Siderno, arrestato l’uomo di fiducia del boss Giuseppe Commisso

Siderno, arrestato l’uomo di fiducia  del boss Giuseppe Commisso

Si tratta di Antonio Futia, latitante ricercato dal luglio scorso, ritenuto dagli inquirenti, l’uomo di fiducia di Giuseppe Commisso, capo dell’omonima cosca

Siderno, arrestato l'uomo di fiducia   del boss Giuseppe Commisso 27/01/2011 E’ finito in manette, Antonio Futia, di 53 anni, latitante e ricercato dal luglio scorso. L’uomo è stato arrestato a Siderno dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Futia, ritenuto dagli inquirenti, l’uomo di fiducia di Giuseppe Commisso, capo dell’omonima cosca di Siderno, era ricercato nell’ambito dell’operazione “Crimine”, che nel luglio scorso aveva portato all’arresto di oltre 300 persone. Nel dicembre scorso, inoltre, è stata emessa un’altra ordinanza nei suoi confronti per l’operazione «Recupero» condotta contro le cosche di Siderno. L’uomo è accusato di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco.

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Operazione “Decollo ter” contro il traffico di droga, 26 arresti

Operazione “Decollo ter” contro  il traffico di droga, 26 arresti
E’ scattata all’alba di stamani una maxi operazione dei carabinieri contro il narcotraffico internazionale gestito dalla ‘ndrangheta
26/01/2011 I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, a carico di 27 persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, intestazione fittizia di beni e reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante mafiosa.
Le indagini del ROS, dopo aver accertato un traffico di tonnellate di cocaina tra il Sud America, l’Australia e l’Europa, ad opera delle cosche vibonesi e jonico-reggine che si approvvigionavano dalle organizzazioni narcoterroristiche colombiane, hanno anche documentato circuiti di impiego dei narcoproventi. Sono state così sequestrate tre società di autotrasporti, attive nel settore della grande distribuzione e controllate dall’organizzazione mafiosa.

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‘NDRANGHETA:  NUOVE TECNICHE DEI BOSS PER EVITARE CARCERE

‘NDRANGHETA: NUOVE TECNICHE DEI BOSS PER EVITARE CARCERE

‘NDRANGHETA:  NUOVE TECNICHE DEI BOSS PER EVITARE CARCERE

(AGI) – Catanzaro, 25 gen. –

“Le organizzazioni criminali hanno affinato le tecniche per sottrarsi alla custodia in carcere”, e la cosa costituisce una problematica allarmante perche’ “l’accesso al regime degli arresti domiciliari dei detenuti per mafia oltre i limitatissimi casi di effettiva incompatibilita’ con il regime carcerario (ed anche in tali casi dovrebbero essere attivati adeguati sistemi di controllo che riducano al minimo i rischi) ha ricadute devastanti sull’ordine e la sicurezza pubblica, sulle esigenze di prevenzione, sui procedimenti penali in corso e sulla stessa complessiva attivita’ di contrasto alla criminalita’ organizzata”.

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‘ndranghetown -Il nuovo romanzo di Paola Bottero


[un noir, ma non solo] [un romanzo su pesi morti e pesi vivissimi. Pesi del passato, del presente e del futuro]

 

 

Sabatini Coletti non ha dubbi: “dicasi” ponte [pón-te] s.m.:

1 Struttura che consente l’attraversamento di un corso d’acqua o il superamento di altri ostacoli […]
2
(fig.) Quanto può servire per mettere in contatto due realtà non comunicanti per vie normali […]

Neppure io ho dubbi, pensando al Ponte sullo Stretto. Difficile, avere dubbi.

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‘ndrangheta, preso il boss Mandalari

‘ndrangheta, preso il boss Mandalari

IL CASO

‘ndrangheta, preso il boss Mandalari
andava all’appuntamento con la moglie

Ritenuto dai carabinieri il capo della ‘locale’ di Bollate, a luglio era sfuggito al blitz scappando
in extremis dalla sua villa bunker. Gli investigatori lo hanno sorpreso a San Giuliano Milanese

di MASSIMO PISA

Seguire le donne, fiutare i passi dei familiari. La vecchia regola investigativa, applicata alla lettera dai carabinieri del gruppo di Monza guidati dal colonnello Giuseppe Spina, ha permesso di mettere le manette al più importante latitante di ‘ndrangheta sfuggito alla maxioperazione “Infinito” del 13 luglio scorso. Vincenzo Mandalari, 50 anni, catanzarese di Guardavalle e capo della “locale” di Bollate, è finito in manette alle 18 di venerdì scorso.

Gli investigatori lo hanno pizzicato a San Giuliano Milanese: andava a un appuntamento con la moglie, uno dei tanti dopo quella fuga precipitosa dalla sua villa-bunker di via San Bernardo, a Bollate, un fortino protetto da muri e telecamere in cui venne catturato il fratello Nunziato.

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Cerchi un mutuo in banca a Milano? La scorciatoia c’è: affiliati alla ‘ndrangheta e qualche porta…

Cerchi un mutuo in banca a Milano? La scorciatoia c’è: affiliati alla ‘ndrangheta e qualche porta…

Roberto Galullo

Le ordinanze vanno lette. Non c’è niente da fare siori miei.

Se ci si ferma alle veline delle Procure siamo fritti.

Prendiamo l’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria Roberto Carrelli Palombi, letti gli atti del procedimento, ha disposto l’arresto di 12 persone  nel coso dell’inchiesta Reale 3 della Dda di Reggio.

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De Sena a Galullo: “Cambiare approccio con la Calabria”

De Sena a Galullo: “Cambiare approccio con la Calabria”

De Sena a Galullo: “Cambiare approccio con la Calabria”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito la nota inviata da Luigi De Sena al blog di Roberto Galullo

Caro Roberto,
sarebbe un gran passo in avanti se si iniziasse a parlare della Calabria diversamente, concentrando cioè l’ attenzione su quella parte di popolazione onesta e capace
che lavora in silenzio, dignitosamente,  con grande spirito di sacrificio e grande senso del dovere.

In Calabria la gente onesta esiste.

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Cinque gennaio, Catania chiama Calabria

Cinque gennaio, Catania chiama Calabria

di Federica Motta | 06/01/2011 |

Sei cronisti minacciati dalla ‘ndrangheta e il magistrato Nicola Gratteri hanno preso parte alle manifestazioni per Giuseppe Fava. Tra gli argomenti trattati anche le inchieste che hanno toccato Lombardo e Ciancio e il futuro della Procura di Catania
A sei cronisti calabresi il premio “Pippo Fava”


«Non c’è ragione perché il governo si assuma il merito dei successi investigativi contro la mafia. L’80% degli arresti fatti nel 2010 fanno parte di indagini e procedimenti iniziati 6 o 8 anni fa. Cosa c’entrano il ministro Maroni o il ministro Alfano? Raccontare le indagini di mafia in questo modo rappresenta un caso di cattiva informazione». A parlare è il dott. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, da anni attivo nella lotta alla ‘ndrangheta, intervenuto il 5 gennaio al Centro Culturale Zo di Catania, in occasione del Premio Fava 2011.

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