DELITTO CONGIUSTA-Nuova udienza dell’appello bis sull’imprenditore di Siderno

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Sarà sentita la moglie del pentito
La Corte ha accolto la richiesta dei magistrati De Bernardo e Galletta

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Gianluca Congiusta

di GIOVANNI VERDUCI
REGGIO CALABRIA – La moglie di Giuseppe Costa, pentito dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta di Siderno, sarà sentita nell’ambito del processo d’appello bis sulla morte di Gianluca Congiusta.


Lo ha deciso, al termine dell’udienza di ieri, il presidente del collegio giudicante
della Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria rispondendo positivamente ad una richiesta avanzatadal pubblico ministero Antonio De Bernardo e dal sostituto procuratore generale Domenico Galletta.
La corte ha ritenuto pertinente la richiesta della pubblica accusa, sostenuta anche dall’avvocato della famiglia Congiusta Giuseppe Sgambellone, nonostante l’opposizione dell’avvocato Sandro Furfaro, legale dell’unico imputato Tommaso Costa.
La donna dovrà presentarsi in tribunale il prossimo 20 luglio e da Reggio Calabria è già partita la richiesta al Servizio centrale di protezione che, da quando Giuseppe Costa ha deciso di passare fra le fila dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata calabrese, ne
cura la sicurezza nella località segreta in cui risiede.
In particolare il pubblico ministero e il sostituto procuratore cercheranno di riscontrare
il senso di alcune sue conversazioni intrattenute in carcere con il marito ed intercettate dalle forze dell’ordine che, per l’accusa, potrebbero dare un inquadramento più preciso a
tutto quello che ha portato alla morte del giovane imprenditore di Siderno.
Durante l’udienza di ieri, infine, è stato sentito anche un testimone che si è intrattenuto
sul sistema usato per le intercettazioni.
Come si ricorderà la Suprema Corte ha chiesto di chiarire il movente del delitto, che per due gradi di giudizio è stato sempre lo stesso: Tommaso Costa, unico imputato, avrebbe deciso di uccidere Congiusta perché era venuto a conoscenza di una lettera estorsiva che lo stesso boss avrebbe fatto recapitare ad Antonio Scarfò, all’epoca suocero dell’imprenditore Gianluca.

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Giuseppe Costa

Fonte: il quotidiano