Tutti i distinguo di Giuseppe Curciarello

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Sentito in aula ha detto: «Non ho mai fatto le cose che mi ha chiesto Tommaso»

Tutti i distinguo di Giuseppe Curciarello

 

LOCRI – «Con Michele Curciarello, mio cugino, non ci sono mai stati ottimi rapporti, ci siamo sempre frequentati poco ».

E’ uno dei passaggi della deposizione di Giuseppe Curciarello, imputato di associazione mafiosa nell’ambito del processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta.

«Oggi sono qui per cercare di chiarire la mia posizione – ha detto il teste – io ho scambiato delle lettere con Tommaso Costa, in queste lettere lui mi diceva di fare delle cose, ma io, se guardiamo con attenzione, non ho mai fatto nulla». Per quanto concerne alcune delle missive ricevute da Costa, Curciarello ha detto di non riuscire a spiegarsi neppure lui cosa sia realmente successo.

«Ho ricevuto la lettera che mi parlava delle minacce a Scarfò, ma tante cose Non le ho capite – ha dichiarato l’imputato – una volta uscito dal carcere sono andato da Scarfò ma lui delle minacce non me ne ha mai parlato».

Antonio Scarfò

Sulle domande dell’accusa Curciarello si è soffermato poi sui rapporti tra lui e alcuni esponenti della famiglia Cataldo di Locri, rapporti instaurati un poco per il matrimonio di una sua cugina con Pietro Caccamo, poi assassinato nell’ambito della faida di Locri, e un poco perché stretto nell’ambito carcerario: «Conosco degli uomini della famiglia Cataldo – ha riferito Curciarello – perché ho passato alcuni mesi di carcerazione insieme a loro. Ma ho buoni rapporti anche con chi è vicino ai Cordì.

Dietro le sbarre c’è grande solidarietà, se tutti fuori si comportassero come ci si comporta in carcere il mondo sarebbe migliore». Alla domanda del pm se sapesse chi sono i nemici dei Cataldo l’imputato ha risposto: «Non lo so, non hanno nemici, e comunque io posso solo dire chi sono i miei di nemici non quelli degli altri».

Sulle preoccupazioni di Costa nei suoi riguardi invece Curciarello ha detto che sicuramente si riferivano ai trascorsi della faida che non facevano stare tranquillo Tommaso Costa che stava allerta su tutto e su tutti. Sulle parole in codice che i due si scrivevano Curciarello non ha voluto riferire, solamente sulla “volpe”, ha confermato che si trattava di Pietro Costa, fratello di Tommaso, con cui pare ci siano stati dei problemi familiari ed ha escluso che “la volpe” da eliminare fosse Gianluca Congiusta.

p.v.

articolo tratto dal Quotidiano della Calabria