Stato-mafia, Ingroia: “Dal Guatemala dirò quel che so e non posso dire su trattativa”

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da Carlo Paduano *
La Corte Costituzionale nella seduta del 23 ottobre ha dichiarato l’incostituzionalità della mediazione obbligatoria, così come da noi sostenuto all’indomani della sua entrata in vigore. Nata dalla fervida fantasia del famoso giurista Angelino Alfano che in circa tre anni di guida del Dicastero della Giustizia ha raggiunto il singolare primato di aver dato vita e/o contribuito a dare vita ad una serie di iniziative legislative che – quando non dichiarate, in tutto o in parte, incostituzionali ovvero denunciate di incostituzionalità – si sono segnalate, nella migliore delle ipotesi, per la loro palese inattitudine a risolvere i problemi oggetto delle modifiche legislative.
Il Procuratore Giancarlo Caselli
Una maxi-operazione dei carabinieri contro la ‘Ndrangheta è in corso tra il Piemonte e la Calabria: 22 le ordinanze di custodia cautelare eseguite, su ordine del gip di Torino. I carabinieri stanno anche facendo 40 perquisizioni e sequestri di beni. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri di Torino riguardano affiliati alla ‘ndrangheta ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione e altro. Ad alcuni degli arrestati sono stati sequestrati beni mobili e immobili del valore stimato di diversi milioni di euro.

Mattinata in rosarno (reggio calabria), n via copernico nr. 3, i Carabinieri di Gioia tauro e lo squadrone eliportato cacciatori “calabria”, localizzavano e traevano in arresto il latitante gallo domenico, nato a taurianova (rc) il 30.01.1980, residente a rosarno, nullafacente, pluripregiudicato, ricercato dal mese di maggio del corrente anno. L’Arrestato è è responsabile di numerosi reati contro la persona ed il patrimonio commessi in calabria tra il 2000 ed il 2010. A carico del GALLO risultano i reati di associazione per delinquere (associazione promossa e diretta da BELLOCCO Umberto, BELLOCCO Pietro e NOCERA Francesco) finalizzata al compimento di numerose rapine (anche a danno di istituti di credito) ed estorsioni, ricettazione, violenza a pubblico ufficiale, porto e detenzione abusiva di arma clandestina, acquisto, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, guida senza patente, falsità materiale, violazione degli obblighi.I Finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, unitamente al personale della Direzione Investigativa Antimafia ed ai militari dell’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, al termine di articolate indagini di polizia giudiziaria – coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia – in esecuzione di provvedimenti ablativi emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria – hanno sequestrato un ingente patrimonio mobiliare, immobiliare e societario in pregiudizio degli imprenditori reggini RAPPOCCIO Pasquale e SICLARI Pietro, accusati di legami con la ‘ndrangheta.

Potrebbero tornare in carcere gli imputati

Silvio Berlusconi sapeva tutto sui soldi rubati da Franco Fiorito al partito e non ha preso alcun provvedimento per più di un mese. Già il 6 agosto del 2012, quasi quaranta giorni prima dell’esplosione del caso, il capo del suo gruppo in consiglio regionale, Francesco Battistoni, scriveva al Cavaliere per segnalargli le spese pazze, i bonifici all’estero sui conti personali e i prelievi in contanti dai fondi del gruppo, alimentati con i soldi dei contribuenti. L’ex premier non era il solo a sapere. Anche il segretario del Pdl Angelino Alfano e il coordinatore, Denis Verdini, hanno ricevuto la lettera sulla razzia di soldi pubblici in seno al Pdl laziale. Eppure né il leader né il segretario né il coordinatore del Pdl hanno preso le opportune iniziative politiche e giudiziarie. Anzi. Dopo l’esplosione del caso Fiorito, il 20 settembre, sarà Battistoni a essere destituito da capogruppo.


Silvia Fagnani sorrideva in foto con Berlusconi, il presidente del Pdl, il partito che l’aveva fatta diventare consigliere comunale a Sedriano.
E’ lei uno dei personaggi di punta di questa nuova borghesia lombarda legata alla ‘Ndrangheta, capace di condizionare le elezioni e fare affari
alle spalle dei cittadini.
Affari. Donne e «troioni». Le figlie in politica e con un posto assicurato all’Aler, azienda pubblica di residenza popolare. Poi le foto con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, le Ferrari, i night club, la corruzione e i ricatti alla politica di centrodestra. E quindi le storie di corna e di letto che non possono mai mancare in provincia. Il ritratto degli esponenti della ‘Ndrangheta in Lombardia è quello di un classe dirigente che negli anni ha saputo camuffarsi alla perfezione tra le maglie della buona borghesia di rito ambrosiano. È una classe dirigente cresciuta nel mito del Cavaliere e di Forza Italia, del «non fare della politica una professione»
I colletti bianchi delle cosche calabresi hanno imparato a muoversi con abilità negli anni, hanno saputo scalzare mafia e camorra. Hanno amici in politica o tra chirurghi di fama. Conoscono il codice di diritto commerciale, vantano avvocati e commercialisti di grido, aprono e chiudono aziende in tutte le zone del territorio lombardo. Ci sanno fare. Fanno estorsioni in bar e ristoranti, da Cremona fino a Morbegno, in provincia di Sondrio.
Della banda il personaggio di spicco è Eugenio Costantino detto “l’elegantone” e ritenuto dagli inquirenti personaggio centrale dell’operazione e delle attività della cosca Di Grillo-Mancuso. Costantino è personaggio dai mille volti con interessi che vanno dall’imprenditoria (fino al 2004 è socio accomandante della società La Triade, insieme a Camillo Rende, arrestato e poi condannato a 6 anni e 8 mesi per associazione di stampo mafioso e usura), alla politica, passando per episodi criminali di tipo estorsivo.
Secondo l’antimafia di Milano Costantino partecipa alle attività della cosca «come procacciatore di “affari” e di contatti». È lui che, stando alle indagini, procura il contatto con l’assessore alla Casa di Regione Lombardia Domenico Zambetti, poi coltivandolo nel tempo arrivando alla compravendita di voti per sostenere l’assessore.
