Processo Congiusta-Il pentito Novella “racconta” le ‘ndrine di Locri e Siderno

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Il pentito Novella “racconta” le ‘ndrine di Locri e Siderno
Sul banco dei testimoni anche il vicequestore aggiunto Luigi Silipo

Rocco Muscari
Locri

Nel corso del processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta sono stati passati al vaglio del collaboratore di giustizia Domenico Novella e del vice questore aggiunto Luigi Silipo le “alleanze” storiche tra i clan della ‘ndrangheta operanti a Locri e Siderno. Nel procedimento in corso davanti alla Corte d’assise di Locri per l’assassinio del giovane imprenditore di Siderno, ucciso il 24 maggio 2005, entrambi gli imputati, Tommaso Costa, che risponde dell’omicidio, e Giuseppe Curciarello, rispondono di associazione a delinquere di stampo mafioso. Per questo motivo il pm Antonio De Bernardo ha esaminato le dichiarazioni di Novella e, attraverso il dott. Silipo, ha ricostruito i momenti salienti dell’ordinanza denominata “Pioggia di Novembre” che ha portato all’arresto dei presunti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Cordì, assassinato a Siderno il 31 maggio 2005.
Nel corso dell’esame di Novella, il collaboratore che ha rivelato i retroscena dell’omicidio di Francesco Fortugno, sono stati ricostruiti attraverso le domande del pm De Bernardo, i funerali di Salvatore Cordì, nel corso dei quali il collaboratore ha dichiarato di aver sentito da Guido Brusaferri e Salvatore Dieni che il delitto sarebbe stato chiesto dalla cosca dei Cataldo di Locri che, attraverso alcuni esponenti di primo piano, si sarebbe rivolta alla famiglia Curciarello di Siderno per realizzare il disegno criminoso.

Sempre Novella ha riferito che alcuni esponenti della consorteria dei Commisso di Siderno avrebbero “avvisato” membri della famiglia Cordì in merito all’attentato che si stava organizzando nella cittadina ionica contro il proprio congiunto, Salvatore Cordì, classe 1954. Su domanda del pm De Bernardo il collaboratore ha dichiarato di non conoscere alcun appartenente della famiglia Curciarello o della famiglia Costa: «Per sentito dire so che sono di Siderno e che erano amici dei Cataldo». Domenico Novella ha affermato di aver «sentito dire» anche che i Costa-Curciarello erano in “guerra” contro i Commisso.
In sede di controesame, l’avvocato Maria Tripodi, difensore di Tommaso Costa, ha chiesto al collaboratore se, secondo il rito di affiliazione della ‘ndrangheta, fosse stato “battezzato”. Novella ha risposto che, nonostante fosse stato contiguo al clan Cordì, e per questo condannato in via definitiva nel marzo 2009, non è mai stato sottoposto al rito di iniziazione: »Ero parente – ha detto – ed è matematico che facessi parte della famiglia Cordì». Infatti il collaboratore è legato da vincoli parentali con Salvatore Cordì, fratellastro della propria madre.
L’esame del dott. Silipo si è concentrato sulle indagini che hanno portato all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Salvatore Cordì eseguita nei confronti di Michele Curciarello, Antonio Martino, Antonio Panetta e Antonio Cataldo, ritenuti a vario titolo esponenti della cosche Cataldo-Curciarello.
Il teste ha ricostruito l’alleanza tra le consorterie di Locri e di Siderno, collocandone il dato oggettivo nella sentenza del processo “Siderno Group” e in quella del procedimento “Primavera”. Silipo ha anche riferito dei riscontri alle dichiarazioni rese da Domenico Novella, in particolare richiamando l’attenzione alle foto del funerale di Cordì, nel quale si conferma la presenza del collaboratore e di Salvatore Dieni e Guido Brusaferri.
Il vicequestore ha anche oservato che il delitto Cordì sarebbe collegato con l’omicidio di Giuseppe Cataldo, classe 1969, avvenuto nel febbraio 2005, quali fatti riconducibili alla faida di Locri. Il teste, su domanda dell’avvocato Tripodi, ha riferito di non essere a conoscenza di frequentazioni tra le famiglie Costa e Curciarello.
Il vice questore ha fornito la stessa risposta negativa anche alla domanda dell’avvocato Leone Fonte, difensore di Giuseppe Curciarello, rispetto a possibili rapporti tra i Cataldo ed i Curciarello.
In chiusura l’imputato Giuseppe Curciarello ha dichiarato in aula di aver fiducia nella Corte sottolineando: «Sono da quattro anni detenuto in un processo che non mi appartiene. Mi aspetto di essere capito».

La prossima udienza è fissata al 12 luglio.