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Sito Ufficiale Associazione Gianluca Congiusta onlus

Milano, 10.03.2011 | di Lorenzo Frigerio

Nell’ambito di attività volta alla salvaguardia dei beni culturali e ambientali, i Carabinieri della Stazione di Santa Maria di Licodia, coordinati dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, Procuratore Aggiunto Carmelo Zuccaro e Sostituto Procuratore Alessandro La Rosa, hanno recuperato due manufatti scultorei in pietra lavica che riproducono delle figure grottesche – mascheroni – in stile tipicamente barocco risalenti al Seicento, delle dimensioni di 40×28 cm ciascuno, dal valore inestimabile, collocati su due fontane all’interno di una villa privata situata nell’hinterland etneo. Le indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso di accertare che tali manufatti provenivano dalla “Monumentale Fontana del Cherubino” di Santa Maria di Licodia, eretta nel 1757, su una precedente fonte di epoca Aragonese, che rappresenta uno degli elementi più importanti e simbolici della città.
LONDRA. Dal nostro corrispondente
XVI Giornata della Memoria 21 marzo ’11- Siderno
Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.
Anche a Siderno si celebrerà questa importante Giornata con due momenti significativi.
Alle ore 17.00 ci incontreremo presso il Monumento alle Vittime Innocenti delle mafie in Via Torrente Arena per un momento di silenzio e di riflessione.
Alle ore 18.30 presso la sala del Consiglio Comunale di Siderno sarà data lettura dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie.

Resta in carcere Figliomeni, ex sindaco di Siderno
Giovedì 24 Febbraio 2011 13:29


La “mala pianta” della ‘ndrangheta: come difendersi e combatterla
Napoli: «Sono vestiti di perbenismo e titoli accademici e ormai infestano le istituzioni»
Stefania Parrone
ROCCELLA
Il tema della cultura nella lotta alle mafie come ingrediente fondamentale per far lievitare una nuova visione a favore della legalità, improntata sia sul ruolo della scuola nella formazione dei giovani, sia sullo spirito di cooperazione mirato alla valorizzazione e sviluppo del territorio anche ai fini occupazionali. Questo il filo conduttore di un partecipato forum sulla mafia destinato agli studenti delle scuole superiori, ospitato all’ex convento dei Minimi di Roccella, dal titolo “Tra storia e leggenda, la mala pianta che ha infestato il mondo. Quale cultura per sradicarla?”.


Giustizia riparativa
Al carcere di Opera i detenuti a confronto con le vittime.
di Antonietta Demurtas
Quando il 24 maggio del 2005 a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, la ‘ndrangheta gli uccise il figlio per una vendetta trasversale nei confronti del futuro suocero, Mario Congiusta ha cominciato a scontare il suo ‘ergastolo spirituale’. Perché se «quello che punisce chi uccide non esiste più», dice con gli occhi tristi e la voce rotta dalla commozione a Lettera43.it, «la vera ‘fine pena mai’ è il dolore che accompagna me, mia moglie e mia figlia e che ci seguirà sino alla morte», aggiunge Congiusta. Che spiega come in lui non ci sia odio, ma «indignazione e rabbia».
Ed è proprio «per buttare addosso a qualcuno questa rabbia» che Mario, dal 6 novembre 2010, ogni sabato prende un treno e sale dalla Calabria sino alla Lombardia. Direzione: casa di reclusione di Opera. È qui, infatti, nella più grande prigione europea che conta circa 1.400 detenuti e la sezione più numerosa del cosiddetto ‘carcere duro’ dedicato al 41 bis, che Congiusta ha partecipato al progetto Sicomoro, la prima iniziativa di giustizia riparativa realizzata in Italia dall’associazione Prison Fellowship Italia.


di Guido De Franceschi
Stamattina, nel cineteatro interno al carcere di Opera, alle porte di Milano, sono stati presentati i risultati del primo ciclo italiano del “Progetto Sicomoro”, avviato dall’organizzazione Prison Fellowship Italia, presieduta da Marcella Reni e coordinata in Lombardia da Carlo Paris. L’incontro, decisamente affollato nonostante la complessa trafila burocratica necessaria ai partecipanti per poter entrare nel penitenziario, è stato aperto dal padrone di casa, il direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, che per primo ha creduto nel Progetto Sicomoro.