IL CASO
Asti, tra accoglienza e rifiuto dei profughi
“Il referendum? Una cosa folle e ridicola”
In un piccolo paese metà della popolazione si solleva e chiede una consultazione popolare contro l’accoglienza a tre famiglie di stranieri. Il sindaco: “E’ inaccettabile decidere di non ospitare chi ha chiesto asilo politico”. Intanto 11 famiglie africane residenti nell’Astigiano chiedono di accogliere dei somali arrivati a Lampedusa
di RAFFAELLA COSENTINO
ASTI – I piemontesi di Settime D’Asti, un borgo in collina di 600 anime, non vogliono fare come i calabresi di Riace, il paesino della locride noto in tutto il mondo per aver dato ai rifugiati le case lasciate vuote dagli emigranti.
Settime si è spaccata in due su un progetto del Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) voluto dal sindaco Guido Rosina che prevede di dare alloggio e lavoro a tre famiglie di profughi, 15 persone in tutto. In 272 si sono schierati contro, firmando una petizione e chiedendo un referendum, appoggiati da tre consiglieri comunali su 12.




«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia».


