Processo Congiusta-Le rivelazioni del pentito

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Ucciso per un’estorsione

Una lite una settimana prima dell’omicidio svelerebbe il movente del delitto

Di Pasquale Violi

Assassinato per tirare fuori il suocero da un’estorsione. E’ quanto sostiene l’accusa e quanto il teste chiave Oppedisano.

«Gianluca Congiusta non era legato ad ambienti criminali, era un bravo ragazzo».

Inizia così la prima apparizione nelle aule di tribunale del collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano, gioielliere fratellastro del boss di Locri Salvatore Cordì, assassinato a Siderno il 31 maggio del 2005, una settimana dopo l’omicidio del giovane imprenditore Gianluca Con giusta.

 

E’ stato chiamato in aula dal pubblico ministero Antonio De Bernardo per parlare del suo rapporto con la vittima e per rivelare alcuni particolari che ha detto di avere appreso dallo stesso Con giusta prima di morire. «Una settimana prima dell’omicidio – ha dichiarato Oppedisano – Gianluca aveva avuto una lite con Giuseppe Curciarello per via di pretese estorsive che Tommaso Costa aveva nei confronti del suocero di Gianluca». Il pentito ha ribadito in aula quello che il 6 maggio scorso ha riferito ai pm della Dda di Reggio Calabria. «Con Gianluca – ha continuato Oppedisano – ci vedevamo spesso, prendevamo il caffè insieme, il mio e il suo negozio erano vicini». Uno scenario, quello descritto dal pentito che non ha convinto le difese. L’avvocato Leone Fonte, legale di Curciarello, ha insistito sui rapporti con la vittima: «Non sono andato al funerale di Gianluca – ha detto il collaboratore – ero fuori Calabria, né ho spedito telegrammi o sono andato a trovare i familiari». Ma le parole di Domenico Oppedisano pesano, se confermate indirizzerebbero in modo chiaro verso la tesi dell’accusa: Congiusta ucciso perché si è intromesso nell’estorsione ai danni del suocero. La testimonianza del collaboratore di giustizia ha infatti portato il pubblico ministero Antonio De Bernardo ad avanzare la richiesta dell’aggiunta dell’aggravante della premeditazione nei confronti di Tommaso Costa, imputato per l’omicidio dell’imprenditore sidernese. E nei verbali resi da Oppedisano davanti ai magistrati della Dda ci sono nomi e cognomi di diversi soggetti che gravitano negli ambienti criminali della Locride: «Da quello che ho potuto intuire – ha raccontato ancora il pentito – Congiusta voleva rivolgersi per risolvere la situazione dell’estorsione a Salvatore Salerno, ma è un mio pensiero». Intanto ieri in calce all’udienza la Corte d’Assise di Locri, presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta ha stabilito di chiudere il processo entro il 12 dicembre, data in cui è stata fissata la camera di consiglio prima della sentenza.

fonte il Quotidiano