 e il 2008, a Milano, presso la Clinica Santa Rita, venivano effettuati interventi abnormi e invasivi su pazienti eseguiti ‘in totale disprezzo delle condizioni di fragilità’ del malato.

– Le accuse sono di truffa, falso ideologico, falsificazione delle cartelle cliniche e sopratutto, una serie di interventi inutili o dannosi che hanno provocato lesioni gravi o gravissime per circa novanta persone, oltre alla morte di cinque pazienti. Infatti, tra le accuse mosse agli indagati (in tutto, non meno di diciotto), figura anche l’omicidio volontario aggravato da crudeltà.

– Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

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famigliari vittime alla fiaccolata

Processo breve: sì della Camera che offende la memoria delle vittime

Processo breve: sì della Camera che offende la memoria

famigliari vittime alla fiaccolata

Diversi comitati, dai parenti delle vittime della casa dello studente dell’Aquila, ai parenti delle vittime dell’incidente ferroviario nella stazione di Viareggio, ma anche le vittime dei reati societari come Cirio e Parmalat, si sono radunati davanti a Montecitorio per opporsi al “Processo Breve”. Temono il provvedimento che potrebbe vedere cancellati i processi suller esponsabilità delle morti causate dai crolli del terremoto. Vedono presentarsi davanti ai loro occhio uno spettro che li accomuna ad altri famigliari, da quelli di Viareggio, a quelli della ThyssenKrupp. Una protesta composta, ma arrabbiata, quando la maggioranza prima ha bocciato l’emendamento presentato da Pd, Idv e Fli per stralciare i processi sensibili dall’applicabilità della nuova normativa, poi ha votato il processo breve.

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Come fregare la ’ndrangheta

Come fregare la ’ndrangheta

Come fregare la ’ndrangheta

E noi che cosa possiamo fare? Quando finalmente è chiaro il rischio di essere colonizzati dalla ‘ndrangheta, scatta la domanda. Il cittadino vuole sapere quello che lui può fare mentre la politica, a Roma come a Milano, ha la testa altrove o nega l’evidenza. In realtà il cittadino può fare molte cose. Ma ora che arrivano le elezioni amministrative ha nelle sue mani una piccola grande rivoluzione. Il classico uovo di Colombo. Una ricetta diversa da quelle che normalmente vengono invocate in tempo di elezioni. Vota per il partito che non presenta persone condannate o indagate. Vota per il partito che presenta il minor numero di persone “chiacchierate”. Giusto, sacrosanto. Serve per non dare una mano ai corrotti o ai sospetti di mafia. Ma non serve per fermare la ‘ndrangheta.

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Scarcerato per computo di pena anche se nel 2003 fu condannato a 17 anni

Grande Aracri è ancora accusato di sette omicidi. Oggi va a sentenza Herakles e il pg ha chiesto 4 anni
Il boss di Cutro è un uomo libero
Scarcerato per computo di pena anche se nel 2003 fu condannato a 17 anni

CUTRO- E’ stato condannato in via definitiva a 17 anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo Scacco Matto, è ritenuto il mandante di sette omicidi commessi negli anni di piombo ’99- 2000 nell’ambito del troncone dello stesso processo relativo ai fatti di sangue, proprio oggi dovrà comparire nel processo Herakles, in Appello, per difendersi dall’accusa di essere stato il mandante di una tentata rapina a un portavalori compiuta nel giugno 2000 nel contesto del quale il pg per lui ha chiesto quattro anni (in primo grado, nel marzo 2010, fu assolto), i pentiti stanno rincarando la dose con nuove rivelazioni, ma, nonostante tutto ciò, da ieri Nicolino Grande Aracri, 52enne di Cutro considerato uno dei boss più potenti e sanguinari della’ndrangheta, a capo di un’organizzazione con propaggini in Emilia e all’estero, è un uomo libero.

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Presidio antimafia al palagiustizia di Brescia

Presidio antimafia al palagiustizia

“La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano”. Giovanni Falcone pronunciò queste parole parecchi anni fa, riferendosi probabilmente alla realtà siciliana che lui ben conosceva.
“Queste stesse parole, però, si mantengono di un’attualità disarmante, soprattutto se associate alla Lombardia dei giorni nostri”. A dirlo è la Rete Antimafia di Brescia che invita i cittadini a partecipare al presidio che si terrà venerdì mattina alle 11 di fronte al palazzo di Giustizia in occasione del processo Fortugno.

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