Ndrangheta, maxi operazione antidroga “Cosa nostra si rifornisce dai calabresi”

Print Friendly

poliziacarabinieri_interna-nuova

Cinquantaquattro fermi il clan Commisso, di Siderno e Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica. Gratteri: “Ora i siciliani dipendono dagli ‘ndranghetisti totalmente sul campo degli stupefacenti”. Emersi anche investimenti in negozi di fiori olandesi e in cioccolata. E nelle intercettazioni un boss si lamenta di quanto sia faticoso contare i soldi con la macchinetta

Si lamentano, perché la mole di lavoro è diventata particolarmente pesante. Non si tratta di semplici operai calabresi che hanno lasciato l’Italia per andare a lavorare in Olanda: sono boss della ‘Ndrangheta, che protestano al telefono perché è diventato troppo pesante, in una sola notte, contare con la macchinetta tutti i soldi arrivati in una settimana dal traffico di droga. È una delle intercettazioni che la procura di Reggio Calabria ha potuto ascoltare grazie alla collaborazione con i Paesi Bassi, e che ha portato alla maxi operazione anti ‘ndrangheta contro il clan Commisso, che opera a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, con proiezioni in Canada e Olanda, e contro i Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica.

“Si tratta di un’operazione storica perché è stata colpita una ‘ndrangheta elitaria“,ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, commentando i cinquantaquattro fermi scaturiti da due indagini diverse (della procura di Roma e di Reggio) e coordinate dalla Procura nazionale antimafia.

L’inchiesta ha portato allo scoperto che i due clan sono diventati “riferimento della mafia per il traffico di marijuana”. Un dato che dimostra come la ‘ndrangheta stia diversificando gli affari, rispetto al traffico di cocaina, storica “specialità” dell’organizzazione criminale calabrese. Ed è per questo che il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri ha definito l’indagine “una delle tre più importanti sulla ‘ndrangheta degli ultimi 10 anni: la famiglia Commisso di Siderno è la più rilevante in questo momento”. “Ora – ha continuato Gratteri – è Cosa nostra che chiede all’ndrangheta la droga, si rifornisce dalla criminalità calabrese, che ha preso le redini di questo traffico a tutti gli effetti. Anche Cosa nostra americana non parla più italiano, non c’è più il legame di prima con la Sicilia. Adesso la mafia americana si affida ai calabresi per spaccio e traffico, soprattutto di cocaina. Milano, invece, è la più grande piazza di consumo di cocaina d’Europa”.

L’operazione ha permesso tra l’altro di scoprire, ha aggiunto “il deposito delle armi del clan Commisso, che conta almeno 500 killer pronti a sparare“. Ma non cè solo sul traffico di droga e di armi che investono le ‘ndrine. La ‘ndrangheta, infatti, è arrivata a fare affari anche coi fiori olandesi. “Una delle figure di spicco è titolare di società di import-export di fiori anche in Olanda, nelle quali investiva il denaro da riciclare”, ha detto Cafiero de Raho. Una diversificazione dei profitti che non stupisce gli inquirenti. “La ‘ndrangheta ha grande flessibilità nell’adattarsi a ciò che il mercato offre e anche la capacità di agire in previsione sui segmenti che a un certo punto tireranno”, ha spiegato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino. Oltre all’associazione mafiosa, al traffico di stupefacenti e alle intestazioni fittizie di società, tra i reati contestati dalle due procure c’è anche il riciclaggio di 250 tonnellate di cioccolata Lindt sottratta all’azienda, per un valore di 7,5 milioni.

Fonte:il fattoQuotidiano.it