Lombardia, colonia di ‘ndrangheta

Milano, 10.03.2011 | di Lorenzo Frigerio

Lombardia, colonia di ‘ndrangheta

Il nuovo allarme della DNA cade nel vuoto

 

Tribunale di Milano

Come ogni anno, lo studio della nuova relazione della Direzione Nazionale Antimafia richiede attenzione e pazienza. Attenzione per cogliere gli elementi di novità che la relazione sottolinea, pur nel ripetersi delle dinamiche mafiose. Pazienza per collegare tutti i fili dei diversi ragionamenti che in essa s’intrecciano meticolosamente, se non si vuole rimanere schiacciati dalla impressionante mole di dati. Ecco perché non può bastare una sola lettura, ma occorre ritornare più volte sulle stesse pagine per coglierne fino in fondo il significato. Ciò vale anche per le pagine che sono dedicate all’analisi del fenomeno mafioso in una regione come la Lombardia.

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Santa Maria di Licodia: operazione “Cherubino”: i Carabinieri recuperano opere d’arte

Santa Maria di Licodia:operazione “Cherubino”:i Carabinieri recuperano opere d’arte

Nell’ambito di attività volta alla salvaguardia dei beni culturali e ambientali, i Carabinieri della Stazione di Santa Maria di Licodia, coordinati dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, Procuratore Aggiunto Carmelo Zuccaro e Sostituto Procuratore Alessandro La Rosa, hanno recuperato due manufatti scultorei in pietra lavica che riproducono delle figure grottesche – mascheroni – in stile tipicamente barocco risalenti al Seicento, delle dimensioni di 40×28 cm ciascuno, dal valore inestimabile, collocati su due fontane all’interno di una villa privata situata nell’hinterland etneo. Le indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso di accertare che tali manufatti provenivano dalla “Monumentale Fontana del Cherubino” di Santa Maria di Licodia, eretta nel 1757, su una precedente fonte di epoca Aragonese, che rappresenta uno degli elementi più importanti e simbolici della città.

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Per i detenuti inglesi lo spettro dei lavori forzati

Per i detenuti inglesi lo spettro dei lavori forzati

LONDRA. Dal nostro corrispondente

Ufficialmente si parla di «incoraggiamento», ma per i detenuti britannici il carcere potrebbe trasformarsi in una condanna ai lavori forzati.
L’idea è del ministro della giustizia Kenneth Clarke, il veterano del gabinetto Cameron, l’unico ad aver servito sotto Margaret Thatcher. L’idea in effetti riecheggia le proposte della signora ex premier per la forza innovativa e il potenziale dibattito che rischia di innescare. Il progetto prevede l’apertura delle carceri al mondo dell’industria, che trasferirebbe parte della propria produzione nelle prigioni pagando i detenuti con il salario minimo previsto dalla legge: poco meno di sei sterline all’ora. «Gli stipendi – ha precisato Clarke – non resteranno ai carcerati. Andranno a indennizzare i parenti delle vittime». In realtà, nel suo progetto, dovranno andare anche allo stato per ripagarlo dei costi di mantenimento dei detenuti e alle famiglie dei carcerati, se queste godono dei sussidi pubblici. Secondo Clarke ai lavoratori-prigionieri resteranno circa dieci sterline alla settimana da spendere all’interno del carcere.

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..novecento storie da ricordare

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XVI Giornata della Memoria 21 marzo ’11- Siderno

 

Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

Anche a Siderno si celebrerà questa importante Giornata con due momenti significativi.

Alle ore 17.00 ci incontreremo presso il Monumento alle Vittime Innocenti delle mafie in Via Torrente Arena per un momento di silenzio e di riflessione.

Alle ore 18.30 presso la sala del Consiglio Comunale di Siderno sarà data lettura dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie.

Resta in carcere Figliomeni, ex sindaco di Siderno

Resta in carcere Figliomeni, ex sindaco di Siderno

Resta in carcere Figliomeni, ex sindaco di Siderno

Giovedì 24 Febbraio 2011 13:29

di Claudio Cordova – Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Alessandro Figliomeni, l’ex sindaco di Siderno, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Figliomeni è stato arrestato nell’ambito delle operazioni “Bene comune” e “Recupero”, condotte congiuntamente da Polizia e Carabinieri. Secondo l’accusa avrebbe ricoperto un ruolo apicale all’interno della cosca Commisso, avrebbe preso decisioni di rilievo, curando i rapporti con gli elementi di spicco del clan grazie al proprio grado di “santista”, uno dei più alti all’interno delle gerarchie mafiose.

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La “mala pianta” della ‘ndrangheta: come difendersi e combatterla

La “mala pianta” della ‘ndrangheta: come difendersi e combatterla

La “mala pianta” della ‘ndrangheta: come difendersi e combatterla

Napoli: «Sono vestiti di perbenismo e titoli accademici e ormai infestano le istituzioni»

Stefania Parrone

ROCCELLA

Il tema della cultura nella lotta alle mafie come ingrediente fondamentale per far lievitare una nuova visione a favore della legalità, improntata sia sul ruolo della scuola nella formazione dei giovani, sia sullo spirito di cooperazione mirato alla valorizzazione e sviluppo del territorio anche ai fini occupazionali. Questo il filo conduttore di un partecipato forum sulla mafia destinato agli studenti delle scuole superiori, ospitato all’ex convento dei Minimi di Roccella, dal titolo “Tra storia e leggenda, la mala pianta che ha infestato il mondo. Quale cultura per sradicarla?”.

 

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I pentiti, quelli veri

I pentiti, quelli veri

fonte:

Giustizia riparativa

Il pianto dei pentiti

Al carcere di Opera i detenuti a confronto con le vittime.

di Antonietta Demurtas

Quando il 24 maggio del 2005 a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, la ‘ndrangheta gli uccise il figlio per una vendetta trasversale nei confronti del futuro suocero, Mario Congiusta ha cominciato a scontare il suo ‘ergastolo spirituale’. Perché se «quello che punisce chi uccide non esiste più», dice con gli occhi tristi e la voce rotta dalla commozione a Lettera43.it, «la vera ‘fine pena mai’ è il dolore che accompagna me, mia moglie e mia figlia e che ci seguirà sino alla morte», aggiunge Congiusta. Che spiega come in lui non ci sia odio, ma «indignazione e rabbia».
Ed è proprio «per buttare addosso a qualcuno questa rabbia» che Mario, dal 6 novembre 2010, ogni sabato prende un treno e sale dalla Calabria sino alla Lombardia. Direzione: casa di reclusione di Opera. È qui, infatti, nella più grande prigione europea che conta circa 1.400 detenuti e la sezione più numerosa del cosiddetto ‘carcere duro’ dedicato al 41 bis, che Congiusta ha partecipato al progetto Sicomoro, la prima iniziativa di giustizia riparativa realizzata in Italia dall’associazione Prison Fellowship Italia.

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Con il progetto Sicomoro detenuti e familiari delle vittime uniti nel nome della «giustizia riparativa»

Con il progetto Sicomoro detenuti e familiari delle vittime uniti nel nome della «giustizia riparativa»

Con il progetto Sicomoro detenuti e familiari delle vittime uniti nel nome della «giustizia riparativa»

di Guido De Franceschi

Stamattina, nel cineteatro interno al carcere di Opera, alle porte di Milano, sono stati presentati i risultati del primo ciclo italiano del “Progetto Sicomoro”, avviato dall’organizzazione Prison Fellowship Italia, presieduta da Marcella Reni e coordinata in Lombardia da Carlo Paris. L’incontro, decisamente affollato nonostante la complessa trafila burocratica necessaria ai partecipanti per poter entrare nel penitenziario, è stato aperto dal padrone di casa, il direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, che per primo ha creduto nel Progetto Sicomoro.

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