A Mario Congiusta il premio Bruno Carli di Valsusa Filmfest

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A Mario Congiusta il premio Bruno Carli di Valsusa Filmfest

A Mario Congiusta verrà consegnato il Premio Bruno Carli, con la seguente motivazione: “Per aver lottato in un contesto difficile alla ricerca della verità”. Il Valsusa Filmfest intende con questo premio ricordare in un modo concreto la figura di Bruno Carli. Il premio consiste nel viaggio e nell’ospitalità (nei giorni a ridosso del 25 Aprile) di giovani esponenti di piccole realtà impegnate sul territorio italiano in difesa dei diritti e dell’ambiente, in quella che a buon titolo può essere definita Nuova Resistenza. Quest’ anno il premio è stato assegnato a Mario Congiusta.

Il 25 aprile prossimo, alle ore 15.30, nella città di Venaus, avverrà la cerimonia di consegna del premio “Bruno Carli”. Interverranno: Mario Congiusta; Nilo Durbiano, sindaco di Venaus; Vincenzo Caricari, regista e autore del film “La guerra di Mario”. Alle ore 17, presso il Salone dell’associazione pescatori: proiezione del film vincitore della sezione Memoria storica.

Mario Congiusta. Padre di Gianluca, assassinato il 24 maggio 2005 perché voleva impedire che il suocero rimanesse vittima di un’estorsione, ha accolto con grande emozione il 20 dicembre 2010 la sentenza del tribunale di Locri che ha condannato (all’ergastolo e a 25 anni) esecutori e mandanti dell’omicidio del figlio.La sentenza premia la straordinaria battaglia di civiltà condotta dal padre Mario e dai suoi familiari in cinque anni difficili, spesso in solitudine nel chiedere con forza di non dimenticare i fatti accaduti. Gianluca aveva 32 anni e venne ucciso al centro di Siderno. Era un giovane imprenditore calabrese, pieno di vita, di amore verso la sua terra, punto di riferimento per il paese per l’associazionismo sociale e sportivo. Gianluca era anche un ragazzo che non si piegava alle prepotenze mafiose, e per quell’idea di giustizia, ha perso la vita.Mario da allora ha iniziato una battaglia civile e sociale nella Locride, denunciando silenzi e omissioni, presidiando i tribunali, organizzando manifestazioni contro le mafie. Mario ha trasformato il suo dolore in un arma di resistenza contro quelle zone buie che ancora governano indisturbate ampie aree di territorio italiano.La sospirata sentenza restituisce per una volta forza e vigore al movimento anti-‘ndrangheta, in questo momento difficile per il territorio calabrese, per le istituzioni, per la politica, per le forze sociali, per i cittadini.

Bruno Carli era nato a Trieste il 17 aprile 1927, in una famiglia di antifascisti. Successivamente si trasferisce in Piemonte.Nei giorni seguenti all’8 settembre ’43, Bruno allora sedicenne, si unisce immediatamente ai primi nuclei di “ribelli”, in particolare a quello di San Giorio (Valle di Susa), che si era costituito attorno alla figura di Sergio Bellone, comunista, uscito poco prima dalle galere fasciste e si distingue subito in una frenetica attività per il recupero di armi ed equipaggiamenti nelle casermette della Valle.Il 21 gennaio 1944, in Avigliana, il fratello Carlo Carli cade in un imboscata fascista: fu un colpo durissimo per tutta la Resistenza e per Bruno.Nei primi mesi del ’45 viene chiamato a far parte dei GAP di Torino, incarico pericolosissimo e stressante, tanto che, non resistendo alla tensione di quella vita (aveva pur sempre solo 17 anni), chiede di rientrare in montagna, nella sua Brigata, proprio alla vigilia dell’insurrezione, in tempo per partecipare alla “lunga marcia” (passando dalla Val Sangone) su Torino ed alla liberazione della città.Ma la sua attività partigiana non termina con il 25 aprile ’45: continuerà incessante in tutti i 57 anni successivi, con la raccolta e l’archiviazione di tantissimi documenti della Resistenza e fascisti, giornali, manifesti, cartoline ecc ecc con cui allestirà varie e interessatissime mostre, presentate soprattutto nelle scuole. E questo è un altro dei suoi impegni: l’incontro e il colloquio con gli studenti di ogni ordine e grado. Avvalendosi anche della conoscenza di tanti presidi e insegnanti, incontrati negli anni della sua attività lavorativa alla “Olivetti” di Torino, il “ragionier Carli” riesce a farsi aprire le aule di tanti istituti della città (e non solo), presentando in genere, più che quelli partigiani, i documenti fascisti (giornali, manifesti, carte annonarie, libri di testo ecc) quasi senza commento. Infatti diceva: “Parlano da soli!”.