Il primo giorno di primavera. Il giorno Della Memoria e dell’Impegno

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di Daniela Marcone, responsabile settore Libera memoria

Ogni anno l’approssimarsi della giornata del 21 marzo crea un’aspettativa molto intensa di incontro e condivisione del ricordo di coloro che le mafie hanno portato via.

Dopo ventidue anni d’impegno, questa aspettativa è largamente condivisa tra i tanti volontari di Libera attivi sui territori, all’interno della rete dei familiari di vittime innocenti, così come tra i giovani e i cittadini di tutte le età del nostro Paese.
La Giornata della memoria e dell’impegno appartiene sempre di più a tanti.
Noi abbiamo ritenuto, in un percorso iniziato insieme alla nascita di Libera, che fosse imprescindibile tutelare il diritto al ricordo di tante vittime innocenti delle mafie, le cui storie e la cui morte erano sconosciute ai più. Storie sepolte dall’indifferenza, dal silenzio di comunità omertose che non ritengono prioritario ricordare chi ha pagato con la vita un impegno lavorativo, un modo di essere coerente e onesto o, ancor più grave, il vivere la propria vita in un luogo in cui tra le strade si spara, senza alcuna pietà.
Quell’oblio è stato, per molti di noi parenti di quelle vittime, la circostanza dolorosa che ha segnato ulteriormente le nostre vite, subito dopo il terribile giorno in cui i nostri cari sono stati uccisi.
Ci sono parole che feriscono profondamente, come proiettili. Ancora oggi ho difficoltà a definire ciò che è accaduto a mio padre come omicidio, o scrivere di lui come di una persona che è stata uccisa. Mi perdo a caccia di termini e definizioni che rendono meno duro descrivere ciò che è successo. Forse, però, dopo tanti anni sarebbe opportuno ritornare a parlare di assassinii, di persone uccise, riprendere a utilizzare le parole per “graffiare” le coscienze, come il nostro presidente don Luigi Ciotti ripete sempre.
L’elenco del 21 marzo, un elenco che contiene più di 900 nomi, che tende ad aumentare man mano che i nostri volontari scavano nelle storie dei territori in cui si impegnano, è un elenco di persone uccise senza pietà. Ciò che è accaduto in tante delle nostre famiglie, per ciò che ci è dato sapere in oltre 900 famiglie, fa orrore.
Disegna una cartina geografica di crimini gravissimi commessi, a fronte dei quali è stata inflitta molta sofferenza.
Eppure, il nostro obiettivo primario non è ricordare la sofferenza delle persone che hanno subìto un evento così tragico, bensì ricordare che a partire da quell’evento delittuoso è necessario impegnarsi sempre di più e meglio, per un mondo libero dalle mafie. A partire dagli eventi tragici che hanno colpito tanti di noi, quasi una guerra combattuta nei nostri territori in varie decine di anni, è importante tenere a mente che le mafie uccidono all’interno delle nostre comunità anche senza utilizzare armi.
Ma in molti luoghi si continua a sparare: guerre fra clan che coinvolgono inermi passanti, che atterriscono gli abitanti di quartieri alla deriva.
Da qui la scelta, a partire dal 2016, di celebrare la Giornata della memoria e dell’impegno in moltissimi luoghi, significativi per ciò che di grave accade nel quotidiano o per risvegliare coscienze sopite che rischiano di macchiarsi della colpa dell’indifferenza.
Quest’anno dalla Calabria è giunta la richiesta di celebrare il momento nazionale della giornata a Locri, in provincia di Reggio Calabria. Una terra bellissima ma gravemente danneggiata dai colpi della ’ndrangheta.

La richiesta è stata formulata dal Vescovo di Locri, Mons. Francesco Oliva, dal coordinamento regionale di Libera e da alcuni familiari calabresi di vittime innocenti. Ci hanno chiesto di poter dare un segnale forte dell’esistenza, in quel difficile territorio, di persone che si impegnano affinché le cose cambino. Lo abbiamo accolto senza alcun indugio.
La Locride è anche la terra in cui è concentrato un numero tra i più alti d’Italia di familiari di vittime innocenti che non hanno avuto risposte di giustizia e verità sull’omicidio dei loro cari. I responsabili di reati gravissimi sono ancora senza volto.
Non è facile garantire giustizia a quelle morti: è una terra dove molti hanno preferito girare la testa dall’altra parte e non collaborare con magistrati e forze dell’ordine. Ma, in questo contesto così complesso, molti familiari di vittime innocenti non si sono arresi e hanno trasformato il dolore in impegno, portando avanti all’interno di Libera e nel loro difficile quotidiano una battaglia senza armi, trattenendo le lacrime e forzandosi a raccontare affinché le singole storie dei loro cari uccisi non fossero dimenticate.
Sappiamo che la memoria del passato non può che nutrirsi di singole storie, senza di esse il passato non ha una concreta possibilità di modificare il futuro e, perché no, il presente. Abbiamo bisogno quasi di uno sguardo strabico, senza perdere di vista i tanti lutti dolorosi, dobbiamo guardare con forza e determinazione avanti a noi.
Le storie delle vittime calabresi sono tra le meno conosciute, e questo ci parla della profonda solitudine in cui hanno vissuto quelle famiglie. Libera ha dato loro voce e quelle storie, quei volti non rassegnati, la richiesta che è venuta da più parti di essere al loro fianco, ci raccontano di una speranza viva. Insieme saremo i testimoni della bellezza di quella terra di Calabria e pianteremo semi forti di memoria vitale. Punto di arrivo e di partenza per rinnovare il reciproco impegno a non dimenticare e a partire dal ricordo, costruire un futuro in cui ciò che è accaduto “non accada mai più”.

fonte: Narcomafie