Rocco Mangiardi e il no alla ‘ndrangheta e ai premi

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mario con rocco mangiardi e lucanoNella foto: Mimmo Lucano-Mario Congiusta- Rocco Mangiardi

In questi anni la Calabria, ma ancora non l’Italia, ha imparato a conoscere un “cittadino responsabile”, come ama definirsi Rocco Mangiardi, piccolo imprenditore che a a Lamezia Terme ha detto no alla ‘ndrangheta e puntato il dito contro i boss. Ora con la determinazione e la chiarezza che lo ha sempre contraddistinto spiega il perché del suo no al premio “Il pacchero d’argento”. Ecco il suo scritto integrale.

“Ci sono premi che per scelta di vita e per coerenza bisogna rifiutare.
Grazie, no!
Qui di seguito, le motivazioni del mio “No” al signor Magarò come candidato al premio “Il pacchero d’argento”.
Gentilissimo signor Magarò,
Nel ringraziarla anticipatamente per avere pensato, tra gli altri, anche alla mia persona, come candidato al premio denominato “Il Pacchero d’argento” le voglio comunicare, le motivazioni per le quali non intendo accettare tale conferimento.
Ritengo doveroso informarla sul perché di questa mia scelta, e poiché io non sono abituato ad inventare scuse, le descrivo qui di seguito dettagliatamente le motivazioni della mia rinuncia.
Un premio per la legalità, e Lei essendo stato presidente della precedente commissione antimafia regionale, mi insegna, è una cosa molto importante e, proprio perché importante, per i contenuti forti che dovrebbe avere da parte di chi la rappresenta, io ritengo orgogliosamente di non accettarla.
Sia bene inteso, io ritengo che lei abbia agito nel periodo del suo impegno istituzionale in buona fede e io e tanti altri come me (familiari delle vittime innocenti In primis), speravamo, non di avere riconoscimenti, non di avere “targhe”, ma semplicemente la vicinanza delle autorità preposte. Autorità come in quel momento era la sua, che facesse davvero un vero sparti acqua tra le vittime e carnefici, fra la legalità e l’illegalità.
Speranza disillusa fin dal primo momento, quando, invece di fare la scelta di vicinanza alle vittime che avrebbero certamente dato un contributo appassionato e proficuo contro la ‘ndrangheta, si è ritenuto opportuno invece, fare la lotta alle mafie con le “caramelline anti-‘ndrine” e quant’altro, tra le quali le installazioni delle targhe davanti ai portoni dei municipi calabresi con su scritto “Qui, la ‘ndrangheta non entra!”, mentre in quel preciso momento (vedi una per tante, Gioia Tauro), aveva bisogno di una insegna con la dicitura ben diversa e di questo tipo: “Da qui la ‘ndrangheta se ne deve andare!”.
Sottolineo che lei, da presidente della commissione regionale antimafia, non si è mai disdegnato del “comportamento poco etico” dei suoi “onorevoli” colleghi che giorno dopo giorno finivano ne libro degli indagati.
Gentilissimo signor Magarò, dopo la prima telefonata intercorsa tra noi nella quale lei mi parlava della premiazione, ho ricevuto anche il suo sms, dove lei mi chiede di inviarle tramite indirizzo e-mail testualmente questa cosa: ”Mi mandi una tua nota con le tue battaglie contro le mafie”, pensavo la scelta di un candidato al premio fosse una scelta dettata dalle motivazioni di una giuria, e non del premiato prescelto, le consiglio di conservare il premio e di attestarlo a qualcuno che lei senza altro userà l’accortezza di conosce meglio.
Le auguro una buona vita e che sia di vero cambiamento.
Rocco Mangiardi”

(la fonte dell’articolo è  Crotone News).