Processo Congiusta, slitta la sentenza

Print Friendly

Processo Congiusta, slitta la sentenza

Oggi le arrighe difensive, per il giudizio di secondo grado ci vorrà il 10 aprile. Il pg Mollace ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Tommaso Costa

Processo Congiusta, slitta la sentenza

Gianluca Congiusta

Dovranno aspettare ancora i familiari di Gianluca Congiusta, l’imprenditore assassinato nel dicembre del 2010, per sapere se al boss di Siderno, Tommaso Costa, sarà confermato l’ergastolo per l’omicidio del ragazzo e a Giuseppe Curciarello i venticinque anni per associazione mafiosa.

Dopo le arringhe difensive degli avvocati Leone Fonti, legale di Curciarello, e Adriana Tripodi, difensore di Costa, la Corte ha preferito differire le annunciate repliche del pg Francesco Mollace al prossimo 10 aprile, ultimo atto di un processo che attende quindi solo la determinazione dei giudici di secondo grado.
Una valutazione che si prevede lunga e complessa, perché  a fronte della richiesta di conferma di tutte le condanne avanzata nei mesi scorsi dal pg Mollace, la Corte dovrà valutare anche i nuovi elementi emersi in istruttoria dopo la collaborazione del fratello di Costa, Giuseppe, che dopo 19 anni di carcere ha deciso di iniziare a parlare con i magistrati.
Ai pm della Dda, Giuseppe Costa ha raccontato non solo la sua lunga carriera criminale, ma soprattutto i dettagli della corrispondenza intrattenuta per anni con il fratello, grazie alla quale, nonostante la detenzione, il pentito sarebbe stato messo al corrente della strategia del boss per recuperare il potere strappatogli dai Commisso, così come dell’attività estorsiva e dell’ordinaria amministrazione del clan. Elementi che il pentito ha ripetuto di fronte ai giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria e che potrebbero rivelarsi preziosi per ricostruire il contesto in cui è  maturato l’omicidio del giovane imprenditore.
Quella di Costa, del resto, è una collaborazione che fa paura ai clan. Nonostante l’omonimo nipote del boss Tommaso abbia inviato una lettera alla stampa locale per smentire il coinvolgimento della propria famiglia nell’intimidazione che ha colpito la scorsa settimana il sostituto procuratore Antonio De Bernardo e il pg Francesco Mollace, secondo alcune ipotesi investigative, proprio alla collaborazione di Giuseppe Costa potrebbe essere legata la busta contenente un proiettile fatta pervenire ai due magistrati.
Pentito fondamentale in una serie di procedimenti in via di definizione – come quello per l’omicidio Congiusta o “Mistero”, il processo contro la cosca Ursino, scaturito dalle indagini sull’assassinio di Pasquale Simari – Costa con le sue rivelazioni rischia di inchiodare uomini chiave. Uomini che hanno in mano non solo i grandi affari o i grandi traffici, ma anche i rapporti con quel “secondo livello” per lungo tempo rimasto latente, solo accennato o lasciato emergere dai procedimenti, ma che oggi le indagini di alcuni pm iniziano a far emergere. Una struttura di vertice che si mischia con pezzi di Stato, della grande borghesia economica, delle professioni, della massoneria, e diventa sistema criminale. Un livello ancora invisibile, ma puntuale e preciso nel rispondere quando si sente minacciato, dotato di occhi e orecchie altrettanto impercettibili, ma sempre all’erta quando ipotesi investigative si dimostrano di così ampio respiro da trascendere la dimensione di chi si diletta con cariche e santini, arrivando a toccare i centri decisionali dei nuovi sistemi criminali. E forse, almeno in parte, dello Stato stesso.

Alessia Candito

fonte: Corriere della Calabria