Processo Congiusta-Parla il pentito Catalano

Print Friendly
“Nel foggiano avevamo stretto amicizia con alcuni esponenti della ‘ndrangheta, tra cui i De Stefano di Reggio Calabria, Pepè Flachi e i Costa di Siderno”.
A parlare il collaboratore di giustizia Antonio Catalano che ha riferito in aula sui rapporti che c’erano tra alcune famiglie della criminalità pugliese e i Costa di Siderno. A fare da collante tra i due gruppi sarebbe stato Bayan Khaled, uomo molto vicino a Tommaso Costa e che avrebbe garantito ad alcune famiglie di riferimento del pentito Catalano l’appoggio della ‘ndrangheta per il rifornimento di droga e armi.
E infatti il collaboratore di giustizia ha raccontato di un viaggio a Gioiosa Ionica per il rifornimento di armi da usare in una guerra di mafia scoppiata a Lucera.
A prendere i contatti con gli esponenti della criminalità calabrese sarebbe stato proprio Bayan Khaled attraverso la sua vicinanza ai Costa. E a giungere invece a Gioiosa per recuperare il munizionamento fu lo stesso pentito Catalano che in quell’occasione cercò la trattativa con due soggetti del luogo, un certo Cosimo e un certo Silvano, poi identificati attraverso delle foto in Cosimo Panaia e Silvano Pugliese.

Ma a quanto riferito ieri dal collaboratore “Silvano” non consegnò nessun tipo di arma o munizioni. Alla domanda dell’avvocato Leone Fonte se nell’ambito dei suoi contatti con i Costa Catalano avesse mai sentito parlare di Giuseppe Curciarello il pentito ha risposto di non avere mai conosciuto o sentito parlare di Curciarello, ed ha precisato di non avere mai incontrato personalmente Tommaso Costa. In aula anche il capitano dei carabinieri Vincenzo Giglio che ha riferito delle indagini svolte dai suoi uomini nell’ambito dell’operazione “Mistero”, che ha poi portato all’arresto di alcune persone vicine alla famiglia Ursino di Gioiosa e all’identificazione di Tommaso Costa come presunto killer di Pasquale Simari. Nel rispondere alle domande del pubblico ministero Antonio De Bernardo e degli avvocati della difesa Leone Fonte e Maria Tripodi, l’ufficiale dell’Arma ha ripercorso i punti salienti dell’inchiesta, ricostruendo alcuni rapporti tra esponenti della criminalità di Gioiosa e Tommaso Costa e Giuseppe Curciarello. In aula anche Romano Valvassore, cugino di Gianluca Congiusta che rilasciò una consulenza all’imprenditore di Siderno sui problemi finanziari di Antonio Scarfò (nella foto sotto)
.