Medici e professionisti: la ‘Ndrangheta bene della Lombardia

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Medici e professionisti: la ‘Ndrangheta bene di Lombardia

Alessandro Da Rold e Luca Rinaldi

Silvia Fagnani sorrideva in foto con Berlusconi, il presidente del Pdl, il partito che l’aveva fatta diventare consigliere comunale a Sedriano.

E’ lei uno dei personaggi di punta di questa nuova borghesia lombarda legata alla ‘Ndrangheta, capace di condizionare le elezioni e fare affari

alle spalle dei cittadini.

Affari. Donne e «troioni». Le figlie in politica e con un posto assicurato all’Aler, azienda pubblica di residenza popolare. Poi le foto con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, le Ferrari, i night club, la corruzione e i ricatti alla politica di centrodestra. E quindi le storie di corna e di letto che non possono mai mancare in provincia. Il ritratto degli esponenti della ‘Ndrangheta in Lombardia è quello di un classe dirigente che negli anni ha saputo camuffarsi alla perfezione tra le maglie della buona borghesia di rito ambrosiano. È una classe dirigente cresciuta nel mito del Cavaliere e di Forza Italia, del «non fare della politica una professione»

I colletti bianchi delle cosche calabresi hanno imparato a muoversi con abilità negli anni, hanno saputo scalzare mafia e camorra. Hanno amici in politica o tra chirurghi di fama. Conoscono il codice di diritto commerciale, vantano avvocati e commercialisti di grido, aprono e chiudono aziende in tutte le zone del territorio lombardo. Ci sanno fare. Fanno estorsioni in bar e ristoranti, da Cremona fino a Morbegno, in provincia di Sondrio.

Della banda il personaggio di spicco è Eugenio Costantino detto “l’elegantone” e ritenuto dagli inquirenti personaggio centrale dell’operazione e delle attività della cosca Di Grillo-Mancuso. Costantino è personaggio dai mille volti con interessi che vanno dall’imprenditoria (fino al 2004 è socio accomandante della società La Triade, insieme a Camillo Rende, arrestato e poi condannato a 6 anni e 8 mesi per associazione di stampo mafioso e usura), alla politica, passando per episodi criminali di tipo estorsivo.

Secondo l’antimafia di Milano Costantino partecipa alle attività della cosca «come procacciatore di “affari” e di contatti». È lui che, stando alle indagini, procura il contatto con l’assessore alla Casa di Regione Lombardia Domenico Zambetti, poi coltivandolo nel tempo arrivando alla compravendita di voti per sostenere l’assessore.

«Hai visto quel “pisciaturu” (uomo di poco conto, ndr) di Zambetti come ha pagato – diceva Costantino al telefono con il suo aiutante Ciro Simonte -. Ehh, lo facevamo saltare in aria. Si è messo a piangere, oh, davanti a me a zio Pino». Non solo voti però, perchè Costantino grazie alle pressioni esercitate su Zambetti, fa assumere anche la figlia, Teresa, all’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) di Milano. Teresa Costantino che si trova anche poi eletta come consigliera comunale nel comune di Sedriano, il cui sindaco Alfredo Celeste è stato arrestato per corruzione, nell’ambito della stessa operazione in cui è coinvolto lo stesso Eugenio Costantino.

Sempre girando ben vestito “l’elegantone” Costantino si presenta anche al padre dell’anti-Minetti, Sara Giudice. Eugenio Costantino si presenta a Vincenzo Giudice, amministratore di una delle società controllate da “Metropolitana Milanese”, sotto le mentite spoglie dell’avvocato Roberto Licomo, ovviamente a caccia di una sponda per aggiudicarsi qualche appalto.

Ma per comprendere anche lo stile di vita di quello che la procura ritiene uomo centrale degli affari della cosca Di Grillo-Mancuso in Lombardia, c’è agli atti una intercettazione che racconta Costantino: “abbiamo fatto lavori di miliardi, poi giustamente eravamo ragazzi giovani, camminavo con il Ferrari camminavo con il Porsche – dice Costantino sempre al telefono con Simonte – camminavo con l’S 5000 con un po’ di sfizi me li sono mangiati a puttane me li sono mangiati, gli ho dato un miliardo al casinò, sai com’è”.

Fanno capolino nelle indagini anche night club e locali notturni. Se viene richiamato il vecchio “For a King”, night balzato agli onori della cronaca ai tempi dell’operazione antimafia all’ortomercato meneghino, non manca l’interesse delle cosche verso un altro locale notturno, il Pucks di Magenta dove esponenti della cosca Di Grillo-Mancuso si recano per estorcere denaro ai gestori.

Con Costantino si fa trovare anche l’amante, Giovanna Oliverio, titolare di una gioielleria all’ingrosso, gestore di un ‘Compro oro’ riconducibile allo stesso Costantino, e socia di Ciro Simonte. La Oliverio chiederà inoltre un finanziamento a Regione Lombardia per l’avvio di una nuova impresa, ma la domanda verrà poi respinta dalla Regione.

E se Costantino, Simonte e Giovanna Oliverio non si fanno mancare soldi e società, non è da meno colui che è accusato di essere il “cassiere” della cosca Di Grillo-Mancuso, Domenico Mazzeo. Mazzeo, scrivono gli inquirenti, ha il “ruolo specifico di tenere la “cassa” del gruppo criminale, e di intrattenere rapporti di dare- avere con numerosi imprenditori e commercianti della zona del Magentino, rapporti chiaramente riconducibili ad operazioni di usura e di recupero estorsivo di crediti”.

Immancabile anche il piede in una azienda per Mazzeo, la cui giovane compagna, classe 1987, gestisce una attività di ristorazione a Cuggiono, alle porte di Milano. Mazzeo, rilevano i pm è già noto alle autorità “con pregiudizi per furto, truffa e ricettazione”.

Volevano potere e politica anche Marco Scalambra e la moglie Silvia Fagnani. Il primo, scrivono i magistrati, sarebbe chirurgo all’Humanitas – ma dall’ospedale tengono a precisare che si tratta di un errore perché a Rozzano non c’è mai stato e risulta solo un periodo di prova di tre mesi a Bergamo -, poi imprenditore nel settore degli spettacoli, della raccolta di verdure e dell’edilizia nel tempo libero, con una grande passione per la politica. La seconda fa anche lei il medico nell’ambulatorio di Sedriano dove nel 2009 è diventata consigliere comunale con il Popolo della Libertà di Berlusconi: c’è una bella foto che la ritrae con il Cavaliere pubblicata sul sito della Sinistra della cittadina nell’hinterland milanese.

Non doveva avere molto tempo a disposizione Scalambra, che – come scrivono i magistrati – vanta a Sedriano proprietà e terreni edificabili. Magari non faceva attività fisica, me era molto attivo con il cellulare e sul territorio nell’aiutare il boss Costantino a trovare voti tra Sedriano, Rho e Milano. L’elegantone e il chirurgo agivano da corruttori all’insegna di un patto criminale dai mille risvolti economici, politici e pubblici. Scalambra infatti agiva sia per far eleggere le persone a lui vicine nelle istituzioni lombarde, ma poi chiedeva in cambio appalti per le sue aziende.

Fu lui che tentò l’aggancio del leghista Marco Tizzoni, operazione che non andò a buon fine. In un messaggio Scalambra lo scrive proprio al diretto interessato: «Ho cercato di portarti i voti della “lobby calabrese” ma purtroppo sono già impegnati. Ne rimangono circa 300, quelli avuti da Zambetti alle Regionali, fai sapere a Monica entro domani mattina se ti interessano come elettori. Buona notte».

Si era dato da fare per Zambetti nel 2010, voleva ripetersi nel 2011 con Sara Giudice al comune di Milano, come gli aveva ordinato proprio Costantino. Non solo. Da buon borghese, Scalambra pensava appunto all’amante, cioè Monica Culicchi, « a cui era legato sentimentalmente» e che era candidata proprio con Tizzoni nella lista per le elezioni del 2011 «Gente di Rho».

Pure Etzi Salvatore, detto Turi Il Cachero, nato a Taurianova, provincia di Reggio Calabria, si aspettava una vita migliore quando era salito su «al Nord». Ci aveva provato, ma era andata male. Prima un’azienda di noleggio autovetture, la New Matrix, fallita sotto una caterva di assegni protestati. Poi L2 Srl, per trasporto merci su strada: anche questa finita sotto le macerie dei fallimenti. Meglio fare il guarda spalle delle cosche e occuparsi delle estorsioni con gli amici Hudorovich Inco detto «Sandro lo Zingaro» e Alessandro Gugliotta,  quest’ultimo figlio di Gianantonio, boss storico delle ‘ndrine. Una sentenza del 2002 inserisce Il Cachero nella famiglia Piromalli. Insiemen poi con Giampiero Guerrisi, titolare di un’altra azienda fallita che si occupava di acque a Morbegno in Valtellina, viene definito dai magistrati come un “pendolare” del crimine, tra la Calabria e l’hinterland milanese.

C’era la malavita, i rischi del mestiere, ma pure la bella vita. Nell’intercettazione ambientale del 6 giugno 2011 Costantino, che ‘teneva in pugno’ l’assessore Zambetti per conto dei vertici della ‘ndrangheta in Lombardia, parla di nuovo con Simonte. «A Sedriano – dice Costantino – fanno una riunione del partito tutti quanti. Ma devo chiamare a Marco (Scalambra Marco, il medico arrestato, ndr) per quanto riguarda il ristorante non so o lo abbandoniamo quel discorso? … Dobbiamo trovare un paio di troione, una sera di queste dobbiamo invitare Zambetti a cena, lo dobbiamo tenere sotto a Zambetti’». E ancora: ”Quello esce pazzo per le femmine, adesso parlo con Alessandro (Gugliotta, uno dei collettori di voti per Zambetti secondo l’accusa, ndr) che ha un amico che ha le femmine a Milano, che lo spella veramente, organizziamo una cenettina»».