Don Ciotti: “Siamo tutti mafiosi”
Scritto da Felice Piemontese

Il fondatore di Libera attacca anche Cilberti & company, assenti all’incontro
Don Luigi Ciotti non è un sacerdote come tutti gli altri. Forse, ha qualcosa di più. Nato nel
Sito Ufficiale Associazione Gianluca Congiusta onlus
Don Ciotti: “Siamo tutti mafiosi”
Scritto da Felice Piemontese

Il fondatore di Libera attacca anche Cilberti & company, assenti all’incontro
Don Luigi Ciotti non è un sacerdote come tutti gli altri. Forse, ha qualcosa di più. Nato nel
Democrazia Chilometro Zero
Incontro per l’autogoverno: 10 e 11 ottobre, presso la Comunità della Piagge, Firenze. L’appello e i primi firmatari. Per associarsi scrivete a carta@carta.org [nome e cognome, qualifica e città].
Come i nostri affezionati sanno, Carta è portatrice di un [buon] virus. Quello della democrazia diretta, dal basso, insomma l’autogoverno. Che presuppone, e propone, un altro genere di economia, diversa da quella che ci ha fatto precipitare nella crisi e, va da sé, un nuovo sistema di diritti sociali.
Perciò da ora, e fino al 10 ottobre, veicoleremo la proposta di un incontro tra quelle che abbiamo chiamato «comunità insorgenti» e che hanno preso la forma di presidi, movimenti e liste di cittadinanza, associazioni, comitati e reti, fuori e oltre la politica dei partiti e la crisi della rappresentanza.
Questo incontro, che viene proposto dalle persone il cui elenco è nelle pagine successive, e che si sono radunate con il solo passaparola [chiunque si associerà sarà allo stesso titolo «promotore»], si intitolerà «Democrazia chilometro zero. Incontro per l’autogoverno», si terrà sabato 10 e domenica 11 ottobre alla comunità delle Piagge di Firenze, che offre una preziosa e premeditata ospitalità, e sarà organizzato in modo tale che tutti possano dire la loro, proporre e discutere.
Tutti coloro che si sentono in sintonia con questa proposta possono scrivere, per commentare o annunciare adesione e partecipazione. A fine agosto, quando Carta uscirà di nuovo [il 28], rilanceremo la proposta insieme a coloro che si saranno nel frattempo associati.
Democrazia chilometro zero
Incontro per l’autogoverno 10 e 11 ottobre 2009, comunità delle Piagge, Firenze
Una nuova democrazia si diffonde nel paese al di sotto dei radar dei media e vista con diffidenza dai partiti. Chi la promuove si propone anche di aprire qualche breccia nelle istituzioni della rappresentanza a livello locale, ma il centro di gravità della sua azione è fuori, nella società, dove si creano alleanze basate su progetti concreti e sulle relazioni tra persone.
L’obiettivo è costruire una società solidale e conviviale che parta dalla salvaguardia e difesa dei beni comuni dall’invadenza del mercato e dal riconoscimento dei diritti di cittadinanza, distanziandosi dalla ormai evidente subordinazione al mercato dei rappresentanti politici. Per fare questo si creano organizzazioni orizzontali, che decidono per consenso e promuovono dal basso progettualità ancorate ai territori locali ma nello stesso tempo universali, nell’epoca della grande crisi sociale e finanziaria,
ambientale e democratica.
Si tratta di esperienze a volte molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo simili. Questa neo-democrazia, che chiamiamo «insorgente», è un’uscita necessaria e «altra» dalla gabbia autoreferenziale dei partiti e della rappresentanza. Ed è soprattutto un modo di creare in pratica, nella vita delle comunità, laboratori di una civiltà diversa: le reti dell’economia sociale e la gestione pubblica delle risorse essenziali, una concezione del territorio diversa da quella di un vuoto da riempire di cemento, una moltiplicazione di esperienze di auto-aiuto e di autogestione e di nuova interazione con i migranti, di resistenza alla militarizzazione del territorio.
A noi parrebbe utile che presidi e comitati territoriali, reti, associazioni e liste di cittadinanza si riconoscano e si sostengano tra loro, nella loro pluralità, e divengano più consapevoli di essere la sola alternativa, molto diffusa e per niente marginale, che può ostacolare la politica della paura, degli affari e della distruzione ambientale, e proporre un’altra via ragionevole e ambiziosa: la società del buon vivere e della armonia tra uomo a natura, della democrazia di tutti e della convivialità delle differenze.
Perciò proponiamo un incontro, un dialogo: è un invito rivolto a chiunque senta l’urgenza di cercare, insieme ad altri cittadini «insorgenti», un’altra possibilità: la nascita di una cittadinanza attiva e responsabile capace di confrontarsi con le istituzioni a partire dai beni comuni e non per interessi privati e che si opponga al sistema politico clientelare.
Lollò Cartisano, Gianluca Congiusta e tutte le altre vittime ricordate nella tradizionale camminata alle pendici dell massiccio montuoso
di Francesca Chirico
La freccia rossa che indica dove trovare Lollò punta costantemente in basso, verso la valle di querce, torrenti e sentieri franosi ai piedi di Pietra Cappa. Dal fazzoletto d’Aspromonte che per dieci anni ne ha custodito il corpo, la grande roccia che incombe su San Luca, però, non si vede, nascosta allo sguardo dal bosco fitto che circonda una croce e una lapide scarna. Di Lollò Cartisano – il fotografo di Bovalino rapito il 22 luglio 1993 e ucciso nel corso della prigionia con un colpo alla testa – c’è solo la data di nascita. “Quella della morte non la conosciamo”, fa notare Deborah, tenendo in mano una pietra dipinta di fiori gialli. A terra, colorate di azzurro, verde e rosso, ce ne sono altre, portate in dono nel corso degli anni. “Dieci anni dopo il rapimento abbiamo ricevuto la lettera di uno dei sequestratori che ci chiedeva perdono e ci indicava il luogo in cui mio padre era stato sepolto. Il cuore della ‘ndrangheta, duro come una pietra, si era sciolto nel pentimento. Tutto il nostro inferno era almeno servito a convertire un uomo delle cosche. Per questo abbiamo chiesto agli amici di portare queste pietre colorate, simbolo del miracolo realizzato da papà”. E per questo il cammino-pellegrinaggio con cui la famiglia ha deciso di ricordare ogni 22 luglio Lollò, si è trasformato nel corso degli anni da riservatissima questione privata in intenso momento comunitario, proprio come la messa officiata nella villetta di Bovalino marina dove il fotografo fu rapito insieme con la moglie Mimma Brancatisano (poi rilasciata). Quella casa oggi ospita minori a rischio. Nel segno della speranza e della condivisione di un percorso che, simile al paesaggio dell’Aspromonte, mescola asprezza e bellezza.

Mohamed è fermo davanti all’unico murale dedicato agli immigrati. L’operazione murales che si svolge a Riace riguarda la lotta alla ndrangheta e le vittime da essa prodotte. Un murale è dedicato alle date di tutte le vittime della ndrangheta; un altro a Gianluca Congiusta; un altro ancora ai boss dal viso pulito che sono i banchieri, i professionisti, quelli che alimentano la ndrangheta attraverso la finanza, quelli che comprano e gestiscono i caffè a Roma; un altro ancora è dedicato al mugnaio comunista Rocco Gatto, un altro a Peppino Valarioti, l’ultimo a Fortugno, in tutto ben 12 dipinti. A realizzare tutti questi lavori una “banda” di ragazzi giunti a Riace da tutta Italia , e posti sotto la guida del sottoscritto in qualità di direttore artistico . Sono i ragazzi dell’Arci e di Libera venuti da Carmagnola in provincia di Torino, i ragazzi di Diamante esperti dell’arte dello stencyl murale, sono ragazze e ragazzi writer di Roccella Jonica , Polistena e Reggio Calabria. Riace per una settimana si riempie di colori. Il Palazzo Pinnarò sede dell’associazionismo riacese diventa un officina creativa fatta di laboratori muralistici per i bambini immigrati, una falegnameria guidata da Nino Vitale “capo spirituale” dei ragazzi di Carmagnola . Continua a leggere

LA GRANDE MADRE

Il bene e il male sono comprensibili soltanto se riconosciamo in noi stessi, come essere umani, le loro radici. Bene e male fanno entrambi parte della natura umana, sono gli opposti necessari alla sua stessa esistenza. A volte essi non sono in equilibrio: uno può prevalere sull’altro oppure uno si confonde nell’altro.
Quando ogni uomo e donna può giungere ad un suo individuale sviluppo, questi due principi diventano equilibrati e riconoscibili nelle loro differenze e l’individuo può attuare delle scelte di vita. Solo allora è possibile differenziare i rapporti tra gli esseri umani in buoni e cattivi.
Questo processo di sviluppo individuale è assente nella mentalità della ‘ndrangheta, della mafia e della camorra. Gli “affiliati”non sono soggetti maturi e autonomi, capaci di idee e di giudizi personali. Essi sono scarsamente differenziati come persone e profondamente identificati con il gruppo di appartenenza, isolati dalla società che avvertono come ostile e fuori dalla loro portata. Sono insicuri di sé e non possono fare a meno di una protezione che viene loro offerta da un particolare sistema sociale e di rapporti extralegali, che prendono il nome di ‘ndrangheta, mafia, camorra.

I miei colori e la mia memoria
Emozioni in parole e scatti dalla settimana riacese
di Paola Bottero
Meno di cinque minuti di tornanti in una terra brulla e affascinante. Si lasciano i profumi del mare e l’immensità delle distese di spiagge della costa jonica e si inizia a salire.
Destinazione Riace superiore.
Quarantadue gradi, dice il termometro esterno. Eppure abbassi il finestrino, e lasci che quel magma di aria calda vinca il fresco del condizionatore. L’afa si materializza e porta con sé profumi che avevi dimenticato. Inizia il tuo percorso della memoria.

Sono stati sequestrati: l’impresa individuale di Antonio Forastefano; il 50% del capitale sociale della «Ranacolture Ionica» s.n.c.; l’impresa individuale della moglie Caterina Rizzo; sei autovetture di ingente valore e di prestigiose marche tra cui Mercedes e BMW; autocarri, abitazioni e terreni agricoli.
A Forastefano è stata restituita un’autovettura e una somma di circa 70 mila Euro, ricevuta a titolo di indennità per una riconosciuta invalidità fisica di un proprio familiare.
L’odierna confisca segue quelle eseguite, nel mese di giugno, nei confronti di Francesco Costa, Nicola ebastiano Rende e Gianfranco Senise.
Video Realizzato da Maria Tarzia e Maurizio Marzolla dell’Associazione Y cassiopea (www.ycassiopea.it) durante la settimana dei colori della memoria 2009 – Riace 09
FAZIO CIROLLA, 42 ANNI, E’ STATO ASSASSINATO SOTTO GLI OCCHI DEL FIGLIO E DEL FRATELLO ALL’INTERNO DI UN AUTOSALONE. IL PROBABILE VERO OBIETTIVO DEI KILLER E’ RIUSCITO A SFUGGIRE ALL’AGGUATO
Cassano – Ucciso davanti al figlio all’interno d’un autosalone. Fazio Cirolla, un operaio di 42 anni, è rimasto vittima d’un agguato di chiaro stampo mafioso compiuto da due killer a volto coperto nell’autosalone che aveva preso a gestire da qualche mese nella contrada cassanese di Murate, tra Sibari e Lauropoli.
L’uomo era al lavoro su delle pratiche d’auto e si trovava in compagnia del figlio e del fratello quando all’interno dell’ufficio dell’autosalone sono improvvisamente piombati i due killer che hanno sparato tre colpi di pistola calibro 7,65 uno dei quali lo ha centrato ad un occhio fulminandogli il cervello.

