Pale e rastrelli che cercano con insistenza di estirpare il dolore

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Pale e  rastrelli che cercano con insistenza di estirpare il dolore

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Arriviamo così a Siderno dove ci aspetta la famiglia Congiusta davanti alla lapide che ricorda le vittime innocenti delle mafie e in particolare Gianluca,nel luogo dove è stato ammazzato il ventiquattro maggio 2005,proprio lì,in mezzo alla strada. Il blocco di pietra grezza della stele avvolge un cuore di marmo bianco che svetta lucente in alto,facendosi spazio emerge dalla pietra che lo soffoca,rompendola lancia un grido di speranza.

 

Tanti puntini rossi,con addosso le magliette del campo “Estate Liberi!”,riempiono improvvisamente la strada,bloccano il traffico ed iniziano a prendersi cura di quello spazio,di quella storia,di quel momento, e in qualche modo anche di questa terra di Calabria e del suo (nostro) futuro. Pale, rastrelli, scope, sacchi che cercano con insistenza di estirpare il dolore sul ciglio della strada, di buttare via le sterpaglie dell’indifferenza e della noncuranza, che cercano di fare spazio ai fiori freschi dell’aiuola che avvolge il monumento, per riabituarsi un po’tutti al bello,perché purtroppo,come ci ha detto poi Stefania Grasso nell’incontro pomeridiano “Noi calabresi non abbiamo più l’occhio educato al bello”. Mario e Donatella ci danno indicazioni, ci ringraziano e ci sorridono emozionati, ci trattano come fossimo figli loro e si preoccupano pure di portarci acqua e frutta per resistere al sole. Le lezioni di umanità che impariamo da loro non potranno mai eguagliare quello che diamo in cambio.

Ci stringiamo in un cerchio tutt’intorno al monumento e all’improvviso si crea una grande rete, solida, vibrante di emozione, di voglia di cambiamento: un grande cerchio con noi ragazzi di Libera, Francesco e Giuseppe (responsabili del campo), Mario e Donatella, i giornalisti locali, gli amici, alcuni abitanti di Siderno. Facciamo silenzio. Poi tutt’a un tratto parte, prima piano poi sempre più forte, sempre più coordinato, sempre meno timido ma orgoglioso e commosso un grande applauso, che continua e continua e continua….sembra non voglia smettere mai. Vengono i brividi. Ci guardiamo negli occhi, lucidi, sorridiamo: un cerchio è la figura più democratica, dove tutti i punti sono uguali, hanno la stessa distanza dal centro e si guardano in faccia l’un l’altro.

Riponiamo le pale e i rastrelli, ma continuiamo a utilizzare gli attrezzi dell’emozione: ci dirigiamo verso il municipio, vicino alla sede dell’Associazione Gianluca Congiusta, dove Mario ci racconterà delle sue battaglie per la legalità e la giustizia.

Dalla “cassetta dei pensieri”del campo:

Durante il lungo applauso in cerchio intorno alla stele, piano piano le mani hanno cominciato a battere allo stesso ritmo. Sessanta paia di mani intorno a te che battono all’unisono sono già –non me ne era mai reso conto- una sensazione fisicamente forte. Ma il bello è che poi non ce l’aveva detto nessuno: era successo, un po’alla volta, magari all’inizio per caso. Non mi era mai successo di assistere ad un applauso così particolare, così unito, e mi ha fatto pensare che assomiglia alla cultura della legalità: le leggi non bastano alla giustizia, ma tracciano il ritmo su cui si ritrovano le persone vere,quelle libere. E le persone libere si ritrovano –come in questo campo e, col tempo, in questi territori- non perché si fanno un gesto di cortesia a vicenda,ma perché trovano perfettamente naturale essere finalmente comunità per salvare il nostro paese.