Intercettazioni: “ E’ uno sfascio. Così si agevolano le mafie”. Parla Nicola Gratteri, magistrato antimafia

Intercettazioni: “ E’ uno sfascio. Così si agevolano le mafie”. Parla Nicola Gratteri, magistrato antimafia

tratto da Articolo 21

Intercettazioni: “ E’ uno sfascio. Così si agevolano le mafie”.
Parla Nicola Gratteri, magistrato antimafia
di Nello Trocchia

Giudice in composizione collegiale, limitazione delle intercettazioni, ridimensionamento dell’uso delle ambientali. Bisogna leggere il provvedimento, approvato dal Senato, per capire lo scempio e il colpo durissimo che il governo e la maggioranza hanno inferto alla lotta alla mafia e al crimine diffuso. E i numeri dei latitanti arrestati non bastano più per giustificare un provvedimento che fa cadere la maschera a questo esecutivo che, nei fatti, aiuta il crimine organizzato riducendo gli strumenti a disposizione dei magistrati. Nicola Gratteri conosce bene la ‘ndrangheta, la combatte da anni, la mafia calabrese ha più volte progettato di ammazzarlo. Prima di fare una legge porcata, come questa, che disciplina materie delicatissime bisognerebbe ascoltare chi quotidianamente combatte il crimine. Ma i suggerimenti, gli appelli, le richieste di modifica sono cadute miseramente nel vuoto. Abbiamo raggiunto Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, al telefono. L’amarezza di un giusto, la frustrazione degli onesti. Gratteri non vuole sentire parlare dei successi contro le mafie, rivendicati dal governo. “ Mi deve spiegare lei, l’intervento del ministro della giustizia e dell’interno  per favorire l’arresto dei latitanti. Mi dice una cosa che hanno fatto concretamente? Cosa hanno modificato dal punto di vista degli uomini a disposizione, dal punto di vista normativo? Nulla. E’ frutto del lavoro, il sudore esclusivo di chi fa polizia giudiziaria, anche oltre le ore di lavoro previste, sapendo che le ore straordinarie saranno pagate solo in parte”.

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Presentato il libro “Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami”

Presentato il libro “Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami”

Scritto da Barbara Panetta

LOCRI – L’argomento non è il solito. Ed i protagonisti non sono poi così scontati. Operatori dell’informazione li chiamano alcuni. Semplicemente infami altri. Loro sono orgogliosi di essere l’uno e l’altro…

L’occasione è la presentazione nazionale del libro di Roberta Mani e Roberto Rossi – lei milanese, lui siciliano di Catania – Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami. “Non un libro auto-celebrativo della categoria” precisa Gianluca Albanese nell’introdurre il dibattito, ma un testo che racconta la passione dei giornalisti calabresi che “rischiano la vita, spesso senza essere ripagati”, chiarisce Mario Congiusta.

La sala di Palazzo Nieddu accoglie – insieme al pubblico – i due autori, i giornalisti Michele Inserra, Michele Albanese e Gianluca Albanese e i protagonisti di due importanti contributi al libro, Mario Congiusta e Doris Lo Moro.

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Paola Bottero: La metropolizzazione: da cosa mia a cosa nostra

Paola Bottero: La metropolizzazione: da cosa mia a cosa nostra

La metropolizzazione: da cosa mia a cosa nostra


“Cosa nostra, cosa vostra, cos’è vostro?”. Così cantava tre anni fa Fabrizio Moro, facendo intravedere una speranza: “è nostra la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare, la bocca per parlare le orecchie ascoltano…”.

Tre anni dopo trionfa il personalismo. Tre anni dopo, dopo Corona, dopo Woodcock, dopo indagini aperte e chiuse, dopo navi dei veleni e pali eolici, dopo rifiuti, scorie, terremoti, dopo case acquistate a propria insaputa, dopo Protezioni (in)civili, dopo Santoro-che-lascia-Santoro -che-resta, dopo leggi ad personam, programmi ad personam, elezioni ad personam, editti ad personam, attacchi ad personam, divorzi ad personam, violenze ad personam, anche cosa nostra è ad personam. E diventa “cosa mia”.

Chissà se il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, è riuscito a cogliere la bellezza intimista del nome dato alla mega retata partita con la sua inchiesta.

Cosa mia. Bello, molto più dell’abusatissimo “cosa nostra”. Aderente ad una realtà fatta di decine di omicidi, sintesi di sangue della faida tra ‘ndrine per mettere le mani sugli appalti d’oro dell’autostrada. In numeri, “cosa mia” si riassume in venti milioni di euro, cinque imprese individuali, un immobile, undici appezzamenti di terreno e cinquantadue ‘ndranghetisti, di cui una decina di sesso femminile. Un’operazione di polizia che anticipa un paio di giorni lo scoppio dell’estate. L’afa attesa per giovedì, l’operazione calda, caldissima, che fa scattare le manette nella notte tra lunedì e martedì.

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Ecco il testo del ddl sulle intercettazioni votato al Senato

Ecco il testo del ddl sulle intercettazioni votato al Senato

 

dal sito Libertà e Giustizia

La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà – Alexis De Tocqueville

Ecco il testo del ddl sulle intercettazioni votato al Senato

10 giugno 2010
red leg

 

 

Il governo ha ottenuto la fiducia al Senato sul maxiemendamento che sostituisce, del tutto, il ddl intercettazioni.

Un articolato che, presentato a Palazzo Madama nella seduta del 9 giugno, racchiude il testo base uscito dalla commissione Giustizia, i 12 emendamenti presentati la settimana scorsa dal governo, dal relatore Roberto Centaro e dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, e i 12 presentati solo da Centaro.

Cosa cambia:

 

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Processo Congiusta-Il pentito Novella “racconta” le ‘ndrine di Locri e Siderno

Processo Congiusta-Il pentito Novella “racconta” le ‘ndrine di Locri e Siderno

Il pentito Novella “racconta” le ‘ndrine di Locri e Siderno
Sul banco dei testimoni anche il vicequestore aggiunto Luigi Silipo

Rocco Muscari
Locri

Nel corso del processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta sono stati passati al vaglio del collaboratore di giustizia Domenico Novella e del vice questore aggiunto Luigi Silipo le “alleanze” storiche tra i clan della ‘ndrangheta operanti a Locri e Siderno. Nel procedimento in corso davanti alla Corte d’assise di Locri per l’assassinio del giovane imprenditore di Siderno, ucciso il 24 maggio 2005, entrambi gli imputati, Tommaso Costa, che risponde dell’omicidio, e Giuseppe Curciarello, rispondono di associazione a delinquere di stampo mafioso. Per questo motivo il pm Antonio De Bernardo ha esaminato le dichiarazioni di Novella e, attraverso il dott. Silipo, ha ricostruito i momenti salienti dell’ordinanza denominata “Pioggia di Novembre” che ha portato all’arresto dei presunti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Cordì, assassinato a Siderno il 31 maggio 2005.
Nel corso dell’esame di Novella, il collaboratore che ha rivelato i retroscena dell’omicidio di Francesco Fortugno, sono stati ricostruiti attraverso le domande del pm De Bernardo, i funerali di Salvatore Cordì, nel corso dei quali il collaboratore ha dichiarato di aver sentito da Guido Brusaferri e Salvatore Dieni che il delitto sarebbe stato chiesto dalla cosca dei Cataldo di Locri che, attraverso alcuni esponenti di primo piano, si sarebbe rivolta alla famiglia Curciarello di Siderno per realizzare il disegno criminoso.

Truffe: quattro arresti e 61 denunce Coinvolti finanzieri e un commercialista di Siderno

Truffe: quattro arresti e 61 denunce
Coinvolti finanzieri e un commercialista di Siderno

A dare il via all’inchiesta, circa due anni fa, sono stati i dubbi sorti su strane fughe di notizie dagli uffici della Finanza di Locri
08/06/2010 Quattro persone sono state arrestate e 61, denunciate per truffa e falso. È il bilancio di un’operazione eseguita dagli uomini della Guardia di Finanza di Locri, sulla base di indagini coordinate dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone e dirette dal Procuratore Aggiunto Nicola Gratteri, coadiuvato dalla dott.ssa Maria Luisa Miranda. In manette un ufficiale della finanza in servizio a Catanzaro assieme a due sottufficiali e ad un commercialista di Siderno. Si tratta del capitano Vincenzo Insardà, di 34 anni. I marescialli arrestati, Giuseppe Crinò, di 52 anni, e Francesco Inzerillo, di 40, prestano servizio, rispettivamente, alla Compagnia di Locri ed alla tenenza di Roccella Ionica. Il commercialista è Salvatore Barranca, di 52 anni, che secondo le indagini avrebbe favorito gli interessi di ditte riconducibili alla locale criminalità organizzata, intrattenuto fitti rapporti confidenziali con l’ufficiale e con il maresciallo del corpo in servizio nella stessa compagnia di Locri e, da tempo, trasferiti altrove.
I finanzieri, secondo l’accusa, informavano l’interessato delle indagini e dei controlli in corso. Attraverso contatti privilegiati con il maresciallo, il commercialista riusciva, infatti, a reperire notizie riservate su accertamenti fiscali in corso, al fine di condizionare l’esito finale dei controlli a vantaggio dei suoi «clienti».

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Disobbedienza civile

 

di Roberto Morrione

L’Editoriale

Disobbedienza civile

Ci siamo e ci saremo. Libera Informazione è in prima linea nella battaglia in corso per far ritirare il disegno di legge sulle intercettazioni. E’ chiaro fin d’ora che, se la norma verrà approvata al termine dei percorsi fra le due Camere, senza che ne sia annullato totalmente il contenuto anticostituzionale e liberticida, riterremo obbligata la scelta della disobbedienza civile. Con il nostro impegno quotidiano, con gli stessi valori che ci hanno fatto nascere, quelli di una “informazione che è libera o non è”, siamo infatti ogni giorno parte attiva dello schieramento che combatte l’illegalità e la disuguaglianza di fronte alla legge. Una battaglia che vede finalmente schierati, al fianco dell’opposizione in Parlamento e dei nuovi dissensi sollevati da Fini all’interno della maggioranza, i giornali di ogni tendenza, come dimostra l’assemblea unitaria dei direttori della stampa italiana, i magistrati, i sindacati, le rappresentanze delle forze di polizia, gli editori, gli scrittori e gli artisti già colpiti pesantemente dalla dissennata politica culturale del governo, le associazioni del volontariato, numerose amministrazioni pubbliche. Fino ad arrivare a quella ostilità espressa a livello europeo e clamorosamente dall’amministrazione degli Stati Uniti, memore degli insegnamenti di Giovanni Falcone e del peso che l’efficace uso giudiziario delle intercettazioni da parte dei magistrati italiani ha nella lotta internazionale al crimine organizzato e al terrorismo.

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Catturato il latitante  Santo Gligora

Catturato il latitante Santo Gligora

Gligora “tradito” da sua cura del corpo

 

Platì (Reggio Calabria). Avesse tenuto meno alla cura del corpo, forse avrebbe potuto evitare le manette; quantomeno in questa occasione. Santo Gligora, 51 anni, latitante dal 1997, ha pagato con le manette la buona abitudine di dedicare quella prima ora della sua giornata all’esercizio fisico.

Già qualche giorno addietro i Carabinieri lo avevano scorto fuori dal rifugio in cui si nascondeva, in contrada Senoli di Platì: un fabbricato rurale all’interno del quale, alle prime luci dell’alba di quest’oggi, i militari del Comando provinciale, del Ros e del Gruppo Eliportato Cacciatori, hanno fatto irruzione. Sorpreso nel sonno, Gligora non ha potuto far altro che consegnarsi ai mastini dell’Arma.

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