Presentato il libro “Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami”

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Presentato il libro “Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami”

Scritto da Barbara Panetta

LOCRI – L’argomento non è il solito. Ed i protagonisti non sono poi così scontati. Operatori dell’informazione li chiamano alcuni. Semplicemente infami altri. Loro sono orgogliosi di essere l’uno e l’altro…

L’occasione è la presentazione nazionale del libro di Roberta Mani e Roberto Rossi – lei milanese, lui siciliano di Catania – Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami. “Non un libro auto-celebrativo della categoria” precisa Gianluca Albanese nell’introdurre il dibattito, ma un testo che racconta la passione dei giornalisti calabresi che “rischiano la vita, spesso senza essere ripagati”, chiarisce Mario Congiusta.

La sala di Palazzo Nieddu accoglie – insieme al pubblico – i due autori, i giornalisti Michele Inserra, Michele Albanese e Gianluca Albanese e i protagonisti di due importanti contributi al libro, Mario Congiusta e Doris Lo Moro.


“Perchè non si sentano soli”, dice Roberta Mani. “Perchè l’informazione calabrese rappresenta una delle migliori in Italia. Tre quotidiani in concorrenza tra loro, con il loro continuo voler dare la notizia migliore, rendono l’informazione di questa regione vivacissima”, dice Roberto Rossi. Due motivazioni differenti, ma legate dall’unico obiettivo di voler dar voce a quell’informazione calabrese dal volto umano.

“L’Italia deve molto alla Calabria per quanto riguarda l’informazione ed il merito è tutto dei giornalisti, non degli editori – precisa Roberto Rossi – non della pubblicità, ma dei giornalisti. Anche il mio più grande maestro – continua – è calabrese ed è Vittorio Nisticò”

“Un libro validissimo che dà una lettura della Calabria che non hanno saputo dare i calabresi”, dice Doris Lo Moro, parlamentare del Partito Democratico. Il suo intervento non è però nella veste di politico, nel libro racconta la sua storia. La perdita di un giovane fratello e del padre. Morti tragicamente 25 anni fa. “E’ molto difficile per me parlarne. Succede che delle persone muoiono ed il resto della famiglia muore con loro. Ci si sveglia diversi. Non c’è continuità nella vita di chi subisce certe tragedie, c’è un prima e c’è un dopo per loro. Mentre per gli altri la vita continua a scorrere allo stesso modo, non cambia nulla. Sono episodi privati che non dovrebbero rimanere tali, ma parlarne ha senso solo se diventano un argomento che tocca tutti, sentito da tutti.” Una pagina amara per Doris Lo Moro, visibilmente emozionata e con un sorriso che svela la sua dolcezza ed allo stesso tempo tutta la sua sofferenza. Una donna forte che ha scelto di entrare in magistratura affinchè fosse chiaro da che parte stava. “Il politico colluso – dice la Lo Moro – insieme al mafioso non gradisce le pubblicazioni della stampa perchè una notizia diventa tale proprio quando viene diffusa dai giornali ed ecco anche perchè non si vuole la pubblicazione delle intercettazioni.”

“Mi presento, sono l’unico infame non calabrese”. E’ Michele Inserra, giovane campano in prestito al giornalismo calabrese. Ha ricevuto minacce e querele. Ma la sua passione non ha subito cali. E lo dimostra ampiamente nel suo intervento. “Quando ci troviamo difronte ad un criminale, sappiamo con chi abbiamo a che fare – dichiara Inserra – il problema si pone quando ci troviamo davanti a malavitosi travestiti, magari da avvocati. Non capisco neanche perchè quando si arresta un criminale, le forze dell’ordine convochino conferenze stampa e ne diffondono nomi e foto, mentre quando a subire l’arresto sono colleghi, non esistono ne conferenze stampa, ne nomi e ne foto. L’omertà è dei mafiosi, della società o delle forze dell’ordine anche? La legge deve essere uguale per tutti. Sono contro le intercettazioni su questioni personali – continua Inserra – come per il caso Marrazzo e non capisco come Vespa abbia dedicato a tali argomenti due puntate, mentre su questioni riguardanti le forze dell’ordine non vi è stato approfondimento”. E sulla stampa locale dice “Quando sono arrivato in Calabria ho trovato una stampa ingessata, megafono delle amministrazioni comunali. Oggi, anche grazie alla concorrenza, i sindaci di turno hanno più difficoltà” E proprio sulle amministrazioni aggiunge “In un territorio così impregnato di ndrangheta non capisco come non vi siano amministrazioni sciolte per mafia, come succede nella Piana o nel napoletano, dove anche una semplice parentela diventa causa di scioglimento”

E prima di chiudere il suo intervento mostra un foglio di carta, lo ha trovato nei pressi della sua redazione e lo porterà ai carabinieri perchè “noi segnaliamo tutto, con nomi e cognomi, mai nell’anonimato perchè non siamo omertosi”. Su quel foglio vi sono stampate diverse immagini di un’arma da guerra con alcune descrizioni, “su questo si informano i giovani calabresi” conclude.

Michele Albanese è di Polistena, scrive di quei territori ed è u mpamu di cui racconta il dialogo in apertura del libro. Quello su cui la figlia chiede spiegazioni proprio dopo l’uscita dell’opera. “Noi siamo coloro che approfittano delle disgrazie altrui secondo i mafiosi, gli infami”

Ma come dice Mario Congiusta “Non fosse stato per loro, tante battaglie non avrebbero avuto esito positivo, ad esempio quella della revoca del gratuito patrocinio ai mafiosi”

Piccoli accenni di un libro che vi consigliamo di leggere, non fosse altro per riconoscere ai nostri giornalisti il giusto merito per un giusto impegno. Una passione vera da premiare. Dei volti umani da sostenere. Buona lettura…