Gruppo Scout da Congiusta e Suor Carolina
Da Pescara per capire il fenomeno mafioso

di Emanuela Alvaro
Siderno – Il gruppo Scout Rs – Pescara 14 nella Locride, per capire il fenomeno mafioso da chi, in un modo o nell’altro, ci è venuto a contatto.
Sito Ufficiale Associazione Gianluca Congiusta onlus

Gruppo Scout da Congiusta e Suor Carolina
Da Pescara per capire il fenomeno mafioso

di Emanuela Alvaro
Siderno – Il gruppo Scout Rs – Pescara 14 nella Locride, per capire il fenomeno mafioso da chi, in un modo o nell’altro, ci è venuto a contatto.
24 Luglio – Buonavita di Calabria, “Senza targa”: Bottero, Russo, Prestia e Congiusta a Tabularasa

di Josephine Condemi – “Una sera, sulla spiaggia a pensare, vedo un animaletto vicino a me…subito penso ad uno scherzo, poi mi accorgo che queste ombre sono tante, e capisco che sto assistendo ad una schiusa di tartarughe marine… mi avevano spiegato che per trovare la strada verso il mare seguono la luna, ma con le luci della strada qualcuna aveva già perso l’orientamento… ho messo i piedi nell’acqua e ho puntato la torcia che avevo con me su di loro. Sapevo che forse, dopo 20 anni, qualcuna di quelle tartarughe sarebbe tornata a deporre le uova su quella spiaggia in cui era nata. Insomma, ho capito che dovevo fare la luna bugiarda…” : così Patrizia Prestia ha fondato nella Locride “la Gurfata, un gruppo di artisti di strada che dal 1997 cerca di reinserire minori coinvolti in attività criminose, tanti ragazzi verso la libertà del verbo potere: posso rimanere qui senza compromessi, posso vivere, posso testimoniare…” Così come testimonia Prestia nella serata di Tabularasa dedicata alla Calabria della buonavita, quella che, ha sottolineato Paola Bottero, “è fatta di persone che raccontano storie quotidiane senza clamori, senza targhe”…
di Giovanna Arcolaci, Volontaria al Campo di lavoro “Gianluca Congiusta” di Libera-Don Milani

Ricordare per andare avanti.
Perchè è l’unico modo in cui è accettabile farlo.
Perchè dopo aver incontrato le storie di Gianluca, Lollò,Giuseppe, Celestino, Cecè e gli altri limitarsi ad andare avanti facendo passare le giornate è un assurda perdita di tempo.

Cataldo antonio
Alle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Siderno (RC), ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in data 19 luglio u.s. dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, in accoglimento della richiesta avanzata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di CATALDO Antonio, FUDA Massimiliano, FUDA Francesco Salvatore MUSOLINO Roberto e LICARI Natale, ritenuti responsabili, a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione ed intestazione fittizia di beni.

Spretate il prete che difende i mafiosi, per favore!
Nel corso del processo “All Inside che si sta celebrando presso il tribunale di Palmi e che vede imputati numerosi esponenti del clan Pesce il parroco di Rosarno don Memè Ascone così si è espresso:

Nella foto don Memè
«Francesco Pesce è un mio amico, Domenico Varrà è un gran gentiluomo e Franco Rao è una brava persona».

Domani la “Lunca Marcia della Memoria”
Parte domani la “Lunga Marcia della Memoria” verso Pietra Kappa dove sono stati ritrovati i Resti di Lollò Cartisano
Come ogni anno l’appuntamento è alle ore 08.00 sulla ss106 al bivio che porta a San Luca.

Un momento dellaa Macia del 2011
Venite e tornerete
di Anna Luce Giorgi
Venite in Aspromonte quel giorno e senza aspettative, tornerete in Aspromonte l’anno dopo con una verità. Quel giorno è il 22 luglio.

Sull’emergenza Umanitaria di Riace-Caulonia ed Acquaformosa intervengono gli On. Franco Laratta-Rosa Villeco Callipari e Nicodemo Oliverio con una Interrogazione parlamentare

l’On. Franco Laratta
Al sig. Ministro degli Interni
Interrogazione a risposta scritta
Da onn Francesco Laratta, Nicodemo Oliverio, Rosa Villecco Calipari
Per sapere
Premesso che
La situazione dei profughi ospitati da diverso tempo in Calabria si va facendo sempre più drammatica. Gli stessi risultano del tutto abbandonati, mentrela Protezione civile non ha rispettato gli impegni assunti.
I Sindaci di Riace (RC) e Acquaformosa (Cs) hanno iniziato lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione sulle condizioni di assoluto abbandono in cui sono stati lasciati da molti mesi a questa parte nella gestione dei profughi accolti nei loro comuni, ai quali ormai manca tutto.-
Può una mancata firma su un pezzo di carta ridurre alla fame decine e decine di migranti?
Può una mancata firma su un pezzo di carta costringere dei minorenni a restare senza assistenza sanitaria?

COSENZA – Bastavano poche migliaia di euro di mazzetta a psichiatri e psicologi corrotti e i boss della ‘ndrangheta diventavano improvvisamente pazzi. Una patologia che in più di un’occasione ha permesso a capi clan e anche a semplici affiliati ad organizzazioni criminali di lasciare il carcere duro per gli arresti domiciliari in clinica privata, gestita da medici compiacenti. Per aumentare la gravità delle patologie ai loro assistiti, i medici corrotti erano pronti anche a sostenere metodi «classici» come il dimagrimento pilotato, per aggravare appunto la loro condizione fisica e riscuotere davanti ai giudici la certezza di sottrarsi al regime carcerario. Pochi mesi e voilà, il miracolo era fatto.
Antonio Pelle, capo storico dell’omonima cosca di San Luca (Ap)SAN LUCA (Reggio Calabria) – La ‘ndrangheta in Calabria parla con la voce dei Pelle di San Luca. Per gli investigatori del Ros di Reggio Calabria il clan guidato da Giuseppe Pelle, classe 1960, è certamente tra le ’drine più autorevoli sul territorio calabrese, capace di imporre i propri interessi anche fuori dal territorio regionale. Una certezza in più gli investigatori l’hanno avuta con l’operazione di lunedì, denominata Reale5, condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria che ha portato in carcere 26 persone, ed ha coinvolto anche quattro fratelli Pelle, già comunque detenuti, Giuseppe classe 1960(il capo clan), Sebastiano, Domenico e Antonio. A finire in manette anche la moglie del boss. La procura distrettuale di Reggio Calabria ha ipotizzato per tutti il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, con l’aggravante di aver favorito la latitanza del boss Antonio Pelle, “Gambazza”, classe ‘32, l’ultimo patriarca della ‘ndrangheta reggina, catturato dopo dieci anni di latitanza e morto, per cause naturali, all’ospedale di Locri a novembre del 2009. La cosca è riuscita nel tempo a monopolizzare attività di ogni genere sul territorio.