Don Ciotti: “Siamo tutti mafiosi”

Don Ciotti: “Siamo tutti mafiosi”

Scritto da Felice Piemontese


 

Il fondatore di Libera attacca anche Cilberti & company, assenti all’incontro

Don Luigi Ciotti non è un sacerdote come tutti gli altri. Forse, ha qualcosa di più. Nato nel 1945 a Pieve di Cadore in provincia di Belluno, dopo la sua ordinazione sacerdotale diventa protagonista di svariati dibattiti, seminari ed anche audizioni presso il parlamento europeo. Il 25 marzo del 1995 fonda “Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie” di cui ne è tutt’ora il presidente. Riceve una laurea honoris causa in Scienze dell’educazione da parte dell’Università di Bologna dopo, svariati anni passati nelle carceri minorili e ad aiutare le vittime le droga. Il 27 dicembre 1996 gli viene conferita l’Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dall’allora Capo dello Stato On. Oscar Luigi Scalfaro.

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Democrazia Chilometro Zero

Democrazia Chilometro Zero

Incontro per l’autogoverno: 10 e 11 ottobre, presso la Comunità della Piagge, Firenze. L’appello e i primi firmatari. Per associarsi scrivete a carta@carta.org [nome e cognome, qualifica e città].

Come i nostri affezionati sanno, Carta è portatrice di un [buon] virus. Quello della democrazia diretta, dal basso, insomma l’autogoverno. Che presuppone, e propone, un altro genere di economia, diversa da quella che ci ha fatto precipitare nella crisi e, va da sé, un nuovo sistema di diritti sociali.
Perciò da ora, e fino al 10 ottobre, veicoleremo la proposta di un incontro tra quelle che abbiamo chiamato «comunità insorgenti» e che hanno preso la forma di presidi, movimenti e liste di cittadinanza, associazioni, comitati e reti, fuori e oltre la politica dei partiti e la crisi della rappresentanza.
Questo incontro, che viene proposto dalle persone il cui elenco è nelle pagine successive, e che si sono radunate con il solo passaparola [chiunque si associerà sarà allo stesso titolo «promotore»], si intitolerà «Democrazia chilometro zero. Incontro per l’autogoverno», si terrà sabato 10 e domenica 11 ottobre alla comunità delle Piagge di Firenze, che offre una preziosa e premeditata ospitalità, e sarà organizzato in modo tale che tutti possano dire la loro, proporre e discutere.
Tutti coloro che si sentono in sintonia con questa proposta possono scrivere, per commentare o annunciare adesione e partecipazione. A fine agosto, quando Carta uscirà di nuovo [il 28], rilanceremo la proposta insieme a coloro che si saranno nel frattempo associati.

Democrazia chilometro zero
Incontro per l’autogoverno 10 e 11 ottobre 2009, comunità delle Piagge, Firenze

Una nuova democrazia si diffonde nel paese al di sotto dei radar dei media e vista con diffidenza dai partiti. Chi la promuove si propone anche di aprire qualche breccia nelle istituzioni della rappresentanza a livello locale, ma il centro di gravità della sua azione è fuori, nella società, dove si creano alleanze basate su progetti concreti e sulle relazioni tra persone.
L’obiettivo è costruire una società solidale e conviviale che parta dalla salvaguardia e difesa dei beni comuni dall’invadenza del mercato e dal riconoscimento dei diritti di cittadinanza, distanziandosi dalla ormai evidente subordinazione al mercato dei rappresentanti politici. Per fare questo si creano organizzazioni orizzontali, che decidono per consenso e promuovono dal basso progettualità ancorate ai territori locali ma nello stesso tempo universali, nell’epoca della grande crisi sociale e finanziaria,
ambientale e democratica.
Si tratta di esperienze a volte molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo simili. Questa neo-democrazia, che chiamiamo «insorgente», è un’uscita necessaria e «altra» dalla gabbia autoreferenziale dei partiti e della rappresentanza. Ed è soprattutto un modo di creare in pratica, nella vita delle comunità, laboratori di una civiltà diversa: le reti dell’economia sociale e la gestione pubblica delle risorse essenziali, una concezione del territorio diversa da quella di un vuoto da riempire di cemento, una moltiplicazione di esperienze di auto-aiuto e di autogestione e di nuova interazione con i migranti, di resistenza alla militarizzazione del territorio.
A noi parrebbe utile che presidi e comitati territoriali, reti, associazioni e liste di cittadinanza si riconoscano e si sostengano tra loro, nella loro pluralità, e divengano più consapevoli di essere la sola alternativa, molto diffusa e per niente marginale, che può ostacolare la politica della paura, degli affari e della distruzione ambientale, e proporre un’altra via ragionevole e ambiziosa: la società del buon vivere e della armonia tra uomo a natura, della democrazia di tutti e della convivialità delle differenze.
Perciò proponiamo un incontro, un dialogo: è un invito rivolto a chiunque senta l’urgenza di cercare, insieme ad altri cittadini «insorgenti», un’altra possibilità: la nascita di una cittadinanza attiva e responsabile capace di confrontarsi con le istituzioni a partire dai beni comuni e non per interessi privati e che si opponga al sistema politico clientelare.

Camminata in Aspromonte La forza della memoria

Camminata in Aspromonte La forza della memoria

 

Lollò Cartisano, Gianluca Congiusta e tutte le altre vittime ricordate nella tradizionale camminata alle pendici dell massiccio montuoso

 

di Francesca Chirico

La freccia rossa che indica dove trovare Lollò punta costantemente in basso, verso la valle di querce, torrenti e sentieri franosi ai piedi di Pietra Cappa. Dal fazzoletto d’Aspromonte che per dieci anni ne ha custodito il corpo, la grande roccia che incombe su San Luca, però, non si vede, nascosta allo sguardo dal bosco fitto che circonda una croce e una lapide scarna. Di Lollò Cartisano – il fotografo di Bovalino rapito il 22 luglio 1993 e ucciso nel corso della prigionia con un colpo alla testa – c’è solo la data di nascita. “Quella della morte non la conosciamo”, fa notare Deborah, tenendo in mano una pietra dipinta di fiori gialli. A terra, colorate di azzurro, verde e rosso, ce ne sono altre, portate in dono nel corso degli anni. “Dieci anni dopo il rapimento abbiamo ricevuto la lettera di uno dei sequestratori che ci chiedeva perdono e ci indicava il luogo in cui mio padre era stato sepolto. Il cuore della ‘ndrangheta, duro come una pietra, si era sciolto nel pentimento. Tutto il nostro inferno era almeno servito a convertire un uomo delle cosche. Per questo abbiamo chiesto agli amici di portare queste pietre colorate, simbolo del miracolo realizzato da papà”. E per questo il cammino-pellegrinaggio con cui la famiglia ha deciso di ricordare ogni 22 luglio Lollò, si è trasformato nel corso degli anni da riservatissima questione privata in intenso momento comunitario, proprio come la messa officiata nella villetta di Bovalino marina dove il fotografo fu rapito insieme con la moglie Mimma Brancatisano (poi rilasciata). Quella casa oggi ospita minori a rischio. Nel segno della speranza e della condivisione di un percorso che, simile al paesaggio dell’Aspromonte, mescola asprezza e bellezza.

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Francesco Cirillo sulla settimana dei colori della memoria…

6453_1189006208974_1342913978_30541881_4759772_nMohamed è fermo davanti all’unico murale dedicato agli immigrati. L’operazione murales che si svolge a Riace riguarda la lotta alla ndrangheta e le vittime da essa prodotte. Un murale è dedicato alle date di tutte le vittime della ndrangheta; un altro a Gianluca Congiusta; un altro ancora ai boss dal viso pulito che sono i banchieri, i professionisti, quelli che alimentano la ndrangheta attraverso la finanza, quelli che comprano e gestiscono i caffè a Roma; un altro ancora è dedicato al mugnaio comunista Rocco Gatto, un altro a Peppino Valarioti, l’ultimo a Fortugno, in tutto ben 12 dipinti. A realizzare tutti questi lavori una “banda” di ragazzi giunti a Riace da tutta Italia , e posti sotto la guida del sottoscritto in qualità di direttore artistico . Sono i ragazzi dell’Arci e di Libera venuti da Carmagnola in provincia di Torino, i ragazzi di Diamante esperti dell’arte dello stencyl murale, sono ragazze e ragazzi writer di Roccella Jonica , Polistena e Reggio Calabria. Riace per una settimana si riempie di colori. Il Palazzo Pinnarò sede dell’associazionismo riacese diventa un officina creativa fatta di laboratori muralistici per i bambini immigrati, una falegnameria guidata da Nino Vitale “capo spirituale” dei ragazzi di Carmagnola . Continua a leggere

murales Luca

Il murales dedicato a Gianluca : “La grande Madre”

LA GRANDE MADRE

Il bene e il male sono comprensibili soltanto se riconosciamo in noi stessi, come essere umani, le loro radici. Bene e male fanno entrambi parte della natura umana, sono gli opposti necessari alla sua stessa esistenza. A volte essi non sono in equilibrio: uno può prevalere sull’altro oppure uno si confonde nell’altro.

Quando ogni uomo e donna può giungere ad un suo individuale sviluppo, questi due principi diventano equilibrati e riconoscibili nelle loro differenze e l’individuo può attuare delle scelte di vita. Solo allora è possibile differenziare i rapporti tra gli esseri umani in buoni e cattivi.

Questo processo di sviluppo individuale è assente nella mentalità della ‘ndrangheta, della mafia e della camorra. Gli “affiliati”non sono soggetti maturi e autonomi, capaci di idee e di giudizi personali. Essi sono scarsamente differenziati come persone e profondamente identificati con il gruppo di appartenenza, isolati dalla società che avvertono come ostile e fuori dalla loro portata. Sono insicuri di sé e non possono fare a meno di una protezione che viene loro offerta da un particolare sistema sociale e di rapporti extralegali, che prendono il nome di ‘ndrangheta, mafia, camorra.

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r cuntra

i miei colori e la mia memoria

r cuntraI miei colori e la mia memoria

Emozioni in parole e scatti dalla settimana riacese

di Paola Bottero

Meno di cinque minuti di tornanti in una terra brulla e affascinante. Si lasciano i profumi del mare e l’immensità delle distese di spiagge della costa jonica e si inizia a salire.

Destinazione Riace superiore.
Quarantadue gradi, dice il termometro esterno. Eppure abbassi il finestrino, e lasci che quel magma di aria calda vinca il fresco del condizionatore. L’afa si materializza e porta con sé profumi che avevi dimenticato. Inizia il tuo percorso della memoria.

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Confiscati tre milioni di euro al clan Forestefano

Cassano: confiscati beni per tre milioni  di euro al clan Forastefano
Il 23 febbraio 200, erano già stati sottoposti a sequestro, ai sensi della normativa antimafia, i beni di Antonio Forastefano, boss cassanese
Cassano: confiscati beni per tre milioni di euro al clan Forastefano Beni mobili ed immobili per un importo complessivo di oltre tre milioni di euro, sono stati confiscati alla Polizia al boss Antonio Forastefano Antonio, 39 anni, di Cassano Ionio. Forastefano era stato già raggiunto da una richiesta di applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno avanzata al competente tribunale.
Il 23 febbraio 200, erano già stati sottoposti a sequestro, ai sensi della normativa antimafia, i suoi beni.
Forastefano era stato tratto in arresto nell’ambito del procedimento penale denominato «Omnia», per estorsione pluriaggravata, danneggiamento, incendio, usura aggravata, rapina aggravata, introduzione nel territorio nazionale, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, anche da guerra, detenzione illecita, anche mediante associazione, di stupefacenti.
Attualmente si trova detenuto nel carcere di Parma ed è ritenuto a capo della cosca mafiosa omonima, operante sul territorio dell’alto Ionio cosentino con estensione della sua influenza sino alla Basilicata a Nord e alla zona del coriglianese a Sud.
Il Tribunale di Cosenza, dopo avere accolto la proposta di sequestro di beni del Questore Rafafele Salerno, con il decreto di confisca, ha confermato la validità  degli accertamenti patrimoniali espletati dall’Ufficio misure di prevenzione, decretando che le indagini e gli accertamenti esperiti hanno permesso di individuare una serie di beni riconducibili a Forastefano ed ai familiari, consentendo la ricostruzione di un patrimonio che non trova riflesso in una capacità reddituale di analoghe proporzioni e ritenendo, quindi, che i beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego.

Sono stati sequestrati: l’impresa individuale di Antonio Forastefano; il 50% del capitale sociale della «Ranacolture Ionica» s.n.c.; l’impresa individuale della moglie Caterina Rizzo; sei autovetture di ingente valore e di prestigiose marche tra cui Mercedes e BMW; autocarri, abitazioni e terreni agricoli.
A Forastefano è stata restituita un’autovettura e una somma di circa 70 mila Euro, ricevuta a titolo di indennità per una riconosciuta invalidità fisica di un proprio familiare.
L’odierna confisca segue quelle eseguite, nel mese di giugno, nei confronti di Francesco Costa, Nicola ebastiano Rende e Gianfranco Senise.

Cassano ucciso incensurato

CASSANO: INCENSURATO UCCISO PER SBAGLIO

FAZIO CIROLLA, 42 ANNI, E’ STATO ASSASSINATO SOTTO GLI OCCHI DEL FIGLIO E DEL FRATELLO ALL’INTERNO DI UN AUTOSALONE. IL PROBABILE VERO OBIETTIVO DEI KILLER E’ RIUSCITO A SFUGGIRE ALL’AGGUATO

Cassano – Ucciso davanti al figlio all’interno d’un autosalone. Fazio Cirolla, un operaio di 42 anni, è rimasto vittima d’un agguato di chiaro stampo mafioso compiuto da due killer a volto coperto nell’autosalone che aveva preso a gestire da qualche mese nella contrada cassanese di Murate, tra Sibari e Lauropoli.

L’uomo era al lavoro su delle pratiche d’auto e si trovava in compagnia del figlio e del fratello quando all’interno dell’ufficio dell’autosalone sono improvvisamente piombati i due killer che hanno sparato tre colpi di pistola calibro 7,65 uno dei quali lo ha centrato ad un occhio fulminandogli il cervello.

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tavolo domenica

i colori della memoria: ieri la serata finale

Finita ieri la manifestazione “i colori della memoria”
Riace superiore (RC): con la serata di ieri si è concluso l’evento, ma restano per sempre i colori, la memoria e le emozioni di otto giorni intensissimi
tavolo domenica
Da oggi i segni dell’evento “i colori della memoria”, terminato ieri sera a Riace superiore, rimangono indelebili non solo nel centro storico del paese reggino, grazie ai 12 murales che stanno continuando a chiamare visitatori entusiasti, ma soprattutto negli animi di chi ha vissuto gli intensissimi otto giorni di lavori e di eventi.
Ieri sera il gran finale si è aperto con una tavola rotonda che ha toccato altissimi livelli. Ha aperto il dibattito sul “REATO DI ESISTERE” Mario Congiusta, che ha spiegato: «Molti dei presenti e tanti assenti il reato di esistere lo hanno commesso. Ne cito alcuni: il sindaco di Caulonia con le ronde di migranti e con il diritto di voto, Franco Candia, che ha contribuito a non affollare l’albergo di Lampedusa, Francesco Riggitano con il “don Milani” e con Libera Locride, Danilo Chirico con Da Sud, stop ‘ndrangheta ed il suo impegno continuo, Paola Bottero con il suo “ius sanguinis”, Mimmo Martino con ogni nota dei “Mattanza”, Alberto Gatto con il suo “grido dentro” ed i suoi spettacoli teatrali, Filippo Veltri con il suo “Ritornare a San Luca”, Peppe Voltarelli e Andrea Rivera con le loro denunce in musica, Luigi Sorrenti con la sua “Calabria che non si arrende”, Tonio dell’Olio con il suo “Mosaico dei giorni”, Michele Tripodi con la sua Tavola della Legalità, Attilio Tucci con il suo Museo della ‘ndrangheta, Francesco Cirillo con i no global e i murales, Nik Spatari che contro la mafia si è sporcato le mani, Giusi Marruzzo con la sua Grande Madre, Nino Vitale e i ragazzi di Carmagnola che oltre le mani hanno sporcato pure i muri di Riace. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, per fortuna. E non smetterò mai di istigare chiunque a commettere il REATO DI ESISTERE: se anche ce lo iscrivessero sul certificato penale, stavolta staremo zitti».

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