LA GERBERA CONQUISTA IL NORD-In un video ricordate le figure di Musella e Congiusta

Duecento giovani alla tre giorni di Riferimenti a Bardolino. Viaggio sul battello della legalità
LA GERBERA CONQUISTA IL NORD

Commovente incontro tra il procuratore Lombardo e il testimone di giustizia Ruello
In un video ricordate le figure di Musella e Congiusta

Duecento giovani alla tre giorni di “Riferimenti” a Bardolino. Viaggio sul battello della legalità La Gerbera conquista il Nord Commovente incontro tra il procuratore Lombardo e il testimone di giustizia Ruello Riferimenti antimafia, da sud a nord. Si è tinto di giallo il Lago di Garda per le giornate conclusive del percorso nazionale della “Gerbera Gialla 2011”, organizzato dal Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti”, che si sono svolte a Bardolino, in provincia di Verona, dal 26 al 28 maggio. E’ stata una esperienza di confronto che sarà difficile dimenticare. La simbologia della Gerbera gialla (fiore che racchiude un messaggio di memoria e insieme di reazione), che ritorna a fiorire nel mese di maggio, rappresenta la rinascita della vita ma anche di tante stragi: da Portella della Ginestra a Piazza della Loggia a Brescia, da Impastato a Basile, da Falcone a Musella e Congiusta. Duecento ragazzi meridionali sono saliti in delegazione e si sono uniti ai loro compagni del Nord con i quali hanno condiviso il Progetto annuale della Gerbera Gialla.

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‘ndrangheta leghista

‘ndrangheta leghista

STORIE

‘Ndrangheta leghista

La faida fra boss e la malavita a San Vittore Olona.

di Agostino Riitano

l televisore del circolo Reduci e combattenti di San Vittore Olona, nel milanese, è ancora lì, attaccato alla parete accanto all’ingresso. Come il 14 luglio del 2008, quando su quello schermo scorrevano le immagini della vittoria dell’italiano Leonardo Piepoli, allora 37enne, nella tappa pirenaica più dura del Tour de France. Poco dopo, alle 18.30, almeno quattro colpi di pistola P38 lasciarono a terra, cadavere, Carmelo Novella, 60 anni, detto ‘compare Nunzio’, problemi con la giustizia per associazione mafiosa, sulla testa un obbligo di dimora proprio a San Vittore e un divieto di espatrio.
«C’era tanta gente quel pomeriggio. Noi davamo in tivù il giro di Francia e mi ricordo la vittoria di un italiano», ha detto a Lettera43.it il titolare del circolo Reduci e Combattenti mentre preparava l’ennesimo bianchetto della giornata. Un euro e via. Altra ordinazione.
«ERA UNA PERSONA NORMALE». «Sì, conoscevo Carmelo Novella», ha spiegato. «Veniva spesso qui. Arrivava e se ne andava a piedi, abitava qui vicino. La solita partita a carta, i soliti amici. Insomma, una persona normale. Non mi sembrava particolarmente preoccupato».
Ma, forse, don Nunzio preoccupato lo era. Poche settimane prima non era stato invitato al matrimonio della figlia di uno dei boss più anziani e rispettati della Calabria, Rocco Aquino, di Marina di Gioiosa Jonica.
L’ESCLUSIONE AL MATRIMONIO. Nel linguaggio simbolico della ‘ndrangheta significa che sei morto. Fine della corsa. Due mafiosi, intercettati, lo dicono in un altro modo: «Compare Nunzio è stato licenziato». La sua colpa? Era un “traditore”, si era messo in testa di scindersi dalla Calabria.
«Sono Nunzio Novella, non ho bisogno di chiedere il parere a nessuno, non ho bisogno neanche di mandare l’imbasciata (messaggio, ndr) in Calabria», ripeteva con orgoglio.

Le confessioni del pentito

Ilda Boccassini.

(© La Presse) Ilda Boccassini.

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Ordigni negli ospedali: condannato nuovamente ex poliziotto Chiefari

Ordigni negli ospedali: condannato nuovamente ex poliziotto Chiefari

Ordigni negli ospedali: condannato nuovamente ex poliziotto Chiefari

di Claudio Cordova – La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Bruno Finocchiaro, ha ribadito la sentenza di condanna nei confronti dell’ex poliziotto Francesco Chiefari, ritenuto responsabile del reato di strage. Chiefari è stato condannato

a 13 anni e 8 mesi di reclusione, al termine di una camera di consiglio protrattasi per circa due ore. L’uomo, classe 1972, è stato condannato perché ritenuto responsabile degli attentati dinamitardi perpetrati all’interno degli ospedali di Siderno e Locri, avvenuti nel dicembre 2006.

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Liguria, l’ombra di Gomorra fino a Ventimiglia

Liguria, l’ombra di Gomorra fino a Ventimiglia

Un altro comune del Ponente rischia lo scioglimento. Una relazione dei carabinieri denuncia infiltrazioni criminali. Il prefetto di Imperia: “Tutto da valutare”. Dopo lo scioglimento di Bordighera e l’arresto del presidente del tribunale di Imperia ora è allarme


Genova – E pensare che fino a qualche tempo fa, la Riviera del Ponente Ligure era conosciuta per essere un posto tranquillo, un luogo di villeggiatura che gli anziani sceglievano per passare l’inverno e dove le questioni politiche e cittadine che tenevano banco vertevano sull’opportunità o meno di rifare la passeggiata a mare. Beghe di paese, o poco più. Nulla che meritasse di uscire dalle cronache dei giornali locali. Invece. Invece ora succede che da un paio di mesi a questa parte pare che il Ponente sia diventato la «Gomorra della Liguria», il posto dove mafia e ’ndrangheta ha messo radici e creato una rete che si è infiltrata nelle maglie della politica, della giustizia e della vita pubblica.

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Calabria, acqua rubata la guerra del lago malato

Calabria, acqua rubata la guerra del lago malato

INCHIESTA

Calabria, acqua rubata
la guerra del lago malato

Una strana privatizzazione e gli affari della malavita: migliaia di persone costrette a combattere per un servizio fondamental. Il bacino artificiale dell’Alaco trasformato in un concentrato di veleni che arriva direttamente nelle case di PAOLO RUMIZ

Attenti. I tamburi delle acque libere rullano a Sud, nella penultima nocca del ditone calabro, sui monti chiamati “Le Serre”. È la lotta di migliaia di abitanti stanchi di una privatizzazione zoppa che, in una terra benedetta dalle migliori sorgenti della Penisola, li obbliga a bere un liquido alla candeggina. Li vedi in processione tra i boschi, silenziosi e furenti, a caccia delle antiche fontane per riempirsi il cofano con le bottiglie di sopravvivenza. Tutta gente che promette sfracelli ai referendum di giugno. Una miccia che inquieta il Palazzo e i padroni delle acque.
Non la vogliono. Quella cosa che esce dai rubinetti è – dicono – iperclorata, sa di ruggine e ha il colore del fango. E viene dalla diga più malavitosa d’Italia, quella dell’Alaco, tra Badolato e Serra San Bruno, famosa per essere costata il decuplo del previsto. Sono anni che la gente ha paura di quell’invaso, ma negli ultimi mesi un balletto di ordinanze di non potabilità (quella di Vibo Valentia è durata 106 giorni!) poi revocate a macchia di leopardo, o reiterate all’interno della stessa rete, ha esasperato il problema, e ora il “tam-tam” corre anche sul web, contesta le rassicurazioni dei gestori, buca il silenzio di chi ha paura.

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Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

di Marika Demaria

«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia».

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Chi ha paura della democrazia

Chi ha paura della democrazia

Mosaico dei giorni
Chi ha paura della democrazia
3 maggio 2011 – Tonio Dell’Olio

Dal sito di Slow Food vengo a sapere che tutti i cantanti che si sono esibiti il primo maggio in Piazza San Giovanni a Roma hanno dovuto firmare una liberatoria impegnandosi a non toccare i temi dei referendum del 12 e 13 giugno prossimi.

La motivazione ufficiale mi sembra quanto mai vana: la Commissione di Vigilanza non ha ancora varato il regolamento.

Sarebbe una motivazione a favore dell’ “allora se ne può parlare”. In ogni caso discuterne è sempre meglio che no.In una democrazia.

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