«Ma così si intralciano i processi di mafia»
«La legge sulle intercettazioni? Va migliorata. Così com’è, e al di là degli intenti, che pure ritengo credibili, la norma intralcerà le indagini sulla mafia». Non ha dubbi Giuseppe Pignatone, 61 anni, da due Procuratore di Reggio Calabria, che prosegue di qua dello Stretto l’attività antimafia svolta per decenni a Palermo. Proprio ieri, Pignatone ha ricevuto una lettera di minacce corredata da un proiettile calibro 7,65, ma sono mesi che la sua scorta è in massima allerta. Il Procuratore ironizza su questo ennesimo segnale di sfida – non per niente è siciliano – ma vive con amarezza il trauma che ogni episodio del genere rappresenta per la sua famiglia (che, infatti, non ha voluto con sé a Reggio Calabria).
Processi ordinari e processi di mafia. Corsie differenziate dalle procedure, ma in qualche modo collegate…
Solo una parola sull'”ordinario”: il legislatore ha scelto di privilegiare la privacy rendendo molto difficili le intercettazioni per tanti reati comuni. Non discuto la scelta, pienamente legittima. Però ha almeno due conseguenze: tantissimi reati resteranno senza colpevoli perché viene depotenziato uno strumento d’indagine efficacissimo, quando non indispensabile; inoltre, si perderanno alcune possibilità di indagare sulle cosche, perché un reato può solo sembrare comune: un’estorsione o una rapina possono essere l’iniziativa di balordi o espressione di un racket. Sarebbe bene poterlo appurare.

– ieri, 23 maggio 2010 è stato celebrato il 18° anniversario della strage di Capaci, dove sono stati barbaramente trucidati dalla mafia Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo;





Non appartengo a coloro che addebitano le responsabilità del buco finanziario della sanità calabrese esclusivamente alla passata Giunta regionale guidata da Loiero, giacché mi sento costretta a ricordare le ufficiali prese di posizione in materia anche nel periodo di amministrazione Chiaravalloti.
E’ questa la novità più importante dell’udienza di ieri davanti alla Corte d’Assise di Locri presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta. Dunque la richiesta fatta qualche giorno fa dal pubblico ministero Antonio De Bernardo è stata accolta, le carte che riguardano il delitto di Pasquale Simari , di cui è accusato come esecutore materiale Tommaso Costa, e le deduzioni della Dda di Reggio Calabria sul reato di associazione mafiosa per alcuni esponenti della cosca Ursino di Gioiosa Ionica, saranno acquisite in dibattimento. 
