«Ma così si intralciano i processi di mafia»

«Ma così si intralciano i processi di mafia»

«La legge sulle intercettazioni? Va migliorata. Così com’è, e al di là degli intenti, che pure ritengo credibili, la norma intralcerà le indagini sulla mafia». Non ha dubbi Giuseppe Pignatone, 61 anni, da due Procuratore di Reggio Calabria, che prosegue di qua dello Stretto l’attività antimafia svolta per decenni a Palermo. Proprio ieri, Pignatone ha ricevuto una lettera di minacce corredata da un proiettile calibro 7,65, ma sono mesi che la sua scorta è in massima allerta. Il Procuratore ironizza su questo ennesimo segnale di sfida – non per niente è siciliano – ma vive con amarezza il trauma che ogni episodio del genere rappresenta per la sua famiglia (che, infatti, non ha voluto con sé a Reggio Calabria).
Processi ordinari e processi di mafia. Corsie differenziate dalle procedure, ma in qualche modo collegate…
Solo una parola sull'”ordinario”: il legislatore ha scelto di privilegiare la privacy rendendo molto difficili le intercettazioni per tanti reati comuni. Non discuto la scelta, pienamente legittima. Però ha almeno due conseguenze: tantissimi reati resteranno senza colpevoli perché viene depotenziato uno strumento d’indagine efficacissimo, quando non indispensabile; inoltre, si perderanno alcune possibilità di indagare sulle cosche, perché un reato può solo sembrare comune: un’estorsione o una rapina possono essere l’iniziativa di balordi o espressione di un racket. Sarebbe bene poterlo appurare.

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Interrogazione dell’On. Angela Napoli sulla certezza della pena

Interrogazione dell’On. Angela Napoli sulla certezza della pena

lunedì 24 maggio 2010

Assicurare la certezza della pena per mafiosi e terroristi

Al Ministro della Giustizia

– per sapere – premesso che:

– ieri, 23 maggio 2010 è stato celebrato il 18° anniversario della strage di Capaci, dove sono stati barbaramente trucidati dalla mafia Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo;

– in occasione delle commemorazioni della citata strage da tutte le parti è stata ribadita la volontà di combattere le mafie ma, ad avviso dell’interrogante, le varie organizzazioni mafiose non verranno mai debellate se, accanto all’accertamento delle verità, non saranno garantite l’esecuzione delle varie fasi processuali e la certezza dell’espiazione delle pene;

– è dei giorni scorsi la notizia dell’impossibilità di svolgere un processo presso la Corte d’Appello di Milano contro 34 imputati di una cosca della ‘ndrangheta, giacché la Polizia Penitenziaria, sotto organico, non è stata in grado di tradurre in Tribunale 14 imputati detenuti nel carcere “Opera” della Città;

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Il Presidente Scopelliti non assecondi il costante saccheggio della calabria

Il Presidente Scopelliti non assecondi il costante saccheggio della calabria

Il Presidente Scopelliti non assecondi il costante saccheggio della calabria

Non appartengo a coloro che addebitano le responsabilità del buco finanziario della sanità calabrese esclusivamente alla passata Giunta regionale guidata da Loiero, giacché mi sento costretta a ricordare le ufficiali prese di posizione in materia anche nel periodo di amministrazione Chiaravalloti.
Proprio per questo credo oggi di avere tutto il diritto di protestare contro un Governo nazionale che, dopo aver tergiversato per ben due lunghi anni sulla necessità di commissariare la sanità calabrese e dopo aver condiviso ed autorizzato il cd. “piano di rientro” del debito, presentato dalla precedente Giunta regionale, consentendo alla stessa di procedere persino a ben 333 assunzioni nelle Aziende Sanitarie Ospedaliere della Calabria, oggi vorrebbe imporre al nuovo Governatore di aumentare le tasse ai cittadini.
Ancora una volta i ministri nordisti vorrebbero tartassare e discriminare i cittadini calabresi, ignorando i crediti di questa Regione.

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L’inchiesta “Mistero” nel processo Congiusta

L’operazione “Mistero” entra nel processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta.

E’ questa la novità più importante dell’udienza di ieri davanti alla Corte d’Assise di Locri presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta. Dunque la richiesta fatta qualche giorno fa dal pubblico ministero Antonio De Bernardo è stata accolta, le carte che riguardano il delitto di Pasquale Simari , di cui è accusato come esecutore materiale Tommaso Costa, e le deduzioni della Dda di Reggio Calabria sul reato di associazione mafiosa per alcuni esponenti della cosca Ursino di Gioiosa Ionica, saranno acquisite in dibattimento.

E contestualmente a questa decisione la Corte ha anche disposto l’audizione del capitano dei carabinieri Giglio, comandante del Gruppo di Roccella Jonica, e di altri due agenti dell’Arma che hanno seguito le indagini dell’inchiesta “Mistero”.

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Processo Congiusta-Tutto ruoterebbe intorno alla figura di Tommaso Costa

Congiusta-Simari, un filo tra due delitti

Tutto ruoterebbe intorno alla figura dell’imputato Tommaso Costa

 

Nella foto il P.M. Antonio De Bernardo

Rocco Muscari

Locri

L’operazione “Mistero” entra nel processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta. Lo ha disposto la Corte d’assise di Locri accogliendo la richiesta del pm Antonio De Bernardo. L’operazione, scattata all’alba del 18 marzo scorso, si basa sul presupposto che ad uccidere Pasquale Simari, il 26 luglio 2005 a Gioiosa Jonica, sia stato Tommaso Costa, imputato nel processo Congiusta dove è ritenuto il presunto organizzatore ed autore materiale del delitto commesso a Siderno a fine maggio dello stesso anno.

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Tutti i distinguo di Giuseppe Curciarello

Tutti i distinguo di Giuseppe Curciarello

Sentito in aula ha detto: «Non ho mai fatto le cose che mi ha chiesto Tommaso»

Tutti i distinguo di Giuseppe Curciarello

 

LOCRI – «Con Michele Curciarello, mio cugino, non ci sono mai stati ottimi rapporti, ci siamo sempre frequentati poco ».

E’ uno dei passaggi della deposizione di Giuseppe Curciarello, imputato di associazione mafiosa nell’ambito del processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta.

«Oggi sono qui per cercare di chiarire la mia posizione – ha detto il teste – io ho scambiato delle lettere con Tommaso Costa, in queste lettere lui mi diceva di fare delle cose, ma io, se guardiamo con attenzione, non ho mai fatto nulla». Per quanto concerne alcune delle missive ricevute da Costa, Curciarello ha detto di non riuscire a spiegarsi neppure lui cosa sia realmente successo.

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