Sonia Alfano

Ora la mafia è questione europea

Ora la mafia è questione europea

di Umberto Lucentini

Studiare le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia e nella finanza della Ue. Trovando gli strumenti politici per combatterla in tutto il continente. Bruxelles ha dato questo compito a un’italiana, Sonia Alfano. E non è una bazzecola

(18 aprile 2012)

Sonia Alfano
Sonia Alfano

Un carico di cocaina arrivato a Rotterdam su una nave cargo, l’indagine su un clan di narcotrafficanti che va in fumo perché la legge olandese non consente di ritardare l’arresto di uno spacciatore per risalire ai capi delle organizzazioni. L’estorsione al titolare di un ristorante in Germania, compiuta da due calabresi affiliati alla ‘ndrangheta, che viene denunciata ma che non risolve il problema: finiti in cella i due esattori, due mesi dopo si presentano i sostituti che tornano a chiedere allo stupefatto tedesco il pagamento del “pizzo”, mentre i capobastone restano sconosciuti agli inquirenti. E poi i tempi delle perquisizioni nelle case di esponenti dei clan che non possono scattare tutte nello stesso momento, a Palermo come a Lanzarote, perché la legge spagnola non prevede che questo tipo di attività investigativa si svolga di notte. O il traffico di armi in partenza dal Kosovo, dove per pochi spiccioli i clan criminali possono acquistare bazooka o esplosivo.

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Il Grande Imbianchino della Lega

Roma, 16.04.2012 | di Saverio Lodato

Il commento

Il Grande Imbianchino
della Lega

Via Bellerio, Lega Nord

Via Bellerio, Lega Nord

Pulizia fatta capo ha. Il Grande Imbianchino della Lega ha finito il suo lavoro. Ha risolto i problemi. Tutto finito. Colate di verde sullo scandalo, scope riposte in camerino, un paio di teste schizzate via, cori e inni, il nuovo gruppo dirigente, il nuovo congresso, il nuovo patto con le popolazioni del Nord, la Lega che è forte e vincerà.  Il Grande Imbianchino della Lega è in prima fila che sorride beato.  Il Grande Imbianchino fa l’occhiolino ai fotografi.  Ha minacciato ultimatum,  e di chiamarsi fuori, se non gli avessero dato il bastone del comando. Ora è appagato. Si tratta solo di coprire questi mesi sino alla fine di giugno,  che lo porteranno a incoronazione certa.

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Mafia, Stato impotente per 2.100 mantovani

Mafia, Stato impotente per 2.100 mantovani

Primi risultati dell’indagine sulla percezione della criminalità organizzata: inutile denunciare

Oltre 2.100 questionari ricevuti compilati da altrettanti anonimi intervistati e un quadro che inizia a delinearsi: i mantovani sono consapevoli del lento ma inesorabile avanzare delle mafie nella loro terra, percepiscono la ’ndrangheta calabrese e la criminalità organizzata cinese come i pericoli più imminenti e dubitano dell’effettiva efficacia dell’azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine. È il primo bilancio dell’indagine condotta dalla Scuola di alta formazione di scienze criminologiche che, coordinata da Angelo Puccia, con il duplice obiettivo di capire quale sia la percezione dei mantovani e di sensibilizzarli su una minaccia ormai diventata realtà.

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‘Ndrangheta, il boss tradito dal superenalotto

‘Ndrangheta, il boss tradito dal superenalotto

Francesco Pesce è stato incastrato mentre consegnava
schedine da giocare ai suoi fiancheggiatori

REGGIO CALABRIA – Sognava la libertà e i numeri da giocarsi al Lotto. Anche da latitante Francesco Pesce, 34 anni, detto “u testuni”, reggente dell’omonimo clan di Rosarno, non aveva perso l’abitudine al gioco. Rincorreva la fortuna anche dal suo bunker a cinque stelle con sedici telecamere a luci infrarosse. La passione per il SuperEnalotto l’ha però tradito. Ad incastrarlo i filmati delle stesse telecamere piazzate dal boss attorno al perimetro del suo nascondiglio. Il Ros e i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno documentato la consegna delle schedine che il boss affidava ad alcuni suoi fiancheggiatori che avevano il compito di giocarle. Operazioni che sono stati decisive per la sua cattura, avvenuta ad agosto del 2011, all’interno di un bunker costruito dentro un deposito giudiziale di auto, Demolsud, a pochi chilometri da Rosarno, regno dei Pesce. Con lui in carcere, con l’accusa di favoreggiamento, finì anche Antonio Pronestì, 45 anni, titolare del deposito.

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Uccisa perché tradiva il marito boss

Uccisa perché tradiva il marito boss

Uccisa perché tradiva il marito boss

Risolto il caso della donna freddata nel 1994 a Reggio Calabria, di cui non fu mai ritrovato il corpo. Tra le 12 persone arrestate nell’ambito di un’operazione della Procura Antimafia i presunti responsabili dell’omicidio.

Uccisa perché tradiva il marito boss

Blitz della Polizia

REGGIO CALABRIA – Ci sono i presunti responsabili della morte di Angela Costantino, la donna scomparsa nel 1994, moglie di Pietro Lo Giudice, esponente del clan omonimo, fra le 12 persone arrestate stamane dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Della donna, dopo la scomparsa, non si ebbero più notizie. Il cadavere non è stato mai ritrovato. Secondo quanto si apprende, gli inquirenti hanno acquisito testimonianze utili ai fini della soluzione del caso.

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Nuove minacce al sindaco di Monasterace Lettera a casa: “Stai a casa e fai la madre”

Nuove minacce al sindaco di Monasterace Lettera a casa: “Stai a casa e fai la madre”

Nuove minacce al sindaco di Monasterace Lettera a casa: “Stai a casa e fai la madre”

Il primo cittadino del paese della Locride, Maria Carmela Lanzetta, ha ritirato ieri le dimissioni: “Ciò che mi infastidisce è anche la tempistica, ma la decisione è presa, andremo avanti lo stesso”. Intanto il sindacato di polizia lancia l’allarme: “Le forze dell’ordine non sono in grado di garantirle la scorta”

Nemmeno un giorno di pace per il sindaco di Monasterace, in provincia di Reggio Calabria, Maria Carmela Lanzetta. Proprio ieri, dopo essere tornata sui suoi passi e aver ritirato le sue dimissionida sindaco, ha ricevuto una nuova intimidazione: una lettera di minacce, accompagnata dall’invito a “restare a casa”.

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Il Sindaco di Monasterace forse ritira le dimissioni

LA CONFERENZA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa
Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

Minacciata aveva annunciato l’addio alla politica
La visita della commissione Antimafia e di Bersani

LA CONFERENZA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa
Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

Minacciata aveva annunciato l’addio alla politica
La visita della commissione Antimafia e di Bersani

Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace
Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace
 
MONASTERACE (Reggio Calabria) – Alla fine le dimissioni di massa non sono arrivate, ma la conferenza dei sindaci della Locride un risultato lo ha prodotto: Maria Carmela Lanzetta, primo cittadino di Monasterace minacciato dalla ‘ndrangheta, con ogni probabilità resterà alla guida dell’amministrazione comunale. La decisione verrà ufficializzata nella giornata di domani quando nel centro con poco più di tremila anime che affaccia sul mare Jonio è previsto l’arrivo della commissione parlamentare Antimafia, del segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani e del prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli. Per il momento non ci sono conferme ufficiali ma tutto lascia prevedere che la Lanzetta possa fare un passo indietro rispetto a una decisione clamorosa, maturata all’indomani dell’ennesima intimidazione subita.

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Il sindaco Lanzetta conferma le dimissioni «Non ho mezzi, torno a fare la farmacista»

monasterace (REGGIO CALABRIA)

Il sindaco Lanzetta conferma le dimissioni
«Non ho mezzi, torno a fare la farmacista»

Sono caduti nel vuoto tutti gli appelli che la invitavano a non mollare

Matria Carmela Lanzetta













Matria Carmela Lanzetta

MONASTERACE (RC) – Indietro non torna, Maria Carmela Lanzetta. Il sindaco di Monasterace (comune della Locride con poco più di tremila anime) conferma la decisione di gettare la spugna anche dopo la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Reggio Calabria che le ha affidato una scorta a seguito delle numerose intimidazioni subite. L’ultima, in ordine di tempo, è arrivata la scorsa settimana. I picciotti del disonore si sono fatti vivi a colpi di pistola: hanno sparato contro la sua auto. Prima ancora, tra il 25 e il 26 giugno dello scorso anno, qualcuno diede fuoco alla farmacia della Lanzetta: in quell’occasione i danni furono ingenti, la sua famiglia si salvò solo per miracolo. E così la donna, iscritta al Partito democratico, ha detto basta: si è dimessa dalla carica di primo cittadino.

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