L’inchiesta “Mistero” nel processo Congiusta

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L’operazione “Mistero” entra nel processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta.

E’ questa la novità più importante dell’udienza di ieri davanti alla Corte d’Assise di Locri presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta. Dunque la richiesta fatta qualche giorno fa dal pubblico ministero Antonio De Bernardo è stata accolta, le carte che riguardano il delitto di Pasquale Simari , di cui è accusato come esecutore materiale Tommaso Costa, e le deduzioni della Dda di Reggio Calabria sul reato di associazione mafiosa per alcuni esponenti della cosca Ursino di Gioiosa Ionica, saranno acquisite in dibattimento.

E contestualmente a questa decisione la Corte ha anche disposto l’audizione del capitano dei carabinieri Giglio, comandante del Gruppo di Roccella Jonica, e di altri due agenti dell’Arma che hanno seguito le indagini dell’inchiesta “Mistero”.

Si allarga dunque il panorama del quadro accusatorio in relazione ai reati associativi, si dilata inserendo nel contesto probatorio un’ordinanza che parla di rapporti tra cosche, di legami tra presunti affiliati alle famiglie di Locri e di Gioiosa, con in mezzo la figura di Tommaso Costa e Giuseppe Curciarello. E proprio sulla figura di quest’ultimo, imputato nel processo Congiusta con il reato di associazione mafiosa, pare ci siano rilevanti dichiarazioni di un collaboratore di giustizia pugliese, Antonio Catalano, che avrebbe riferito su Curciarello proprio nell’ambito dell’operazione “Mistero”.

Sull’audizione del pentito Catalano la Corte si è riservata di poter decidere nella prossima udienza.

Da sentire invece il 9 giugno, un altro teste, si tratta di un consulente finanziario a cui Gianlcua Congiusta avrebbe inviato una nota sulla situazione economica dell’azienda del suocero, Antonio Scarfò. In quella e-mail Congiusta chiedeva aiuto ad un esperto per cercare di capire come fare uscire Scarfò da una difficile condizione finanziaria. La nota, l’imprenditore sidernese assassinato il 24 maggio del 2005, la spedì dal suo computer in ufficio, ed è sul quel computer che le difese degli imputati hanno sollevato dubbi. Infatti sia l’avvocato Leone Fonte, legale di Giuseppe Curciarello, che Maria Tripodi, legale di Tommaso Costa, hanno chiesto alla Corte che prima dell’audizione del consulente amico di Congiusta, possa essere sequestrato il computer per verificare che su quella nota non ci siano state manomissioni, e per accertare la data di spedizione della mail.