Mafia, Stato impotente per 2.100 mantovani

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Mafia, Stato impotente per 2.100 mantovani

Primi risultati dell’indagine sulla percezione della criminalità organizzata: inutile denunciare

Oltre 2.100 questionari ricevuti compilati da altrettanti anonimi intervistati e un quadro che inizia a delinearsi: i mantovani sono consapevoli del lento ma inesorabile avanzare delle mafie nella loro terra, percepiscono la ’ndrangheta calabrese e la criminalità organizzata cinese come i pericoli più imminenti e dubitano dell’effettiva efficacia dell’azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine. È il primo bilancio dell’indagine condotta dalla Scuola di alta formazione di scienze criminologiche che, coordinata da Angelo Puccia, con il duplice obiettivo di capire quale sia la percezione dei mantovani e di sensibilizzarli su una minaccia ormai diventata realtà.

Il sondaggio, partito nei mesi scorsi, passa attraverso la distribuzione del questionario in appuntamenti pubblici e scuole (la riposta poi è anonima). ’Ndrangheta e mafia cinese in testa alla percezione dei mantovani, dunque. E le attività considerate tipicamente della criminalità organizzata sono l’edilizia, il commercio e lo spaccio di stupefacenti, rese possibili attraverso minacce e corruzione di chi dovrebbe controllare.

Tra i dati più interessanti quelli su come muoversi in caso di sospetto – o certezza – di conoscere attività legate alla mafia: la maggior parte degli intervistati confessa di non sapere come muoversi e ancora più numerosi sono quelli che dubitano delle effettive possibilità di incidere da parte delle forze dell’ordine.

«La prima parte della nostra iniziativa ha fatto registrare un successo molto importante – scrive la Scuola di alta formazione di scienze criminologiche in un comunicato – le mafie s’infiltrano in silenzio e dove c’è disattenzione, superficialità, dunque bisogna diffondere la conoscenza del fenomeno per sollecitare l’attenzione di tutti. Studenti e lavoratori dipendenti, per il momento, hanno dimostrato la maggiore partecipazione (90%), arricchendo la loro testimonianza di informazioni utili e dettagliate per creare la mappatura del problema. In particolare bisogna cancellare il dubbio che un nostro contributo, ad esempio rompendo il silenzio con una denuncia, possa non essere efficace. Questo facilita il processo di disgregazione del senso di responsabilità che è indispensabile per contrastare un fenomeno che va sempre più rafforzandosi».

L’obiettivo è arrivare a 10mila questionari raccolti per comporre una mappa del pericolo. La diffusione è ancora in corso e passa anche attraverso il sito della Gazzetta.