Si facevano rimborsare anche i “gratta e vinci” Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Si facevano rimborsare anche i “gratta e vinci” Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Si facevano rimborsare anche i “gratta e vinci”- Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Dalle cene alle auto di lusso. Ecco come i politici calabresi spendono i fondi destinati ai rimborsi. E c’è persino chi usava soldi pubblici per pagare le proprie bollette della tarsu. Dieci consiglieri regionali e quasi tutti i direttori amministrativi dei gruppi consiliari sono finiti sotto indagine dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza a Palazzo Campanella

di GIUSEPPE BALDESSARRO

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Si facevano rimborsare anche i “gratta e vinci” Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Si facevano rimborsare anche i “gratta e vinci”
Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Dalle cene alle auto di lusso. Ecco come i politici calabresi spendono i fondi destinati ai rimborsi. E c’è persino chi usava soldi pubblici per pagare le proprie bollette della tarsu. Dieci consiglieri regionali e quasi tutti i direttori amministrativi dei gruppi consiliari sono finiti sotto indagine dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza a Palazzo Campanella

di GIUSEPPE BALDESSARRO

Si facevano rimborsare anche i "gratta e vinci" Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

La sala consiliare della Regione

REGGIO CALABRIA – C’è stato anche chi ha avuto la faccia tosta di farsi rimborsare i “Gratta e Vinci”. I contribuenti calabresi hanno mantenuto ai politici regionali di tutto. Qualcuno s’è fatto pagare il singolo caffè, le multe, i viaggi all’estero, gli hotel e i ristoranti. E poi auto di lusso, iphon, ipad, ricariche del telefono, bollette della tarsu, detersivi, il tagliando della macchina e persino le tasse da versare all’Agenzia delle entrate. Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno trovato di tutto. Da settimane spulciano i conti dei gruppi del Consiglio regionale e non c’è giorno che non salti fuori qualche fattura che puzza lontano un miglio. Ora l’inchiesta condotta dal pm Matteo Centini è arrivata ad un primo step. La procura nei giorni scorsi ha iscritto sul registro degli indagati quasi tutti i direttori amministrativi dei gruppi di Palazzo Campanella, e con essi dieci consiglieri regionali che dovranno dare spiegazioni di fatture e ricevute che non convincono gli inquirenti. Per tutti l’accusa è di peculato. Avrebbero infatti distratto soldi pubblici per finalità non istituzionali. Dieci nomi eccellenti, sui cui tuttavia c’è ancora il massimo riserbo, e ai quali nel giro di qualche settimana, man mano che la Finanza procede con le verifiche, potrebbero aggiungersene altri. 
La Procura ha in mano una tabella di marcia piuttosto serrata, sulla base della quale Centini si starebbe muovendo in punta di piedi, ma in maniera determinata, anche alla luce dei primi riscontri che appaiono quantomai allarmanti.
Come detto, dalle carte sequestrate dagli uomini del colonnello Claudio Petrozziello il giorno in cui i finanzieri si presentarono in massa al Consiglio regionale calabrese, sta saltando fuori di tutto. Si tratta di illegalità da pochi euro. Ma non c’è soltanto la roba da accattoni. Sono emerse infatti anche fatture importanti per centinaia di migliaia di euro che non troverebbero alcuna giustificazione plausibile nei termini della normale attività politica finanziata dai gruppi del parlamentino calabrese.
Si diceva dei “Gratta e vinci” che un consigliere si sarebbe fatto rimborsare (ovviamente dopo aver ben controllato che non fossero vincenti). Un “hobby” quello di tentare la fortuna che lo stesso politico abbinava a piacevoli soggiorni a Chianciano e Montepulciano. Ma non è tutto. C’era anche chi di viaggi ne ha fatti di ben più importanti, come ad esempio quelli in Russia, a Montecarlo e persino a Los Angeles, con annessi e connessi. Tutto spesato, ovviamente. 
Un capitolo a parte gli inquirenti lo hanno poi dedicato alle ricevute “particolari”. Tra queste le Fiamme gialle hanno scoperto che c’è chi si è fatto rimborsare la tassa per i rifiuti, qualcuno ci paga degli affitti, altri ancora corposi acquisti di detersivi.
Altre ricevute “strane” sono quelle che riguardano il pagamento di tasse all’Agenzia delle Entrate. Tasse che gli investigatori non riescono a spiegarsi. E poi gli Iphone e gli Ipad che evidentemente sarebbero personali e non del gruppo.
Una marea di spese che ora i consiglieri regionali e i direttori amministrativi dei gruppi saranno chiamati a spiegare. Facendo ben attenzione ad essere convincenti vista l’accusa che pesa sulle loro spalle.
Coinvolti politici di entrambi gli schieramenti (al momento due di centrosinistra e 8 di centrodestra) in carica negli anni che vanno dal 2010 al 2012, periodo preso in esame dalla Procura della Repubblica proprio all’indomani del caso Rappoccio, coinvolto in un’altra indagine ma poi pizzicato a falsificare fatture per farsi rimborsare biglietti aerei.

REGGIO CALABRIA – C’è stato anche chi ha avuto la faccia tosta di farsi rimborsare i “Gratta e Vinci”. I contribuenti calabresi hanno mantenuto ai politici regionali di tutto. Qualcuno s’è fatto pagare il singolo caffè, le multe, i viaggi all’estero, gli hotel e i ristoranti. E poi auto di lusso, iphon, ipad, ricariche del telefono, bollette della tarsu, detersivi, il tagliando della macchina e persino le tasse da versare all’Agenzia delle entrate. Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno trovato di tutto. Da settimane spulciano i conti dei gruppi del Consiglio regionale e non c’è giorno che non salti fuori qualche fattura che puzza lontano un miglio. 

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La foto dell'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto "contiguo" alla mafia, a cui oggi la Direzione investigativa antimafia ha confiscato beni per 1,3 miliardi di euro. REUTERS/Handout/Dia

Mafia, confisca record da 1,3 mld euro a imprenditore eolico

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  • La foto dell'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto "contiguo" alla mafia, a cui oggi la Direzione investigativa antimafia ha confiscato beni per 1,3 miliardi di euro. REUTERS/Handout/Dia

    La foto dell’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto “contiguo” alla mafia, …

ROMA (Reuters) – La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha avviato oggi la confisca di beni per 1 miliardo e 300 milioni di euro, la più cospicua mai compiuta in Italia, ai danni di un importante imprenditore dell’eolico che si ritiene legato al capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Lo riferisce la stessa Dia.

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Roma, l’addio al Califfo “Non escludo il ritorno”

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Ieri l’omaggio alla camera ardente

Quando padre Angelo Riva pronuncia il nome Francesco e parla del suo messaggio di speranza, del suo bisogno di essere notato «per la sua bontà, il suo amore e la sua carità», molti restano un po’ interdetti. Ma i dubbi si dissolvono subito: il celebrante sta parlando di Franco Califano, omaggiato da amici, colleghi e tanta gente comune, accorsi in una piovosa Piazza del Popolo a Roma per assistere ai funerali nella Chiesa degli Artisti. 

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Siderno, il Comune e la ‘ndrangheta. Corsi e ricorsi storici

Siderno, il Comune e la ‘ndrangheta. Corsi e ricorsi storici

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – Ve la ricordate questa copertina? Probabilmente si’. Erano i primissimi giorni del 2008. Tra Natale e Capodanno, la routine di cenoni, panettoni e partite a “Stoppa” (versione locale e “povera” del più noto poker) fu squarciata da una polemica conseguente alla decisione assunta, a porte chiuse, dall’allora maggioranza consiliare di centrodestra, in virtù della quale il Comune di Siderno non si costituì parte civile al processo per l’uccisione di Gianluca Congiusta, la cui sentenza di appello e’ slittata al prossimo 10 aprile.

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Omicidio Congiusta, per Costa ergastolo anche in Appello

Processo Congiusta, slitta la sentenza

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Oggi le arrighe difensive, per il giudizio di secondo grado ci vorrà il 10 aprile. Il pg Mollace ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Tommaso Costa

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Gianluca Congiusta

Dovranno aspettare ancora i familiari di Gianluca Congiusta, l’imprenditore assassinato nel dicembre del 2010, per sapere se al boss di Siderno, Tommaso Costa, sarà confermato l’ergastolo per l’omicidio del ragazzo e a Giuseppe Curciarello i venticinque anni per associazione mafiosa.

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Davanti al gup la gang delle prove taroccate

Davanti al gup la gang
delle prove taroccate

25/03/2013

La Procura ha chiuso le indagini che vedono sotto accusa il poliziotto Antonino Consolato Franco, la moglie, e due amici. Contestata la tentata estorsione. Tra le vittime la dirigente Orsola Fallara, i familiari di Alessandro Marcianò, il padre di Gianluca Congiusta.

Davanti al gup la gang  delle prove taroccate

L’inchiesta. La Procura distrettuale antimafia di Reggio ha chiuso le indagini che vede sotto accusa la gang delle prove taroccate. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Antonio De Bernardo, il gruppo fabbricava prove false per poi sottoporle alle vittime designate e consegnarle in cambio di denaro. L’accusa è associazione finalizzata alla tentata truffa.

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Reggio, intimidazione ai magistrati De Bernardo e Mollace: busta con cartuccia per kalashnikov

Reggio, intimidazione ai magistrati De Bernardo e Mollace: busta con cartuccia per kalashnikov

Reggio, intimidazione ai magistrati De Bernardo e Mollace: busta con cartuccia per kalashnikov

I due magistrati rappresentano la pubblica accusa in alcuni dei più importanti processi di ‘ndrangheta: tra questi il dibattimento sull’omicidio di Gianluca Congiusta, ucciso a Siderno in un agguato il 24 maggio del 2005, e quello sull’assassinio del boss Salvatore Cordì, avvenuto a Siderno il 31 maggio del 2005

Un plico contenente una cartuccia, indirizzato ai magistrati di Reggio Calabria Antonio De Bernardo e Francesco Mollace, è stato intercettato stamani nel centro smistamento delle Poste Italiane della città dello Stretto. La busta inviata ai due magistrati, secondo quanto si è appreso, non conterrebbe nient’altro. Sull’episodio hanno avviato le indagini i carabinieri.

Una cartuccia per kalashnikov

Era una cartuccia per kalashnikov quella trovata nel plico intercettato nel Centro smistamento delle Poste di Reggio Calabria indirizzato ai magistrati Antonio De Bernardo e Francesco Mollace.

Antonio De Bernardo

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