Stavolta contiamoci!!!

Stavolta contiamoci!!!
L’ennesimo segnale di ostilità nei confronti di Giuseppe Lombardo – e quindi contro tutta la Procura di RC – ci chiama di nuovo a manifestare pubblicamente la nostra solidarietà.
Sito Ufficiale Associazione Gianluca Congiusta onlus
Stavolta contiamoci!!!

Stavolta contiamoci!!!
L’ennesimo segnale di ostilità nei confronti di Giuseppe Lombardo – e quindi contro tutta la Procura di RC – ci chiama di nuovo a manifestare pubblicamente la nostra solidarietà.


I rilievi nel parcheggio del Palazzo di Giustizia a Reggio Calabria (ansa)
di GIUSEPPE BALDESSARRO
Pale e rastrelli che cercano con insistenza di estirpare il dolore
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Arriviamo così a Siderno dove ci aspetta la famiglia Congiusta davanti alla lapide che ricorda le vittime innocenti delle mafie e in particolare Gianluca,nel luogo dove è stato ammazzato il ventiquattro maggio 2005,proprio lì,in mezzo alla strada. Il blocco di pietra grezza della stele avvolge un cuore di marmo bianco che svetta lucente in alto,facendosi spazio emerge dalla pietra che lo soffoca,rompendola lancia un grido di speranza.
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| Vincenzo Mandalari |

Mafie in pentola a Locri
Domenica 2 ottobre – LOCRI (RC)
Laboratorio sul tema Mafia e Politica – Centro Salesiano – ore 16.00/20.00
Cibo, agricoltura biologica, lavoro e consumo consapevole diventano strumenti per combattere quotidianamente la ‘ndrangheta.
Nelle piazze, nei teatri e nelle scuole, da Cosenza a Reggio, un intenso programma pianificato da Libera, con lo spettacolo di Tiziana Di Masi

LA ‘NDRANGHETA SI FA FORTE ANCHE DELLE STRETTE DI MANO
di GIUSEPPE PIGNATONE
Un anno fa, a Reggio, migliaia di persone hanno sfilato per le vie della città esprimendo la loro solidarietà ai magistrati e alle altre vittime delle violenze e delle minacce gravissime dei mesi precedenti e gridando il loro NO alla ‘ndrangheta; hanno dato così voce e presenza alla stragrande maggioranza dei calabresi e hanno combattuto quello che per Martin Luther King è il maggior pericolo per la democrazia: il silenzio degli onesti.

La donna è nata nel 1980 e si è già pentita due volte, attualmente era agli arresti domiciliari per evasione . Giuseppina è figlia del boss detenuto Salvatore Pesce dell’omonima cosca della ‘ndrangheta che insieme ai Bellocco si divide il dominio del territorio di Rosarno.

Mosaico dei giorni
I giovani senza manovra
16 settembre 2011 – Tonio Dell’Olio

Leggere le varie edizioni rivedute e corrette della manovra finanziaria era come addentrarsi d’un colpo nello studio di una lingua orientale.

E’ in corso da stamani l’operazione “Metano a San Luca”, durante la quale i carabinieri di Reggio Calabria hanno effettuato sette fermi di indiziato di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di altrettante persone ritenute affiliate alla cosca della ‘ndrangheta dei Mammoliti, alias “fischiante”, di San Luca.
Vincenzo Cordì da ieri è un uomo libero
Ha lasciato la casa circondariale di Terni dove ha scontato 12 anni, molti in regime di carcere duro – A carico del boss, oggi 54enne, il solo obbligo della sorveglianza speciale
LOCRI – Erano circa le undici di ieri mattina quando Vincenzo Cordì, ritenuto al vertice dell’omonima consorteria di Locri, ha lasciato la casa circondariale di Terni dove ha trascorso gli ultimi anni di detenzione in regime di carcere duro. Nei suoi confronti rimane il solo obbligo della sorveglianza speciale nel comune di Locri per i prossimi tre anni, come disposto dal Tribunale reggino delle misure di prevenzione che, nel 1999, ha rigettato la richiesta della Procura e della Questura, di sequestro di alcuni suoi beni.
Enzo Cordì, 54 anni tra un mese, ha finito di scontare 12 anni di condanna a seguito delle sentenze passate in giudicato dei due processi denominati “Primavera”.
In “Primavera 1″ Vincenzo Cordì è stato condannato a quasi 10 anni di carcere quale capo promotore della consorteria, mentre in “Primavera 2″ ha preso 5 anni per quelli che sono passati alla cronaca dell’epoca come i “fatti di Locri”, con riferimento al blocco stradale e ferroviario, e al lutto cittadino imposto per il decesso di un giovane avvenuto in un incidente stradale con la scorta di un magistrato. La somma delle due pene era di 15 anni di detenzione.
Cordì sarebbe dovuto quindi uscire nell’aprile del 2014: ha ottenuto la liberazione anticipata grazie a due diversi provvedimenti.
Da ultimo quello emesso dal magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Spoleto, competente per territorio, che nel giugno scorso ha concesso 405 giorni, in accoglimento dell’istanza presentata dall’avvocato Giovanni Taddei, difensore di Cordì, che aveva evidenziato il possibile riconoscimento di ulteriori benefici che, se fossero stati accordati, avrebbero portato alla scarcerazione dell’ormaiex detenuto prima dell’estate.
Con l’operazione Primavera, eseguita il 31 ottobre del 1997 dai carabinieri di Locri, coordinati dalla locale Procura, gli investigatori avevano chiuso il cerchio sulla ripresa della faida di Locri, scoppiata a causa di contrasti in un giro di affari illeciti, che vedeva contrapposti i Cordì ai Cataldo, iniziata con l’eclatante strage di piazza Mercato del 1967, in cui trovò la morte anche Domenico Cordì, padre di Vincenzo.
L’uomo, a fine 2005 fu anche coinvolto nell’operazione “Arcobaleno”, con la quale la Distrettuale antimafia reggina ha fatto luce sull’omicidio di Francesco Fortugno.
Le accuse contro Vincenzo Cordì non riguardavano l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese, bensì l’ipotesi investigativa di un “timore” da parte del presunto boss che alcuni tra i giovani arrestati, ritenuti “vicini” alla famiglia, potessero pentirsi. Da quella accusa Cordì, difeso dall’avvocato Giovanni Taddei, fu assolto dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, dopo una sentenza di condanna in primo grado a 12 anni.
Sempre il 2005 ha segnato un lutto per Vincenzo Cordì. In quell’orribile anno di cronaca nera, infatti, il 31 maggio fu ucciso, a Siderno, suo fratello Salvatore. Omicidio per il quale è in corso il processo davanti alla Corte d’assise di Locri contro i presunti esecutori materiali e che, per la Dda di Reggio Calabria, ha segnato una ripresa della faida che, sempre secondo i magistrati dell’antimafia, si sarebbe conclusa con una pace approvata dal “ghota” della ‘ndrangheta, come riportato nell’ordinanza custodiale dell’operazione “Locri è Unita” eseguita nel novembre del 2010.
di Rocco Muscari
da gazzettadelsud.it