Il perchè della carovana dei Briganti migranti

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Il perchè della carovana dei Briganti Migranti
La Carovana dei Briganti Migranti è fondamentalmente un viaggio. Un viaggio verso Teano, dove dal 23 al 26 ottobre si riunirà l’altra Italia. In quest’altra Italia vogliamo far confluire un altro Sud. Un’altra idea di Sud. Il Sud che ancora non si è arreso e nonostante tutto continua a lottare e a resistere. Il Sud che non dimentica. E che sa perfettamente che la storia si ripete. Anche se cambiano i fattori. Anche se i protagonisti hanno un colore di pelle diverso e una cittadinanza differente.


Il tempo sovverte, ribalta, rovescia. Cancella tutto. Le sofferenze e le umiliazioni. Anche la memoria. Soprattutto la memoria. E dannatamente favorisce la visione del futuro senza il ricordo del passato. Di quello che è stato.

Di quelle condizioni strazianti e concomitanti che hanno trasformato tantissimi pacati meridionali in rivoltosi briganti. Quei Briganti che, qualche lustro dopo, a causa dell’impoverimento operato ai danni del Sud, per fuggire dalla fame, divennero, loro malgrado, Migranti.

E da migranti subirono vessazioni, discriminazioni, umiliazioni, ghettizzazioni di ogni sorta. Gravi e inaudite. Riprovevoli e umanamente inconcepibili. “Puzzano, rubano, sono sporchi e sono pieni di malattie”. Questo dicevano di noi negli States qualche secolo fa. Un odio profondo, infausto, che culminò con la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Vittime di una giustizia imprigionata dalle maglie sempre più asfissianti dell’odio xenofobo. Come anche in Svizzera, Germania, Belgio.

Angherie e soprusi che oggi noi, la nostra italica e civilizzata società, non esitiamo ad infliggere senza remore e senza vergogna ai danni dei cugini immigrati.

La storia si ripete. Anche se cambiano i fattori. Adesso chi proviene da quegli angoli di terra, devastati dalla fame e dalla guerra, come fu la nostra Italia, si trova a vivere la condizione inversa alla nostra: prima migranti e poi briganti.

Fuggono, scappano, evadono da quella galera di carestia e morte. Sono migranti.  Vengono in Italia. Verso un paese, sulla carta, civile. E che “civilmente e a norma di legge” li respinge in modo criminale e illegittimo. Oppure, se non ci riesce, li costringe a diventare briganti.

Ma fortunatamente esiste un’altra Italia. Quell’altra Italia che si incontrerà il 26 di ottobre a Teano. In occasione dei 150 anni dal celebre incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele che segnò il drammatico passaggio del Mezzogiorno nel Regno d’Italia, associazioni, enti locali, fondazioni, università, movimenti e organizzazioni, sottoscriveranno un nuovo patto tra gli Italiani.

Un momento importante, fondamentale, soprattutto per il Sud. E dal Sud, alla volta di Teano, si snoda questa grande iniziativa itinerante, che abbiamo voluto chiamare simbolicamente La Carovana dei Briganti Migranti.

Che ha un solo, grande obiettivo: diffondere, divulgare, denunciare e raccontare le due facce di una stessa medaglia. Vogliamo raccontare di quella parte di Calabria infangata dai delittuosi respingimenti verso la Libia. Di quella Calabria macchiata dallo sfruttamento, dall’umiliazione e dalla deportazione dei fratelli migranti nei campi rosarnesi della vergogna. Quella Calabria fagocitata dal silenzio, dalle sotterranee collusioni mafia-istituzioni, dalla mentalità mafiosa, dalla mattanza delle faide. Quella Calabria brutta, pregna di cervelli privati di prospettive, che si scontrano con la cronica disoccupazione e costretti alla migrazione, alla fuga, alla resa.

Ma vogliamo raccontare anche l’altra parte di Sud. L’altro Sud. Quel Sud in cui si inizia a diffondere quel virus di rottura e insurrezione, che tra mille difficoltà e reticenti anticorpi culturali, inizia ad incubarsi nella mente di molti. Vogliamo dire che esistono modalità concrete di accoglienza alternative ai militarizzati Cie: ne sono esempi concreti Riace e Caulonia. Vogliamo raccontare che esistono reti e comitati che battagliano con grinta e passione contro le ingiustizie sociali e lo stupro del territorio. Far sapere che ci sono associazioni che daSud ricordano e marciano, che scrivono e denunciano. Che esistono organizzazioni, come le Anpas, che accompagnano i malati a fare dialisi, che aiutano gli anziani e i disabili, che lottano contro gli incendi e l’inquinamento. Che tanti amministratori dicono di no e a volte, per questo, muoiono. Che ci sono imprenditori, come Saffioti, che denunciano e fanno arrestare. E rimangono soli. Che ci sono giudici che lottano e non demordono, anche se spesso mancano i soldi per la benzina. Che ci sono cooperative che tra attentati e intimidazioni generano sapori e lavoro dai terreni libera-ti dalle mafie. Che esistono esempi concreti  di reale integrazione lavorativa e rispetto dei diritti dei migranti, come succede a Nardò. Che ci sono associazioni rivolte sempre con lo sguardo e l’attenzione aSud. Al sud Italia e al Sud del mondo. Che a Reggio, in una domenica di fine settembre, scendono in piazza più di 40 mila cittadini per urlare che “la ‘ndrangheta è una montagna di merda”.

Vogliamo girare i volti da questa parte. Vogliamo urlare “Sunnu puru cazzi mei”. Vogliamo dire anche noi che “se te ne fotti, ti fotti”.

Noi riteniamo che questa nostra parte di Sud possa contribuire al rilancio, alla civilizzazione, al riscatto dell’Italia intera. Che può ancora salvarsi se capisce che deve rifondare il suo patto sociale su altre basi valoriali e culturali.

Il 26 Ottobre a Teano si vuole costruire un nuovo incontro che abbia la valenza di una svolta storica. Ci saranno giorni di intensi dibattiti e confronti, sui valori vecchi e nuovi che ci uniscono, per arrivare a sottoscrivere un nuovo Patto tra gli italiani.

Noi, briganti migranti, migranti briganti, vogliamo dare il nostro contributo.


I Briganti Migranti