Asti, tra accoglienza e rifiuto dei profughi

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IL CASO

Asti, tra accoglienza e rifiuto dei profughi
“Il referendum? Una cosa folle e ridicola”

In un piccolo paese metà della popolazione si solleva e chiede una consultazione popolare contro l’accoglienza a tre famiglie di stranieri. Il sindaco: “E’ inaccettabile decidere di non ospitare chi ha chiesto asilo politico”. Intanto 11 famiglie africane residenti nell’Astigiano chiedono di accogliere dei somali arrivati a Lampedusa

di RAFFAELLA COSENTINO

ASTI – I piemontesi di Settime D’Asti, un borgo in collina di 600 anime, non vogliono fare come i calabresi di Riace, il paesino della locride noto in tutto il mondo per  aver dato ai rifugiati le case lasciate vuote dagli emigranti.

Settime si è spaccata in due su un progetto del Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) voluto dal sindaco Guido Rosina che prevede di dare alloggio e lavoro a tre famiglie di profughi, 15 persone in tutto. In  272 si sono schierati contro, firmando una petizione e chiedendo un referendum, appoggiati da tre consiglieri comunali su 12.

 

 

Referendum bocciato. “Una cosa folle, ridicola – commenta il sindaco – il consiglio comunale ha bocciato un referendum soltanto consultivo del costo di oltre diecimila euro, a parte che è incostituzionale non accogliere chi ha fatto richiesta per la protezione internazionale”. Il progetto, finanziato dal ministero dell’Interno con 250mila euro l’anno per tre anni, partirà a luglio. Ma “i big del dissenso”, autori dei manifesti di protesta, si sono rifiutati per tre volte di ascoltare il vice prefetto che spiegava come funziona lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). In paese si sono diffuse notizie false: i richiedenti asilo visti come delinquenti, con la motivazione che ” bisogna prima pensare agli italiani”.

La solidarietà aiuta l’economia locale. Eppure le ricadute positive per Settime e le somiglianze con Riace sono tante. A partire dalle scuole a rischio chiusura per la mancanza di bambini. I primi ad arrivare saranno  palestinesi con figli che riempiranno i banchi vuoti. “Al paese non costa un euro – spiega il primo cittadino – per l’economia locale saranno un beneficio le borse lavoro e gli affitti per gli alloggi dei migranti, lo Stato ci acquista un pullmino da 9 posti che possiamo usare anche per le nostre esigenze. Noi mettiamo il 20% in forza lavoro”.

Il paese spaccato “ma non è razzismo”. Il paese è diviso come in un film western, ma il razzismo non c’entra secondo Alberto Mossino, presidente di Piam Onlus 1 che gestirà lo Sprar. “E’ un’opposizione al sindaco – dice Mossino – ci sono tanti stranieri a Settime e mai un problema prima d’ora. I commercianti sono stati quasi minacciati  ‘o state con i profughi o state con noì e hanno firmato per il referendum anche marocchini affittuari delle persone che raccoglievano le firme”. La cooperativa Jocco che gestisce un centro estivo ha subìto un boicottaggio perché legata a Piam. I bambini italiani iscritti sono scesi da 60 a 10.

Gli stranieri aprono le case ai somali. Mossino è promotore di un altro progetto di accoglienza. Ci sono 11 famiglie nigeriane, ghanesi e ivoriane residenti in provincia di Asti che si sono offerte di ospitare i profughi somali arrivati a Torino da Lampedusa. La proposta è stata avanzata alla Regione e alla protezione civile. “Ci manderebbero subito le persone da accogliere ma senza una convenzione chiara non partiamo” dice il presidente di Piam. L’idea alla base è semplice. Normalmente gli stranieri che arrivano in Italia si rivolgono ad altri stranieri, farne un progetto pianificato fa risparmiare, è un sostegno a famiglie di immigrati, distribuisce i profughi nelle case private ed elimina il problema dei campi d’accoglienza che violano i diritti umani e sono mal visti dalla popolazione.