Vendola ed i suoi senza freni-Assolvono black e boss mafiosi

Vendola ed i suoi senza freni-Assolvono black e boss mafiosi

Vendola ed i suoi senza freni-Assolvono black bloc e mafiosi

Nonostante passi per fenomeno della comunicazione politica, da qualche giorno Nichi Vendola sta assestando mazzate micidiali alla propria immagine. Da quella pazientemente costruita di uomo di sinistra mite e poetico ancorché compagno, sta diventando quella di un Bertinotti in sedicesimo, stretto tra frequentazioni impresentabili e velleitarismi da estrema sinistra.

Ad incrinare maggiormente la «narrazione» (per usare in termine d’area) del Vendola moderato e redento dagli errori del passato è la gestione del dopo-15 ottobre. Con la ricaduta nel peccato originale della sinistra radicale: ossia il non potere o volere recidere senza ambiguità i legami con le frange più estreme dei movimenti. Se già nei giorni scorsi il governatore della Puglia si era dimostrato virtuoso del distinguo, con l’intervista rilasciata ieri a Repubblica ha compiuto il salto di qualità, spiegando che tra Berlusconi e i black bloc non c’è poi tutta questa differenza e che i black bloc medesimi vanno capiti in quanto «figli del precariato» («La sinistra si faccia carico della loro rabbia», intima). Fin qui, niente di nuovo. Sinistra, ecologia e libertà (il partito di Vendola) flirta notoriamente con i movimenti, indignados inclusi, e parlare dei violenti nei termini usati dagli esponenti del partito in questa settimana fa anche parte del gioco.

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Processo ”Crimine”: pm Gratteri invoca oltre 1500 anni di carcere per la ‘ndrangheta della provincia reggina

Processo ”Crimine”: pm Gratteri invoca oltre 1500 anni di carcere per la ‘ndrangheta della provincia reggina

Processo ”Crimine”:

pm Gratteri invoca oltre 1500 anni di carcere per la ‘ndrangheta della provincia reggina


di Claudio Cordova – Quasi millesettecento anni di carcere sono stati richiesti dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria , Nicola Gratteri (nella foto), nell’ambito del maxiprocesso “Crimine”, procedimento storico che si celebra al cospetto del Gup di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli.

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Libia, 31 ottobre, la guerra finisce

Libia, 31 ottobre, la guerra finisce

Muammar Gheddafi continua a suscitare controversie anche da morto: non solo non c’è ancora alcuna certezza sulle circostanze in cui l’ex leader libico è stato eliminato, ma tra i suoi stessi nemici emergono divergenze persino su dove e quando seppellirlo. L’ufficio dell’Alto rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto che sia aperta un’inchiesta sulla morte del colonnello. Annunciata per domani, invece, la proclamazione della nuova Libia da parte del Cnt.

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Droga, sventato un maxiagguato della ‘ndrangheta

Droga, sventato un maxiagguato della ‘ndrangheta


La ‘ndrangheta voleva la cocaina sequestrata
Il piu’ grande quantitativo di cocaina sequestrato al mondo negli ultimi due anni. Era conservata dalla finanza in un luogo segreto. Ora e’ stata distrutta.

PISA – La ‘ndrangheta calabrese si voleva riprendere quel carico da una tonnellata di cocaina che la Guardia di finanza della Spezia aveva sequestrato in porto il 17 luglio scorso.


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Droga, sventato un maxiagguato della ‘ndrangheta

Droga, sventato un maxiagguato della ‘ndrangheta

Le cosche volevano riprendersi il carico di cocaina sequestrato dalla Guardia di finanza e diretto all’inceneritore di Pisa.

Droga, sventato un maxiagguato della ‘ndrangheta

  • La ‘ndrangheta voleva la cocaina sequestrata
  • Il piu’ grande quantitativo di cocaina sequestrato al mondo negli ultimi due anni. Era
  • conservata dalla finanza in un luogo segreto. Ora e’ stata distrutta.

  • PISA – La ‘ndrangheta calabrese si voleva riprendere quel carico da una tonnellata di cocaina che la Guardia di finanza della Spezia aveva sequestrato in porto il 17 luglio scorso. Ma qualcuno ha parlato: così i baschi verdi, dopo aver prelevato l’enorme quantitativo di droga da un’area di stoccaggio segreta, hanno organizzato una maxiscorta per trasferire la cocaina all’inceneritore di Pisa, dove due giorni fa è stata bruciata. La notizia di un possibile agguato della cosca che aveva “curato” il trasferimento della cocaina in Italia, coca acquistata dal cartello colombiano di Norte del Valle, è arrivata appena in tempo, tanto che per il trasferimento dello stupefacente sono stati necessari alcuni accorgimenti specifici: sei macchine con personale armato, un furgone blindato con scorta interna armata, una “staffetta” di polizia stradale per la bonifica dell’itinerario e il presidio dell’inceneritore di Pisa dove la coca è letteralmente andata in fumo.

    IL ROGO. Panetto dopo panetto, sono stati ridotti in cenere trecento milioni di euro in cocaina pura. Un danno enorme per la cosca calabrese che secondo le informazioni arrivate alla finanza stava organizzando, assieme ai colombiani, un agguato al furgone nel tentativo estremo di recuperare la droga. L’inchiesta scaturita dal rinvenimento della tonnellata di cocaina, il sequestro più importante avvenuto in tutta Europa nell’arco degli ultimi due anni, sta portando la Guardia di finanza della Spezia e il Gico di Genova a sollevare il velo sulla speciale joint venture che da tempo la ‘ndrangheta calabrese, attraverso i “locali” europei e nord americani, ha realizzato con i colombiani vincenti del cartello Norte del Valle.

    L’INDAGINE. Dietro ai narcos potrebbe esserci la ‘ndrina della Piana guidata da Mimmo Oppedisano, il boss che il passaparola dice essere stato nominato capo dei capi della ‘ndrangheta nel summit criminale avvenuto nel santuario di Madonna di Polsi (Reggio Calabria) nel 2010. La cosca comandata da Oppedisano, fra l’altro, ha grandi interessi in Germania che condivide con i Vottari e i Pelle di San luca, e in Canada. Il nome di Oppedisano, fra l’altro, è emerso anche in un’altra grande inchiesta dei ros di Genova come il boss che “guida” i “locali” ‘ndranghetisti in Liguria.

 

UN RAGAZZO COME TANTI… di Chiara Ursino

UN RAGAZZO COME TANTI… di Chiara Ursino

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo

UN RAGAZZO COME TANTI…

di
Chiara Ursino

Aniello Ursino, un ragazzo come tanti, disponibile, allegro, pieno di vita e con una caratteristica che lo contraddistingueva: la sua sensibilità. Io ho avuto la fortuna di conoscere Aniello – per gli amici Nello – alla scuola media dome abbiamo trascorso insieme quel triennio scolastico.

E’ stato uno dei miei compagni di classe. Fin da subito  mi dimostrò la sua sensibilità.  Io, persona con disabilità, presentavo esigenze diverse rispetto alla classe, infatti avevo l’insegnate di sostegno.

In classe pur avendo incontrato delle difficoltà molto grosse era il primo, sempre pronto ad aiutarmi in qualsiasi mia azione, a difendermi se lo riteneva opportuno, spesse volte discutendo con gli stessi docenti. Era considerato un soggetto ribelle, sottovalutando la sua sensibilità e protezione che nutriva nei miei confronti.

Il nostro legame cresceva giornalmente, tanto è vero che mi chiamava “sorellina”! Trascorrevamo molti pomeriggi insieme. Svolgevamo le attività didattiche insieme ad altri  compagni per poi divertirci andando in bici,  guardando un film.  Una volta terminato il percorso della scuola media le nostre strade si sono divise, per forza maggiore, per scelte diverse, ma di fatto non ci siamo mai divisi. E’ sempre stato nei miei pensieri e quando di fatto ci si incontrava era sempre una festa, non sapevamo da dove iniziare per raccontarci le cose; le ora che trascorrevamo insieme passavano in un batter d’occhio. E’ stato per me come un pilastro. Nel momento del bisogno mi sono sempre rivolta a lui.

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‘Ndrangheta, beni per 7 milioni sequestrati nella Locride

‘Ndrangheta, beni per 7 milioni sequestrati nella Locride

Nell’ambito dell’incisiva azione di aggressione ai patrimoni illeciti delle famiglie di ‘ndrangheta portata avanti dal Questore Casabona, il personale del Commissariato di P.S. di Siderno e della Divisione Anticrimine della Questura ha dato esecuzione al decreto di sequestro nr.  244/2011 R.G.M.P. e 34/11 Provv. Seq., emesso dal Tribunale di Reggio Calabria –  sezione Misure di Prevenzione, depositato il 6.10.2011, a carico di Antonio e Francesco Tallura, in oggetto generalizzati, nonché dei terzi interessati:
Giuliana Calimero, 43 anni (moglie di Antonio Tallura), Giuseppe Monteleone deceduto il 13.01.2010 e Giuseppa Pelle, 42 anni, moglie di Francesco Tallura.

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