NUMERI PARI: IN RETE CONTRO LA POVERTÀ CHE CREA DISEGUAGLIANZA

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Si al reddito di dignità, adeguamento del Fondo nazionale sociale. Presentata oggi a Roma l’alleanza orizzontale per la giustizia sociale e la dignità

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«Abbiamo il dovere di alzare la voce, mentre in molti scelgono un prudente silenzio.

Ognuno con la propria passione e la propria identità dobbiamo unire le forze per diventare una forza sociale, culturale, politica. Oggi ci vogliono più coraggio ed umiltà per una rivoluzione culturale, etica, sociale che la classe politica attuale stenta non solo ad attuare, ma a pensare». Sono le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e fondatore del Gruppo Abele, questa mattina alla presentazione della Rete Numeri Pari, un movimento che riunisce tante e diverse organizzazioni sociali, di livello nazionale e locale, con un obiettivo comune: il contrasto ai numeri che povertà e disuguaglianza sociale vedono montare nel nostro paese.
Rete Numeri Pari, promossa da Gruppo Abele, Libera, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e Rete della Conoscenza, a cui stanno aderendo associazioni, cooperative, parrocchie, reti studentesche, comitati di quartiere, campagne, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, reti e semplici cittadini, si articola in nodi territoriali composti dai soggetti aderenti che, in modo autonomo, portano avanti vertenze e progetti sui territori, condividendo a livello nazionale l’impegno e gli obiettivi definiti dal documento base promosso da tutti i soggetti della rete. Vengono così sviluppate forme di democrazia partecipativa e comunitaria che garantiscono decisioni orizzontali e trasparenti, rispondendo così alla grave crisi della rappresentanza politica che continua a ridurre gli spazi della partecipazione.
«Alziamo la voce, vi prego», ha continuato don Ciotti. «I 2 milioni e 300mila neet, i numeri drammatici della povertà relativa in Italia non sono una responsabilità solo di una politica che ha divorziato dall’etica, ma anche nostra. Se oggi i diritti sono così deboli non è solo a causa di chi li attacca, ma anche di chi li ha difesi troppo fiaccamente». È un invito all’azione ed alla coesione quello che don Ciotti ha lanciato ad alta voce nel microfono, un richiamo alla ecologia integrale dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ sulla cura della casa comune, un invito a tutti coloro che hanno lavorato alla nascita del nuovo soggetto che prende idealmente il testimone dalla campagna Miseria Ladra, promossa negli anni scorsi da Gruppo Abele Onlus e Libera Contro le Mafie e dall’incontro mondiale del 5 novembre scorso dei movimenti popolari con il Pontefice. È un monito alla politica, chiamata ad essere di nuovo affermazione di diritti. In un momento in cui si toccano con mano i risultati di «politiche dell’austerità, politiche sociali, politiche fiscali e industriali svendute agli interessi dei potenti del mondo», per usare le parole di Giuseppe De Marzo di Libera.
Le quattro gambe della Rete Numeri Pari

Una rete che deve il nome ad un bisogno, duplice, come si legge sul documento base presentato durante la conferenza stampa: «contrastare disparità e disuguaglianza sociale a favore di una società più equa», da un lato; agire valorizzando l’uguaglianza e la pari dignità di tutti gli attori coinvolti, in una collaborazione che diventa ricchezza per ragionare dal locale al globale, dall’altro. Un bisogno non solo teorico, che fa sentire la sua urgenza in tanta quotidianità e chiede che si riparta dai Sia, come ha sottolineato Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele.
«Molti enti locali non hanno risorse adeguate, né di personale, né, alcune volte, di competenze. Bisogna pretendere che il lavoro di inclusione sociale sia fatto insieme, pubblico, privato sociale, volontariato».
In una attualità in cui le persone in povertà assoluta triplicano, le nuove povertà continuano a lievitare, i beni comuni scuola e sanità sono sotto attacco, la mobilità sociale muore; nei giorni dell’aumento delle sentenze di sfratto per “morosità incolpevole”, dei working poors, della rinuncia alla libertà di autodeterminazione, dell’aumento della povertà che genera aumento delle diseguaglianze, la rete Numeri Pari si propone come un contributo, «un’alleanza orizzontale che in ogni realtà locale autonomamente decide il da farsi, converge o confligge con l’amministrazione in base alle diverse assunzioni di responsabilità da parte della stessa», si legge nel documento base. Reggendosi sulle quattro gambe dell’aggregazione sociale, dell’antimafia sociale, delle reti studentesce e del mutualismo sociale, Rete Numeri Pari intende unire due agende: quella dell’impegno locale con quella dell’impegno nazionale. Intervento sulle povertà tradizionali e sulle nuove; pari affermazione dei Lea su tutto il territorio nazionale; investimento su infanzia e diritto allo studio; istituzione del reddito di dignità – che gli attori rivendicano profondamente diverso dal reddito di cittadinanza pentastellato -; spesa sociale fuori dal Patto di stabilità; accoglienza residenziale diffusa per i migranti. Tanto è possibile fare e, soprattutto, tanto è possibile pensare con attori che lavorano insieme, con pari dignità e pari presa di responsabilità. Su questo punto la rete batte molto: «sentiamo l’urgenza di una reazione diversa a ciò che viviamo», ha commentato don Armando Zappolini, presidente del Cnca. «il nostro terzo settore è rimasto per troppo prigioniero del servizio e questo è un limite. Bisogna difendere il senso di una strada». Una povertà strutturale, ha chiosato Martina Carpani, coordinatrice della Rete della Conoscenza, «pretende una risposta strutturale ed il reddito di dignità deve, per questo, divenire una misura strutturale. Oggi se nasci povero resti povero: bisogna ripartire dall’idea che esistono nuove forme di marginalità sociale, dagli investimenti pubblici e dal diritto all’istruzione. Le lotte e i movimenti devono uscire dalle caselle entro cui sono stati messi».