Assemblea del PD, don Ernesto Magorno: se mi arrestano me la canto

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Da Iacchite –
30 luglio 2016
Il PD riunito a Camigliatello, tra uno spuntino e un litrozzo di vino al fresco della Sila, apre i lavori di quello che passerà alla storia come il conclave della falsità. Delle doppie facce, dell’ambiguità.

Ad inondare di chiacchiere per primo l’assemblea è quell’essere strano che non si capisce cos’è di Magorno: un incapace, un mafioso, un politico al servizio del malaffare, un prestanome di potenti, un intrallazzatore professionista, un rovina famiglie, un affamatore di popolo, una brava persona. Ognuno può scegliere la propria definizione. Ognuno è libero di vederci ciò che vuole.

Ma sta di fatto che in questa assemblea, dove tutti si aspettavano che don Magorno pronunciasse qualche parola, anche solo una parentesi, sul tema dei temi di questi giorni, cioè chi è il deputato mafioso del PD apparanzato con il clan Muto, nessuno ha toccato se non con parole ambigue, questo argomento.

Nessuna domanda, nessuna risposta. Nessuno ha avuto il coraggio di pronunciare una sola sillaba su questo. Tutto è andato avanti come se niente fosse accaduto. Delle serie: facciamo finta che tutto va bene. E giù di chiacchiere del tipo: dobbiamo cambiare, dobbiamo ascoltare il popolo, bisogna stare nei territori, ascoltare le esigenze dei sindaci.

E poi: il partito deve cambiare, basta con le correnti, ci vuole gente nuova, basta liti tra di noi. Su Oliverio: il presidente sta lavorando bene, gli amici degli amici sono contenti, ma dobbiamo distribuire qualche briciola anche agli altri altrimenti corriamo il rischio di una rivolta seria contro di noi.

La gente ci chiede questo, dice don Magorno: basta abbuttarvi solo voi. La saga dell’ipocrisia continua con un autoincoronazione. Magorno con un messaggio sibillino fa capire ai sodali presenti a Camigliatello che senza di lui non si va da nessuna parte, e che se finisce triturato nella macchina della giustizia saranno guai per tutti.

Infatti dice: senza di me un salto nel buio. Come dire: se qualche magistrato mi arresta per le ‘mmasciate che ho fatto al compare Franco Muto, per ordine della maga e dell’esiliato, state tranquilli che me la canto subito. Per cui vedete quello che dovete fare, e chi lo deve fare, e fermate questa inchiesta dove ci sono dentro fino al collo. Altrimenti la prossima riunione la faremo tutti insieme a Via Popilia.

Che dire, qualcosa è cambiata, dalla corruzione aggravata e continuata al ricatto semplice. E per dei delinquenti come loro è già un passo in avanti notevole.

GdD