Ndrangheta: operazione dei Ros contro il clan Pelle, 26 arresti a San Luca in Calabria

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Ndrangheta: operazione dei Ros contro il clan Pelle, 26 arresti a San Luca in Calabria

A CAPO DEL CLAN IL BOSS PELLE «GAMBAZZA»

‘Ndrangheta: operazione dei Ros contro il clan Pelle, 26 arresti a San Luca in Calabria

Con l’operazione Reale5 in ginocchio la rete di alleanze del boss, arrestato nel 2009. Catturati anche la moglie e i fratelli

Antonio Pelle, capo storico dell'omonima cosca di San Luca (Ap)Antonio Pelle, capo storico dell’omonima cosca di San Luca (Ap)

SAN LUCA (Reggio Calabria) – La ‘ndrangheta in Calabria parla con la voce dei Pelle di San Luca. Per gli investigatori del Ros di Reggio Calabria il clan guidato da Giuseppe Pelle, classe 1960, è certamente tra le ’drine più autorevoli sul territorio calabrese, capace di imporre i propri interessi anche fuori dal territorio regionale. Una certezza in più gli investigatori l’hanno avuta con l’operazione di lunedì, denominata Reale5, condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria che ha portato in carcere 26 persone, ed ha coinvolto anche quattro fratelli Pelle, già comunque detenuti, Giuseppe classe 1960(il capo clan), Sebastiano, Domenico e Antonio. A finire in manette anche la moglie del boss. La procura distrettuale di Reggio Calabria ha ipotizzato per tutti il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, con l’aggravante di aver favorito la latitanza del boss Antonio Pelle, “Gambazza”, classe ‘32, l’ultimo patriarca della ‘ndrangheta reggina, catturato dopo dieci anni di latitanza e morto, per cause naturali, all’ospedale di Locri a novembre del 2009. La cosca è riuscita nel tempo a monopolizzare attività di ogni genere sul territorio.

Il clan di San Luca è arrivato anche dentro l’Università Mediterranea di Reggio Calabria dove Antonio Pelle, nipote del patriarca Antonio, è riuscito a laurearsi in Architettura (22 esami in un anno e mezzo), senza averne i titoli e solo perché professori e amministratori dell’Ateneo erano stati “comprati” con regalie di ogni genere. I Pelle hanno anche disposto con intimidazioni l’ingresso di figli di “amici” ai test di Medicina negli Atenei di Catanzaro e Messina. In politica hanno poi condizionato il voto. A loro si sono rivolti esponenti di primo piano della politica calabrese in occasioni delle regionali del 2010. Tra questi Santi Zappalà, medico, ex sindaco di Bagnara, eletto grazie ai voti dei Pelle e poi arrestato. La famiglia di San Luca ha avuto “a disposizione” medici compiacenti pronti a compilare cartelle cliniche fasulle o dare ospitalità a latitanti della famiglia nelle proprie cliniche. Insomma – secondo gli investigatori – sono “una vera autorità” – conquistata sul campo tanto da essere il riferimento costante di tutte le ‘drine territoriali e non solo. E’ ai Pelle che si rivolgono i capi mandamento quando c’è da redimere controversie tra cosche.

Lo stesso Domenico Oppedisano, ritenuto dalla Dda di Reggio Calabria il capo Crimine, spesso si è rivolto a Giuseppe Pelle quando c’erano difficoltà in vista e soprattutto per conoscere l’orientamento del “Vertice” su alcune importanti decisioni da prendere. Con l’operazione di lunedì i carabinieri hanno individuato tutta la rete di fiancheggiatori che ha coperto la latitanza di ‘Ntoni Gambazza. Il boss era sfuggito più volte alla cattura grazie proprio alla rete di complicità di uomini vicini al clan che si sono prestati a spostare, anche rischiando in prima persona, da un bunker all’altro il boss, sino ad arrivare a Bagnolo Piemonte, paese del cuneese, una delle ultime località dove ‘Ntoni Gambazza ha trascorso molta parte della sua latitanza. La località piemontese non è stata scelta a caso dai familiari del boss. In carcere a Cuneo c’era finito Francesco Vottari, arrestato nell’ambito della strage di Duisburg(ferragosto del 2007, cinque persone uccise). Vottari è il genero di Antonio Pelle. Per i familiari del boss era facile quindi raggiungere Cuneo senza dare nell’occhio e ricongiungersi al latitante, proprio perché c’era la scusa della visita al parente in carcere. Neanche questo stratagemma è però sfuggito ai carabinieri del Ros guidati da Stefano Russo che hanno imbottito di microspie le auto dei Pelle registrando in diretta ogni loro parola. Molto efficaci anche le registrazioni video, con telecamere piazzate dentro le stanze delle case dei Pelle. Storica la perquisizione nell’abitazione del latitante Antonio Pelle durata tre giorni e tre notti, conclusasi con il ritrovamento di tre bunker sotterranei. Tra le persone arrestate lunedì, ci sono anche due elettricisti che i Pelle utilizzavano per bonificare le loro auto e le case. Per gli appartenenti alla cosca le “cimici” erano diventate un incubo. Si sentivano spiati e per tentare di mascherare la voce, parlavano in auto con la radio accesa e in casa aumentavano il volume del televisore oppure, come si vede dai filmati, utilizzavano la lingua dei segni.

Carlo Macrì