Il “Crimine” non paga

Il “Crimine” non paga
Nella Locride la quinta e la sesta tappa
della Lunga Marcia della Memoria.
Un murales e uno spettacolo per ricordare Peppe Tizian


Doppio appuntamento a Locri e Gioiosa Ionica per il bancario ucciso nel 1989
Apertura speciale del museo archeologico di Locri
Un documentario su Massimiliano Carbone


Trasmessa a Crotone l’inchiesta sui veleni delle fabbriche
Consegnata la tessera onoraria di daSud al sindaco di Isola Capo Rizzuto Girasole

In marcia a Pietra Cappa sui luoghi del sequestro Cartisano
Con associazione don Milani e Libera Locride
Presentate le prime tavole della graphic novel su Lollò Cartisano

Sabato 24 giugno, alle ore 11, sono iniziati i lavori di realizzazione del murales in ricordo di Peppe Tizian: l’appuntamento è a Locri, sulla statale 106 di fronte all’area archeologica. «Il “Crimine” non paga. La Locride è anti’ndrangheta», è il contenuto del murales realizzato sul “muro della vergogna”. Quel muro contro il quale Giuseppe Tizian – un giovane bovalinese che lavorava al Monte dei Paschi di Siena di Locri – è andato a sbattere con la sua macchina, dopo essere stato massacrato e sfigurato dal piombo di una lupara senza volto, imbracciata da due uomini in motocicletta. Uomini senza volto, ignoti.

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Nasce il Movimento Politico “Siderno Libera”

Nasceil Movimento Politico “SIDERNO LIBERA”


MANIFESTO POLITICO
‘SIDERNO LIBERA’
Premessa
II movimento “Siderno Libera” è una iniziativa di rilancio della politica che mette al centro la tutela dei diritti dei cittadini e la valorizzazione della partecipazione civica nella prospettiva di contribuire alla nascita di nuovi soggetti politici nella democrazia e nel totale rispetto della legalità, contrastando la prevaricazione e la violenza, verso chiunque esercitata ed indipendentemente dalla loro nazione, religione, sesso, o colore della pelle.
“Siderno Libera” nasce per testimoniare la politica come impegno verso la collettività e non, come la storia recente ci ha dimostrato, uno strumento per perseguire interessi particolari e personali.    
“Siderno Libera”ha un proprio ruolo di movimento politico, le cui decisioni od azioni saranno sempre autonome e mai legate alle decisioni di alcun partito in particolare, pur riconoscendo il valore ed il contributo ideale che ne deriva dalla presenza tra i promotori di soggetti che si ispirano alla più nobile tradizione politica che ne caratterizza il percorso verso quei valori di Giustizia sociale e pari opportunità che ad ogni individuo deve essere riconosciuta.
Il Contesto
Siderno si trova frenata da una interminabile transizione politica, che vede ancora oggi un sistema bloccato dal peso di un ceto politico pervasivo ed autoreferenziale, troppo spesso inefficiente, e di categorie chiuse nella difesa dei propri privilegi.
L’Ultimo governo é stato di fatto incapace di fare fronte ai gravi problemi del paese, invece di creare quelle condizioni di pari dignità e pari opportunità sancite dalla Costituzione nel rispetto della dignità umana, si è prodigato ad occupare tutti gli spazi della vita pubblica, facendo assurgere a valore l’appartenenza. Così facendo, ha ostacolato il pieno  sviluppo di due risorse fondamentali per la crescita del paese: la libertà dei cittadini e la valorizzazione dei giovani. Ripiegate su se stesse, queste classi dirigenti hanno diffidato della società civile e non ne hanno, di fatto, riconosciuto la capacità di costruire modelli rinnovati di partecipazione e di intervento nella cosa pubblica.

Le Finalità
“Siderno Libera” ritiene indispensabile ripristinare i confini costituzionali della politica, la quale deve tornare a svolgere, con grande senso di responsabilità ed altruismo, il proprio ruolo al sevizio di una crescita collettiva assicurando spazi e strumenti di partecipazione decisionali condivisi. “Siderno Libera” lavorerà insieme alle energie sane ed alle forze progressiste della città per costruire una proposta di governo avanzata, nel rispetto del territorio, dell’ambiente, della salute pubblica, valorizzando tutte quelle iniziative che possono creare opportunità di lavoro nel rispetto delle vocazioni naturali e dell’interesse pubblico.
Questa iniziativa politica, quindi, si caratterizza come leva civica di ispirazione progressista, per la costruzione di una nuova classe dirigente, fatta di giovani, perché loro è il futuro ma anche il presente.
“Siderno Libera”vuole essere uno strumento di partecipazione e di controllo nella vita pubblica della città, offrendosi come strumento di partecipazione reale senza confini o preclusioni ideologiche. Esprime la propria disponibilità a collaborare con tutti coloro che abbiano finalità condivise quali, per esempio, il rifiuto totale della privatizzazione dei servizi pubblici in particolare quello dell’acqua. Essendo la Legalità e la Giustizia Sociale la base dei principi che ispira il movimento non saranno accettate adesioni in contrasto con gli stessi. Siamo convinti che, i nostri sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici, per questo chiediamo ai cittadini sidernesi di aderire e far diventare ” Siderno Libera” lo strumento per l’ emancipazione della nostra città.                                                                             
Siderno 17 luglio 2010

PRIMI FIRMATARI

DAMOCLE ARGIRO’
ALBANESE SALVATORE
D’AGOSTINO COSIMO
CONGIUSTA MARIO
FAZZOLARI GIUSEPPE
IRACI FRANCESCO
LANZAFAME GIOVANNI
LOMBARDO GIOVANNI
MALGERI BRUNO
MESITI VINCENZO
MINNITI FRANCESCO
MUIA’ ANTONIO
PELLEGRINO COSIMO
SGAMBELLURI ANTONIO
Piero Coluccio

‘Ndrangheta/ In Lombardia prospera con politici e imprenditori


‘Ndrangheta/ In Lombardia prospera con politici e imprenditori
Probabile che da sviluppi indagini emerga il “secondo livello”
Milano, 14 lug. (Apcom) – Oltre che estremamente inquietante, il quadro che emerge dalle carte dell’inchiesta di Milano e Reggio Calabria contro l”ndrangheta, che ha portato ieri all’arresto di quasi 300 persone, è, per quanto riguarda la Lombardia, desolante. Appartenenti alle forze dell’ordine che danno informazioni in cambio di una bella bicicletta nuova, politici che li appoggiano ottenendo una prestigiosa autovettura per portare la famiglia in vacanza, (presunti) uomini d’onore che al telefono si vantano del loro peso criminale. E’ una schematizzazione giornalistica, ma certo l’immagine dell”ndrangheta che emerge dalle tre diverse inchieste che nella loro convergenza hanno generato la maxi-operazione di ieri, non è, per quanto è dato di sapere al momento, quello di mafia finanziaria come in realtà anche quella calabrese è nei fatti. L’arroganza, le parole, i gesti degli arrestati intercettati e filmati dalle forze dell’ordine, ricordano una malavita ancora piuttosto “primitiva”, ancora strutturalmente legata all’uso della violenza, all’usura e alle estorsioni, al controllo del territorio di appartenenza, alla conquista di imprese medio piccole o di entrature nelle opere pubbliche grazie all’appoggio di politici locali.

Non che manchino i giri di soldi per i voti o le classiche cene “politiche” con amministratori anche di un certo peso o i contatti con presunti membri di logge massoniche coperte, ma quello che sembra non essere emerso nelle indagini fin qui condotte (ma è facile immaginarsi nuovi, importanti, sviluppi) è il livello più alto, quello dei “famosi” colletti bianchi che non girano armati ma stanno dietro le scrivanie, che non trafficano in droga ma si occupano di riciclarne i proventi, che non si vedono al Santuario della Madonna di Polsi. Le teste pensanti insomma, non la mafia militare finita in manette in Lombardia. Certo anche la storica infiltrazione attraverso il settore del movimento terra si è estesa ed è penetrata in quasi tutti i principali cantieri lombardi, ospedali e sedi di tribunale comprese, e oggi le ‘ndrine dimostrano di puntare all’edilizia più in generale, compreso il settore immobiliare.

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‘Ndrangheta; Gratteri, abbiamo bucato qualche gomma, non ancora colpito il motore.

‘Ndrangheta; Gratteri, abbiamo bucato qualche gomma, non ancora colpito il motore.
Reggio Calabria 14 luglio 2010. – «Abbiamo bucato qualche gomma, non ancora colpito il motore. Il problema è molto più serio. Dobbiamo creare un sistema giudiziario forte, nel rispetto della Costituzione, dobbiamo modificare il codice penale e l’ordinamento penitenziario, in modo tale che non sia conveniente». Lo ha detto Nicola Gratteri, sostituto procuratore antimafia di Reggio Calabria, intervenendo alla trasmissione ‘Radio Anch’io”.
«Tantissime di queste persone, anche i capimafia arrestati ieri, al netto faranno 5-6 anni di carcere – ha sottolineato Gratteri – Dobbiamo cambiare le regole del gioco. Quando i ragazzini di 15 anni non vedranno tonare più dopo soli 5 anni i loro padri, zii, nonni, cugini, allora capiranno che si sta facendo sul serio». Secondo Gratteri inoltre «bisogna riaprire le isole chiuse nel ’94, e cioè Pianosa, Gorgona, Asinara».

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‘Ndrangheta: arrestate 300 persone in Calabria e nord Italia con un maxi blitz della Polizia e Carabinieri Sequestrati beni mobili e immobili per decine di milioni di euro.


‘Ndrangheta: arrestate 300 persone in Calabria e nord Italia con un maxi blitz della Polizia e Carabinieri


Sequestrati beni mobili e immobili per decine di milioni di euro. Maroni: la più importante operazione degli utlimi anni
«Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l’aspetto organizzativo che quello patrimoniale». Sono le parole con cui il ministro dell’Interno  Roberto Maroni ha commentato, congratulandosi con il capo della Polizia Antonio Manganelli e con il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, «l’eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d’Italia».

Un maxi blitz contro la ‘ndrangheta, che ha portato all’arresto di oltre 300 persone in diverse parti d’Italia per vari reati, è stato infatti condotto dalle prime ore di questa mattina da 3.000 uomini della polizia di Stato e dei carabinieri. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione, in particolare, in Calabria e in diverse località dell’Italia settentrionale.

Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall’omicidio all’ estorsione, dall’usura ad altri gravi reati. Gli inquirenti calabresi e lombardi, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno indagato in particolare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia, sia nelle attività produttive e commerciali, sia nel mondo politico e amministrativo locale.

Oltre agli arresti, il blitz delle forze dell’ordine ha portato anche al sequestro di denaro, armi e droga. Nel corso della maxi-operazione contro la ‘ndrangheta sono stati sottoposti a sequestro preventivo, hanno riferito gli stessi investigatori, beni mobili e immobili per decine di milioni di euro.

La maxi-operazione scattata stanotte e denominata ‘Il crimine’ ha colpito le più importanti e potenti famiglie della ‘ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere.
Secondo gli inquirenti sono state di fatto ’destrutturate’ le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo.

«Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia – ha sottolineato Maroni nel comunicato diffuso dal Viminale – sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata».

Fonte: Ministero dell’Interno


NDRANGHETA: PRESO DOMENICO OPPEDISANO,CONSIDERATO N.1


Reggio Calabria 13 luglio 2010.  – Tra gli arrestati nel blitz contro la ‘ndrangheta, si apprende da fonti informate, c’è anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a “capocrimine” – cioè colui che è al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed è denominato “Provincia” – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss.
A quel matrimonio, hanno accertato gli investigatori, vennero decise tutte le cariche di vertice della ‘Ndrangheta: capocrimine fu nominato appunto Oppedisano, a rivestire il ruolo di ‘capo società, cioè il numero 2, è stato scelto Antonino Latella (già arrestato), mentre il ruolo di ‘mastro generalè fu affidato a Bruno Gioffrè. Oppedisano, sottolineano gli investigatori, che è nato e viveva a Rosarno, appartiene al mandamento ‘Tirrenicò, Latella a quello del ‘Centrò, e Gioffrè a quello ‘Jonicò: in sostanza, viene fatto notare, i tre ruoli apicali erano equamente divisi per ogni mandamento. La nomina di Oppedisano divenne effettiva il 1 settembre 2009 a mezzogiorno in punto, al santuario di Polsi durante le celebrazioni per la festa della Madonna. Secondo gli investigatori, Oppedisano è «punto di riferimento dell’intera organizzazione» e «fautore di una politica pacifista all’interno dell’organizzazione», chiamato in causa per la «risoluzione di controversie» sorte nell’ambito della criminalità organizzata per la spartizione di appalti, anche al nord, sia per le liti tra ‘localì anche all’estero«. (ANSA).

‘NDRANGHETA: BLITZ CC-PS; COSCA SI CHIAMAVA “LA LOMBARDIA” –

Stando alle indagini il boss Pino Neri sarebbe stato “eletto” con un vero e proprio brindisi durante una cena a Paderno Dugnano, nel Milanese. Alla riunione avrebbero partecipato diversi esponenti della ‘ndrangheta che hanno deciso di eleggere Neri come boss lombardo. La centralità della struttura messa in piedi dagli ‘ndranghetisti nella regione del Nord sarebbe testimoniata anche dal nome dato all’organizzazione, «La Lombardia», appunto, e si risconterebbe anche dal numero degli arresti effettuati dalle forze dell’ordine proprio in Lombardia, circa la metà dei 300 eseguiti nell’operazione. Secondo le risultanze, il boss avrebbe dato vita a una organizzazione diversa dalla classica struttura ‘ndranghetistica, non solo orizzontale ma anche verticale, una specie di organo di coordinamento. (ANSA).

‘NDRANGHETA: TRA GLI ARRESTATI ANCHE 4 CARABINIERI

Milano, 13 luglio 2010 – Sono quattro i carabinieri arrestati nell’ambito del maxi blitz contro la ‘ndrangheta che ha portato a 300 arresti. Le accuse per i militari sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Tra di loro figura anche Michele Belingieri, un appuntato dell’Arma già ‘noto alle cronachè per aver raccolto, come mostrato da un filmato, bossoli e cartucce sulla scena di un delitto di Rho dove, il 25 gennaio scorso, aveva perso la vita un albanese di 37 anni in seguito a una rissa nel ristorante «Il Brigante». Tra gli indagati figurano poi i nomi di un assessore comunale di Pavia, Pietro Trivi, accusato di corruzione elettorale e di un ex assessore provinciale di Milano, Antonio Oliviero. Trivi, stando a quanto si apprende negli ambienti giudiziari, avrebbe comprato voti dalla criminalità organizzata. Stando alla ricostruzione dell’accusa, l’ex assessore provinciale Oliviero sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, responsabile della Perego Strade, arrestato per associazione mafiosa.

 

Processo Congiusta-Parla il pentito Catalano

Processo Congiusta-Parla il pentito Catalano

“Nel foggiano avevamo stretto amicizia con alcuni esponenti della ‘ndrangheta, tra cui i De Stefano di Reggio Calabria, Pepè Flachi e i Costa di Siderno”.
A parlare il collaboratore di giustizia Antonio Catalano che ha riferito in aula sui rapporti che c’erano tra alcune famiglie della criminalità pugliese e i Costa di Siderno. A fare da collante tra i due gruppi sarebbe stato Bayan Khaled, uomo molto vicino a Tommaso Costa e che avrebbe garantito ad alcune famiglie di riferimento del pentito Catalano l’appoggio della ‘ndrangheta per il rifornimento di droga e armi.
E infatti il collaboratore di giustizia ha raccontato di un viaggio a Gioiosa Ionica per il rifornimento di armi da usare in una guerra di mafia scoppiata a Lucera.
A prendere i contatti con gli esponenti della criminalità calabrese sarebbe stato proprio Bayan Khaled attraverso la sua vicinanza ai Costa. E a giungere invece a Gioiosa per recuperare il munizionamento fu lo stesso pentito Catalano che in quell’occasione cercò la trattativa con due soggetti del luogo, un certo Cosimo e un certo Silvano, poi identificati attraverso delle foto in Cosimo Panaia e Silvano Pugliese.

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Da Piazza Navona comincia la riscossa democratica

fonte dell’articolo:

 

Da Piazza Navona comincia la riscossa democratica
Contro il bavaglio prima tappa in nome di democrazia e Costituzione: ora lo sciopero del 9 luglio

La splendida piazza Navona si è accesa di persone, voci, colori. Sono passati venti minuti dalle 17 e dal palco, hanno fatto il loro ingresso anche le note musicali. L’inno di Mameli. Cantato da tutti quelli che hanno affollato la platea. Così è iniziata la manifestazione indetta dalla Fnsi e da tutti quanti, sindacati, associazioni e privati cittadini , hanno sentito la viscerale urgenza di dire no al bavaglio imposto dal ddl Intercettazioni. Nel momento in cui il governo lo camuffa con lo specchietto per allodole della privacy, tentando inoltre di accelerarne l’iter, l’Italia che si rispecchia nella Costituzione, assetata di democrazia, comincia da qui il suo percorso. Un qui relativo, dato che, è cosa nota, in decine di città italiane e perfino europee (snocciolate tre a caso, Londra, Parigi, Bruxelles) si stanno svolgendo manifestazioni consorelle. Ma l’importante non è l’oggi, è il dare il via a un percorso che il 9 vedrà il blackout informativo dei giornalisti e che soprattutto vuole ritrovarsi a fine luglio in concomitanza con il tentativo governativo di far passare l’emendamento prima della pausa estiva. Nell’attesa un folto gruppo di partecipanti ha mostrato la passione civile e il rifiuto di chi ha compreso il significativo intrinseco della legge: il danneggiamento dei cittadini tramite la privazione dell’informazione. Non solo “carte” dannose per magistrati e giornalisti, danni veri e reali per una partecipazione democratica alla vita del nostro paese. Tiziana Ferrario, giornalista Rai, ha condotto la giornata, iniziando con la lettura dell’Articolo 21 della Costituzione e ricordando la manifestazione associata a Conselice, in Romagna, dove un tempo, si stampavano, durante la Resistenza, manifesti autoprodotti. Una nuova Resistenza.

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‘Ndrangheta, Pm Gratteri forse spiato da un magistrato

‘Ndrangheta, Pm Gratteri forse spiato da un magistrato

Tale rivelazione sarebbe stata fatta da un detenuto legato al clan di Pasquale Condello, detto il «supremo»

01/07/2010  Ci sarebbe un magistrato dietro la microspia trovata nell’aprile del 2007 in un ufficio della Procura di Reggio Calabria utilizzato dal pm Nicola Gratteri, uno dei più impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta, per parlare con gli ufficiali della polizia giudiziaria. Lo scrive oggi il Quotidiano della Calabria.

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