Avvocati per la ’ndrangheta: chiesti 8 e 9 anni per due fratelli salentini

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di Claudio TADICINI
Nove anni per lui, otto anni per lei: sono le richieste di condanna invocate nei confronti dei due fratelli avvocati Benedetto e Lucia Stranieri, originari di Salve, rispettivamente di 53 e 38 anni.

I due sono rimasti coinvolti, nel gennaio dello scorso anno, nell’inchiesta denominata “Kyterion”, con cui la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro smantellò la ‘ndrina dei Grande Alatri di Cutro, in provincia di Crotone. Entrambi – il primo con studio a Roma, la seconda con studio a Fragagnano, in provincia di Taranto – sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa.

Avvocati al servizio della ‘Ndrangheta. L’avvocato Stranieri – come era scritto nell’ordinanza di fermo – avrebbe fornito un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione di tipo ‘ndranghetistico, mantenendo stretti rapporti con i vertici del sodalizio (ossia il boss Grande Alacri, detto “mani di gomma”, ed il suo uomo di fiducia Francesco Aiello) ed, altresì, svolgendo la funzione di tramite tra il capoclan – detenuto – ed i suoi associati, oltre che tra il clan calabrese ed altri esponenti delle ramificazioni autonome della “Locale di Cutro”, attive nel nord Italia.
Il 53enne, ex maresciallo dell’Arma, è accusato nello specifico di avere avvicinato persone gravitanti negli ambienti giudiziari della Corte di Cassazione – anche pagandole – per ottenere decisioni giudiziarie favorevoli a Giovanni Abramo (genero del presunto boss di Cutro Nicolino Grande Aracri), imputato in un processo per omicidio e condannato sia in primo che in secondo grado.
In particolare, pare che Stranieri riuscì a fare ottenere l’annullamento di un’ordinanza di carcerazione, grazie alla quale l’imputato riuscì poi a riconquistare la libertà. Per lo stesso Abramo, precedentemente, lo stesso avvocato era riuscito ad ottenere il trasferimento dal carcere di Sulmona ad un istituto più vicino alla sua famiglia, in Calabria.
Più marginale risulterebbe essere stato il ruolo ricoperto dalla sorella Lucia, che si sarebbe occupata solamente di avvicinare materialmente – per conto del fratello – i soggetti gravitanti negli ambienti della Corte.
Lo stesso Benedetto Stranieri, nel luglio scorso, era stato arrestato dalla Dda di Roma perché ritenuto a capo di un’organizzazione dedita all’usura, al riciclaggio ed alle estorsioni nella Capitale, che vedeva nelle vesti degli esattori alcuni personaggi di notevole spessore criminale, storicamente legati alla famigerata “Banda della Magliana”.
fonte:Quotidiano di Puglia