‘Ndrangheta, la Polveriera jonica, diciannove morti in meno di due anni

‘Ndrangheta, la Polveriera jonica, diciannove morti in meno di due anni

L’assetto ‘ndranghetistico nell’area compresa tra la Locride e il Crotonese è in evoluzione. Le carte di Mythos.
Il locale di Soverato.

La sua era una devozione di vecchia data e nota a molti. Tra i pellegrini che a fine settembre raggiungono da mezza Calabria il santuario di Cosma e Damiano, a Riace, c’era spesso anche lui. Carcere, latitanza e faida permettendo. Da tempo non si doveva più guardare le spalle. Da quando, complice l’estinzione a colpi di fucile dei nemici, gli anni bui della vecchia guerra dei boschi avevano lasciato il posto ad una pax che aveva sancito seduto al tavolo dei vincitori. Nella mattanza aveva perso uno zio e un fratello, dalla mattanza era uscito come incontrastato boss delle Serre, con interessi ed alleanze sparse da un versante all’altro della Calabria. Il 27 settembre 2009 lo hanno ammazzato a una decina di metri dal santuario, nell’ultimo giorno dei festeggiamenti in onore dei Santi medici, mentre il sacerdote dentro la chiesa stava ancora officiando la messa. Il boss dei “viperari” Damiano Vallelunga è morto sotto una pioggia fitta di inizio autunno a pochi passi dalla Golf con cui da Serra San Bruno, nel Vibonese, aveva quel giorno raggiunto insieme con la moglie Riace, sul versante jonico del Reggino. Si saprà dopo che l’auto usata dai due killer era stata rubata a Guardavalle, nel Basso Jonio catanzarese.

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A Teano, 150 anni dopo

A Teano, 150 anni dopo

L’Altritalia si riunisce a Teano, in occasione del 150° anniversario dello storico incontro nella cittadina casertana tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II che ha sancì di fatto la nascita dell’Italia segnando il passaggio del Mezzogiorno nel Regno d’Italia guidato dalla famiglia Savoia.

Un grande incontro nazionale tra amministratori locali, accademici, mondo dell’associazionismo grande e piccolo, operatori culturali e giornalisti che parte dall’Unità d’Italia come valore fondante per «ricostruire una storia ed una memoria condivise e per provare a stabilire un nuovo patto sociale tra gli italiani, tra Nord e Sud, tra le vecchie e le nuove generazioni», dice il Comitato Pro Teano, che ha organizzato la kermesse. Ma a “A Teano diamoci una mano” che si terrà presso l’area fiera del Comune dal 22 al 26 ottobre, non vuole essere una delle tante celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia, ma un evento “storico” per rilanciare dal basso, dall’incontro e dal dialogo, l’Unità delle popolazioni di questo Paese.

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Il perchè della carovana dei Briganti migranti

Il perchè della carovana dei Briganti migranti

Il perchè della carovana dei Briganti Migranti
La Carovana dei Briganti Migranti è fondamentalmente un viaggio. Un viaggio verso Teano, dove dal 23 al 26 ottobre si riunirà l’altra Italia. In quest’altra Italia vogliamo far confluire un altro Sud. Un’altra idea di Sud. Il Sud che ancora non si è arreso e nonostante tutto continua a lottare e a resistere. Il Sud che non dimentica. E che sa perfettamente che la storia si ripete. Anche se cambiano i fattori. Anche se i protagonisti hanno un colore di pelle diverso e una cittadinanza differente.

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‘Ndrangheta: scoperto bunker in abitazione a Bianco

‘Ndrangheta: scoperto bunker in abitazione a Bianco

‘Ndrangheta: scoperto bunker in abitazione a Bianco

 

BIANCO (Reggio Calabria) – Un bunker è stato scoperto dalla polizia in un’abitazione a Bianco. Il nascondiglio è stato trovato, nel corso di una perquisizione domiciliare, dagli agenti del Commissariato di Ps di Siderno che hanno agito con la collaborazione della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Bovalino.

Il bunker era stato ricavato in uno stabile di proprietà di Domenico Romeo, di 67 anni ed è ubicato sotto il pavimento della cucina. La struttura è dotata di un’entrata con apertura a sistema idraulico, munita di telecomando.

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‘Ndrangheta, arrestato responsabile attentati a pg a Reggio

‘Ndrangheta, arrestato responsabile attentati a pg a Reggio

‘Ndrangheta, arrestato responsabile attentati a pg a Reggio

Il boss Antonio Cortese, affiliato alla cosca Lo Giudice, è stato fermato al confine con Slovenia

di Ezio De Domenico

REGGIO CALABRIA – A Reggio Calabria si respira sempre piu’ aria di svolta nella lotta contro la ‘ndrangheta. Lo dimostrano le indagini sugli attentati ai magistrati e le rivelazioni sul punto di Antonino Lo Giudice, il boss pentito della ‘ndrangheta che si e’ autoaccusato dell’organizzazione delle intimidazioni. Oggi l’attivita’ investigativa ha segnato un altro momento determinante con l’arresto di Antonio Cortese, 48 anni, indicato da Nino Lo Giudice come l’esecutore materiale delle intimidazioni ai danni dei magistrati reggini. Dall’attentato del 3 gennaio contro la Procura generale a quello contro l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro del 26 agosto. Per finire col bazooka fatto ritrovare il 5 ottobre scorso davanti l’ufficio della Dda di Reggio Calabria, preceduto da una telefonata di minacce contro il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone.

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Processo Congiusta-Le rivelazioni del pentito

Ucciso per un’estorsione

Una lite una settimana prima dell’omicidio svelerebbe il movente del delitto

Di Pasquale Violi

Assassinato per tirare fuori il suocero da un’estorsione. E’ quanto sostiene l’accusa e quanto il teste chiave Oppedisano.

«Gianluca Congiusta non era legato ad ambienti criminali, era un bravo ragazzo».

Inizia così la prima apparizione nelle aule di tribunale del collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano, gioielliere fratellastro del boss di Locri Salvatore Cordì, assassinato a Siderno il 31 maggio del 2005, una settimana dopo l’omicidio del giovane imprenditore Gianluca Con giusta.

 

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Processo Congiusta-Parla il pentito Oppedisano

Processo Congiusta-Parla il pentito Oppedisano

«Volevano farmi testimoniare il falso»
Contestata al presunto killer Costa l’aggravante della premeditazione

Domenico Oppedisano

Rocco Muscari
Locri
Domenico Oppedisano ha deciso di collaborare con la giustizia dopo una crisi di coscienza, seguita alla richiesta di alcuni parenti che lo avrebbero “invitato” a dichiarare il falso circa i rapporti «di amicizia» tra il fratellastro, Salvatore Cordì, ucciso a Siderno il 31 maggio 2005, e Michele Curciarello, ritenuto l’esecutore materiale del delitto. Una decisione, quella di collaborare con i magistrati della Dda di Reggio Calabria, che il 58enne ha assunto il 6 maggio scorso dopo un’udienza con il vescovo metropolita di Campobasso, mons. Giancarlo Bregantini, tanto che a chiamare il questore della città molisana sarebbe stato proprio l’ex vescovo della diocesi di Locri-Gerace a conclusione dell’incontro con Oppedisano. Che subito dopo ha iniziato a rendere dichiarazioni spontanee al dott. Farinacci, capo della Mobile.

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