Catturato il latitante Santo Gligora

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Gligora “tradito” da sua cura del corpo

 

Platì (Reggio Calabria). Avesse tenuto meno alla cura del corpo, forse avrebbe potuto evitare le manette; quantomeno in questa occasione. Santo Gligora, 51 anni, latitante dal 1997, ha pagato con le manette la buona abitudine di dedicare quella prima ora della sua giornata all’esercizio fisico.

Già qualche giorno addietro i Carabinieri lo avevano scorto fuori dal rifugio in cui si nascondeva, in contrada Senoli di Platì: un fabbricato rurale all’interno del quale, alle prime luci dell’alba di quest’oggi, i militari del Comando provinciale, del Ros e del Gruppo Eliportato Cacciatori, hanno fatto irruzione. Sorpreso nel sonno, Gligora non ha potuto far altro che consegnarsi ai mastini dell’Arma.

Inserito, fino ad oggi, nella lista dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, il presunto affiliato alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo deve scontare una condanna di 25 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona. Un nome, il suo, legato al sequestro del fotografo Lollò Cartisano, rapito il 22 luglio del 1993 davanti alla propria casa a mare a Bovalino e i cui resti mortali sono stati rinvenuti, dopo 10 anni, a San Luca.

Assieme a Santo Gligora, i Carabinieri hanno arrestato, con l’accusa di favoreggiamento, due coniugi: Rosario Agostino di 47 anni e Domenica Morabito di 40. Il fabbricato rurale in cui aveva trovato ospitalità il latitante, risulta essere di loro proprietà. All’interno dello stesso, gli uomini della Benemerita hanno trovato un documento d’identità contraffatto, 2.500 euro in contanti, ricetrasmittenti tipo scanner, binocoli e visori notturni.

Nel corso della stessa operazione è stata perquisita un’altra abitazione, secondo gli inquirenti, nella disponibilità di Gligora, e nel cui giardino è stato rinvenuto un bunker a cui si poteva accedere attraverso una botola nascosta tra la vegetazione.

Francesco Chindemi