Francesco Cirillo sulla settimana dei colori della memoria…

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6453_1189006208974_1342913978_30541881_4759772_nMohamed è fermo davanti all’unico murale dedicato agli immigrati. L’operazione murales che si svolge a Riace riguarda la lotta alla ndrangheta e le vittime da essa prodotte. Un murale è dedicato alle date di tutte le vittime della ndrangheta; un altro a Gianluca Congiusta; un altro ancora ai boss dal viso pulito che sono i banchieri, i professionisti, quelli che alimentano la ndrangheta attraverso la finanza, quelli che comprano e gestiscono i caffè a Roma; un altro ancora è dedicato al mugnaio comunista Rocco Gatto, un altro a Peppino Valarioti, l’ultimo a Fortugno, in tutto ben 12 dipinti. A realizzare tutti questi lavori una “banda” di ragazzi giunti a Riace da tutta Italia , e posti sotto la guida del sottoscritto in qualità di direttore artistico . Sono i ragazzi dell’Arci e di Libera venuti da Carmagnola in provincia di Torino, i ragazzi di Diamante esperti dell’arte dello stencyl murale, sono ragazze e ragazzi writer di Roccella Jonica , Polistena e Reggio Calabria. Riace per una settimana si riempie di colori. Il Palazzo Pinnarò sede dell’associazionismo riacese diventa un officina creativa fatta di laboratori muralistici per i bambini immigrati, una falegnameria guidata da Nino Vitale “capo spirituale” dei ragazzi di Carmagnola .
Dopo una prima giornata dove i riacesi sono rimasti un po’ frastornati dall’arrivo gioioso dei muralisti, si è improvvisamente aperta. Tutti offrono muri da far dipingere e quando i ragazzi dipingono gli vengono offerte ricotte fresche , caffè, dolci, buon vino. Mario Congiusta, padre di Gianluca assassinato dalla ndrangheta sidernese, gira fra i muri dipinti, dando idee, offrendo collaborazione, mettendosi a fare il consigliori sulle storie delle vittime. Mario è un archivio vivente sulle vittime della ndrangheta calabrese ed offre a tutti con simpatia la sua conoscenza del fenomeno. Mercoledì scorso ha portato con sé nel tribunale di Locri tre di questi ragazzi ad assistere al processo contro il boss mafioso che ha ordinato ed ucciso suo figlio. Un esperienza terribile per questi ragzzzi che hanno potuto toccare con mano il mal funzionamento della giustizia calabrese. Nel tribunale di Locri hanno appreso che sono solo due i magistrati che si occupano di centinaia di processi che per la lentezza per come procedono consentono anche alcune scarcerazioni. Mohamed è silenzioso, davanti al murale sugli immigrati. Ha un pallone in mano e vicino a lui c’è un ragazzino riacese.
Giocano insieme al pallone alla faccia delle leggi leghiste, razziste e discriminatorie.
Loro per fortuna non ne sanno niente di chi c’è dentro il governo e le leggi che sta legiferando contro di loro. Guardano i ragazzi di Carmagnola che finiscono il murale sugli immigrati.
Il murale trasforma una frase di Pasolini che chiede “dove vanno le nuvole”. Su ogni nuvola è stato dipinto un cartello che indica un paese da dove provengono gli immigrati che vivono a Riace. Afghanistan, Libano, Eritrea, Etiopia, Kurdistan, Palestina. Le frecce sono tutte rivolte a destra , verso il quartiere dove vivono in maggioranza le famiglie immigrate. Poi Mohamed si avvicina e dice che lui non abita in quella direzione, ma in una posta dalla parte opposta e chiede che la freccia venga rivoltata nella direzione giusta. Spieghiamo a Mohamed che tutto il dipinto è simbolico, ma ecco intervenire il bambino riacese, che ha capito il nostro imbarazzo.
Con un fare molto naturale, il bambino riacese cerca di trarre dall’imbarazzo tutti e spiega a Mohamed come sia possibile raggiungere la sua casa andando in quella direzione e poi girando per un vicoletto e ritrovarsi sulla strada giusta per la sua casa. Il rapporto con i bambini immigrati e di Riace racchiude un po’ tutta la metafora che rappresenta questo paesino della Calabria aspromontana all’onore della cronaca per i bronzi che non hanno mai abitato qui, se non nel ritrovamento. Una metafora che farebbe capire anche al più imbecille di questa terra che è possibile convivere e vivere insieme partendo proprio dai sorrisi dei bambini, dalla loro spontaneità, dalla loro gioia nel giocare insieme . La loro gioia, fa dimenticare il motivo per cui in questa settimana si è qui a Riace. Una settimana dedicata alla memoria delle vittime della ndrangheta. Un elenco lunghissimo che Mario Congiusta , padre di Gianluca assassinato nel 2005 dalla ndrangheta di siderno riesce a tenere a mente. “Oltre 700 “dice “ è la mafia più spietata che esista e sia mai esistita in Italia. I colori è certo che non riusciranno a sconfiggere la ndrangheta ma apriranno di certo nelle coscienze della gente un solco profondo. Nel giorno della memoria quando tutto il paese partecipa alla festa la minoranza consiliare esce con un manifesto affisso per le vie del paese, che accusa il sindaco di essere “fascista” , di non dare spazio alla minoranza stessa. Ad arte vengono fatte circolare voci nel paese che dicono che per colpa di questi murales contro la ndrangheta la popolazione sarà in pericolo, perché a Riace a detta di questi anonimi diffamatori la ndrangheta non esiste. La minoranza fa riferimento al PD , qualcuno a rifondazione , altri allo Sdi e quindi a sinistra e libertà, altri al PDL. A parte il PDL tutti gli altri sono cani sciolti, dirigenti regionali e nazionali sono tutti dalla parte del sindaco, ma non fanno niente per espellere questi cosiddetti politici di sinistra dai diversi partiti che dicono di rappresentare. La solidarietà ricevuta dal sindaco subito dopo i due attentati subiti, l’uccisione dei cani ed i due colpi di pistola al ristorante gestito dalla cooperativa, dimostrano la popolarità ed il consenso oramai consolidati. Il sindaco Lucano è esasperato da questa situazione. le provocazioni che subisce sono molteplici e abbastanze subdole e diversificate. Una mattina un uomo lo ha minacciato pubblicamente, adducendo delle questioni private non risolte , secondo lui da parte dell’amministrazione comunale, un altro giorno arriva un avvocato con una procura di una signora , proprietaria insieme ad altri eredi fra i quali l’UNICEF ,del palazzo Pinnarò sede e centro del lavoro di tutte le associazioni, che pretende che sgomberino il palazzo. Ci vuole una forza e tranquillità di animo che il sindaco riesce ad avere solo grazie alla bontà dei suoi progetti ed alla solidaierietà continua che riceve da ogni luogo d’Italia da parte di associazioni, persone, organizzazioni.
Per la chiusura della settimana dei colori della memoria arriveranno a Riace una marea di gente quali Paola Bottero giornalista, che presenterà il suo libro-romanzo IUS SANGUINIS dove vengono raccontate storie di donne convolte in fatti di mafia attravero l’uccisione di loro familiari, come la lettera che Roberta Congiusta ha scritto in occasione dell’assassinio del fratello, Alberto Gatto ,nipote di Rocco Gatto, attore e regista teatrale che rappresenterà uno spettacolo artistico intitolato Grido dentro. Ed infine politici e giornalisti come Franco Candia sindaco di Stignano, Ilario Ammendolia sindaco di Caulonia, Michele Tripodi assessore provinciale alla legalità, Attilio Tucci assessore alle politiche sociali, Luigi Sorrenti di Libertà e Giustizia, Mario Congiusta, Filippo Veltri caporedattore Ansa Calabria, Francesco Rigitano di Libera Locride, Luigi De Sena senatore, Matteo Cosenza direttore del quotidiano della calabria.


su mezzoeuo del 25 luglio 2009