L’Osservatorio Ambientale, dice NO al Biodigestore Anaerobico.

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osservatorio

Estratto dal vademecum scaricabile dal sito dell’I.s.d.e.- Italia (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente)

http //www.isde.it/wp-content/uploads/2015/06/2013-07-Vademecum-su-biomasse-e-biogas_Gruppo-di-studio-Comitatibiogas-Manziana.pdf

 

In quanti modi vengono chiamate queste centrali?

Le Centrali a biogas a derrate alimentari o a colture dedicate, centrali a biogas alimentate con FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani: la frazione umida), digestori o biodigestori anaerobici (per distinguerli dalle centrali a biogas a derrate alimentari), impianti per il trattamento anaerobico dei rifiuti.

La questione del linguaggio è stata volutamente trattata in maniera “variegata” per attutire proteste di cittadini che, ben informati, hanno smascherato l’inganno di tutti questi impianti.

La distinzione da fare è tra gli impianti funzionanti per combustione e quelli per fermentazione/cogenerazione, chiamati rispettivamente “a biomasse” e a “biogas”, anche se in entrambi i casi si fa uso di biomasse.

*Definizione di Forsu http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/rifiuti/rifiuti-urbani/gestione/recupero-della-frazione-organica-compostaggio-e-digestione-anaerobica

Perché sono chiamate bio?

Il termine “bio” significa vita e richiama l’idea di origine naturale e organica. Nota bene: anche il petrolio e il carbone sono di origine naturale. Il termine “bio” viene utilizzato per attribuire una valenza positiva e “naturale” a questo tipo di impianti in modo da poterli ascrivere al mondo della cosiddetta “green economy”. La mistificazione del linguaggio, in questo caso, è strumentale a una politica di proliferazione di queste tecnologie sotto l’ombrello dell’ecologia e del rispetto della natura.

Cos’è il biogas?

Con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas, costituita prevalentemente da metano (almeno il 50%) ed anidride carbonica. Si origina da fermentazione batterica prodotta in condizioni di assenza di ossigeno (anaerobiosi) dei residui di materiale organico di origine vegetale ed animale.

Il Dlgs 28/2011 parla di “gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas” a seconda dell’origine e modalità di fermentazione. In effetti tutti i tre tipi di gas indicati sono dei biogas, ma la loro elencazione separata nella normativa richiamata mette in evidenza la molteplicità di matrici organiche da cui il biogas può essere prodotto: rifiuti conferiti in discarica ovvero frazione organica dei rifiuti urbani, fanghi di depurazione, deiezioni animali, scarti di macellazione, scarti organici agro-industriali, residui colturali, colture energetiche.

 

Il BIOGAS è il gas prodotto dalla fermentazione senza ossigeno delle BIOMASSE (residui organici o vegetali, liquami, scarti o prodotti agricoli)

 

Come funzionano le centrali a biogas?

Le Centrali a biogas funzionano attraverso un processo di fermentazione-digestione- metanizzazione: trasformano la materia attraverso la “digestione anaerobica” che produce gas e digestato. Il gas captato dalle vasche di fermentazione viene immesso nei co-generatori dove subisce un processo di combustione. Sono impianti con turbina a gas alimentata dal gas da biomasse in ciclo semplice o combinato con turbina a vapore.

Questo “biogas” alimenta innanzitutto la centrale stessa, sia a livello termico che elettrico. Il restante viene immesso nella rete come energia elettrica o calore.

La digestione anaerobica produce gas (simil-metano) e digestato (liquame)che deve essere trattato.

*Video sul funzionamento: https://www.youtube.com/watch?v=anW5DOmma1M

*Il digestato da Forsu non può essere utilizzato tal quale in agricoltura, deve prima essere sottoposto ad un  fase di finissaggio aerobico realizzato in apposite biocelle o altri sistemi di compostaggio, mescolato a cippato di legno od altri materiali di strutturanti (paglia, scarti vegetali, etc.). (vedasi pagg.11-12 Allegato Isde)

*http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2015/213-15/213-15-utilizzo-agronomico-del-digestato

 

A chi servono queste centrali?

Servono agli imprenditori che realizzano l’opera, per beneficiare di generosi incentivi statali previsti per le “fonti rinnovabili” (anche se non si può parlare veramente di rinnovabili). Senza incentivi statali verrebbe meno la ragione economica principale di questa attività. In ogni caso è possibile ritenere che la generalizzata propensione alle centrali a biomasse e biogas, oggetto d’iniziative di promozione tramite enti, istituzioni, società di consulenza rientra anche in una più generale prospettiva di riutilizzo di queste centrali per il trattamento di rifiuti. Infatti, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) è equiparata alle biomasse con decreto ministeriale.

 

I cittadini pagano quindi più volte: con i soldi per gli incentivi, con le tasse per lo smaltimento dei rifiuti e con la salute.

* http://www.eco-magazine.info/news/4195/altro-che-energia-rinnovabile-le-centrali-biomasse-sono-un-affare-solo-per-chi-le-fa.html

*Schema incentivi Gse per il biogas http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Energiaelettrica/Biomasse/Pages/default.aspx#2.2

 

Perché si parla di pericoli per la salute?

Le centrali a biogas non sono affatto innocue. La fermentazione anaerobica potrebbe favorire la produzione di batteri sporigeni anaerobi come il clostridium botulinum che, attraverso il digestato sparso sui campi come concime potrebbe determinare problemi anche mortali negli animali d’allevamento, specie volatili, e anche per le persone. (vedasi pagg.19-20 Allegato ISDE)

*https://www.youtube.com/watch?v=1a5bafIqsSM&feature=youtu.be

*https://www.youtube.com/watch?v=oktsU7ThewM

 

Quali rischi per l’ambiente sono connessi al biogas?

La stessa combustione del “biogas” è fonte di emissioni tossiche. Il biogas è più inquinante del metano perché contiene metano soltanto al 55-60%. I limiti di legge che si basano sulla quantità di sostanze inquinanti per metro cubo, ignorano che il calcolo reale andrebbe fatto sul totale di metri cubi prodotti in un anno.

I digestori non riescono a neutralizzare completamente i batteri presenti, in particolare, come già detto, i clostridi che sono batteri termoresistenti (a questa famiglia appartengono i batteri che provocano botulismo e tetano). Nel processo anaerobico di produzione di biometano si creano nel digestore le stesse condizioni favorevoli allo sviluppo delle spore, presenti sia nella produzione dell’insilato, sia nell’apparato digerente dei ruminanti. Questi batteri sono presenti nel digestato finale, cioè nello scarto dei digestori che viene successivamente spacciato come compost da smaltire nei terreni agricoli. E i terreni sani diventano a rischio contaminazione.

In Germania alcuni ricercatori hanno suggerito che l’epidemia di Escherichia coli che ha colpito la Germania nell’estate del 2011, causando 18 morti e le migliaia di casi di botulismo osservato negli animali tra l’estate del 2011 e l’inizio del 2012, sarebbero state causate dalla presenza di centrali a biogas.

Le quantità annue di inquinanti immessi in atmosfera sono rilevanti: tonnellate di sostanze pericolose come ossidi d’azoto e zolfo inquinano ambiente e popolazione, e producono piogge acide. In estate la situazione peggiora e abbiamo in particolare l’ozono, che è un inquinante secondario derivato da emissione di ossidi d’azoto).

Sulla base del biogas bruciato (circa 8,5 milioni di metri cubi) e del contenuto medio in metano (tra 50 e 65 %), si può affermare con una certa approssimazione, che un cogeneratore di quasi 1 MW, brucerà un quantitativo di metano equivalente a quello di circa 1.500 case di oltre 100 metri quadrati di superficie (consumo annuo di circa 1.600 metri cubi), ma con emissioni concentrate in un solo punto. (vedasi pagg.22-23-24 Allegato ISDE)

*http://ilblogdimariogalli.blogspot.it/2014/10/biogas-sequestrano-le-centrali-per.html?m=1

*http://www.italianews24.net/biogas-nanoparticelle-nefaste-per-luomo-il-comitato-ricorre-alla-scienza/#

C’è davvero bisogno di queste centrali per risolvere l’emergenza rifiuti?

No. Per affrontare il problema dei rifiuti, non servono le centrali a biogas da rifiuti organici (forsu), ma un corretto piano di gestione del ciclo dei rifiuti che rispetti in modo rigoroso l’ordine gerarchico degli interventi previsti dalla Comunità Europea: riduzione, riuso, riciclo. Peraltro, anche la normativa italiana prevede l’applicazione di tutte quelle iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti (D.L. 3 aprile 2006, n. 152, Art. 179, 1, )

Il ciclo di vita delle risorse va considerato a monte (dalle politiche industriali) e a valle (con le buone pratiche), con l’obiettivo di ridurre i rifiuti e di ricreare i cicli che esistono in natura. Va inoltre ricordato che quasi il 50% dei rifiuti domestici è costituito da imballaggi, tanto che l’Europa ha registrato dei progressi sul versante dei rifiuti da imballaggio. Molti paesi, conformemente alla Direttiva europea del 1994 e successive modificazioni sui rifiuti da imballaggio, hanno rispettato gli obiettivi di riciclaggio, ma non l’Italia.

Quanto alla frazione organica (umido) è necessario far funzionare un serrato porta a porta che differenzi perfettamente l’umido da conferire in un impianto di trattamento aerobico da cui si otterrebbe un compost di qualità.

Oggi, ben l’89% dei rifiuti solidi urbani è riciclabile. Ad esempio il 30% è biodegradabile (frazione umida, detta anche forsu).

Gli altri materiali (carta, plastica, vetro, metallo, etc.) sono tutti recuperabili, riutilizzabili, riciclabili, senza che nulla giunga in discarica per lo smaltimento.

Necessario sarebbe contrastare, o meglio, rendere illegale, la diffusione di prodotti che – per cattiva progettazione industriale – non sono riutilizzabili (l’11%). Da un punto di vista energetico, tra l’altro, il recupero con i diversi sistemi di gestione dei rifiuti è eloquente. Nelle discariche il recupero energetico è inesistente, col riciclaggio si ha un recupero del 60% contro il 90% che ha col riuso. Quindi, l’obiettivo non può essere il biogas da discarica, bensì non buttare in discarica i rifiuti

 

 

Conclusione

Lo stato d’emergenza invocato dai molti politici e amministratori, apre la porta al malaffare, al profitto di pochi, e protrae nel tempo politiche dannose e non risolutive, a favore della produzione dei rifiuti. Peraltro, i danni prodotti dagli “stati d’emergenza” dei rifiuti, richiedono alla Natura tempi di riparazione incalcolabili, a danno dell’ambiente e delle specie, compresa quella umana.”

 

Conclusioni dell’Osservatorio Ambientale Diritto per la Vita

 

Un eventuale impianto di digestione anaerobica, così come detto dall’Assessore all’Ambiente nel corso del Consiglio Comunale, dovrebbe essere alimentato dalla frazione organica derivante “dai soli scarti da cucina e non altro”, ma, a fronte dei grossi investimenti per la sua realizzazione, considerati gli ecoincentivi spettanti per la produzione d’ energia “rinnovabile, nonchè che la Calabria è riuscita a differenziare al 2014 solo 17,26% (dati Arpacal), ben lungi da quel 65% auspicato per il 2012 dal D.lgs 152/2006, l’ Osservatorio Ambientale ritiene molto probabile che, al fine di produrre più energia, e quindi più soldi, il gestore aggiudicatario potrebbe utilizzare anche altre tipologie di biomasse, sempre consentite dalla legge. Infatti un impianto di co-generazione per essere remunerativo, dovrebbe funzionare 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, e se alimentato ‘dai soli scarti di cucina’ difficilmente potrà assolvere a tale compito.  Potranno così andare a conferire in tale impianto, con tutti i problemi sanitari e ambientali che ne deriverebbero,  anche altre gamme di organico meno qualificate, come quelle risultanti dal trattamento meccanico-biologico dei rifiuti indifferenziati o dai fanghi degli impianti di depurazione, provocando quest’ultimi, tra l’ altro,  un aumento esponenziale del traffico veicolare, con ulteriori danni all’ambiente ed alla salute dei cittadini, prodotti dalle emissione dei gas di scarico degli automezzi in transito per e dall’impianto.

Non vi è neanche garanzia che un impianto del genere, non procuri miasmi fastidiosi alla popolazione. Infatti, la maggior parte degli impatti ODORIGENI di un impianto a Digestione Anaerobica sono originati dalle fasi di: ricezione e stoccaggio delle biomasse organiche in attesa del loro caricamento nell’impianto, conversione energetica del biogas, trattamento e stoccaggio del digestato prodotto.  

*http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/bologna/documento_divulgativo_biomasse_odori.pdf

L’ Osservatorio Ambientale in alternativa alla digestione anaerobica, propone  l’incentivazione del compostaggio domestico e  l’attivazione, potenziamento ed efficientamento dell’ impianto di produzione del compost con processo aerobico da sottoporre a periodica e attenta vigilanza, onde evitare l’emissioni odorigene dovute ad una cattiva o mancata manutenzione dei biofiltri. Il compostaggio, è il solo che garantisce il rispetto della gerarchia europea nel trattamento dei rifiuti, il più adeguato recupero della materia e il maggiore apporto di carbonio organico ai suoli.

Questa alternativa sostenibile, oltre che alla salute dei cittadini, gioverebbe anche alla qualità dell’ambiente circostante, che si ricorda, oltre ad essere un Sito d’Interesse Comunitario, denominato Valle del Novito-Monte Mutolo, è anche caratterizzato dalla coltivazione delle Clementine del marchio I.g.p. di Calabria http://www.igpclementinedicalabria.it/?page_id=170, altro che royalties da rifiuti.

  

  *Link esterni al Vademecum

 

 

Associazioni aderenti all’Osservatorio ambientale:

  1. d.v.s.t. Associazione Donatori Volontari Sangue per Talassemici – Locri;
  2. Arci pesca F.I.S.A. – Comitato provinciale Reggio Calabria;
  3. s.d. Eutimo basket Locri;
  4. Associazione Turistica Pro loco- Bagnara;
  5. Aspromedia Cittanova del Centro di Esperienza “ CITTA’ GIARDINO”;
  6. t.a. Club- Siderno;
  7. Avis Comunale- Locri;
  8. Calabriambiente- Gioia Tauro;
  9. Cambi@menti- Siderno;
  10. Centro Italiano Protezione civile ArcipescaFisa- Siderno;
  11. Circolo Nautico Amici del Mare – Costa dei Gelsomini- Siderno;
  12. Comma tre – Gioiosa Ionica;
  13. Confconsumatori Siderno
  14. Consulta Giovanile di Siderno;
  15. Cooperativa l’Audacia- Gioiosa Ionica;
  16. Croce Bianca- Siderno;
  17. Croce Rossa – Comitato dei Gelsomini Roccella Jonica;
  18. Don Milani Onlus- Gioiosa Jonica;
  19. Ekoclub International – Sezione Prov. di Reggio Calabria;
  20. Gianluca Congiusta Onlus – Siderno;
  21. Giovani per la Locride- Locri;
  22. Habitat- Siderno;
  23. I valori della Vita- Siderno;
  24. Lados M.na di Gioiosa Ionica;
  25. a.s.o.l. Libera Associazione per lo Sviluppo Oncoematologico Magna Grecia – Marina di Gioiosa Jonica;
  26. A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani)- Gioiosa Ionica
  27. Medambiente Federazione Internazionale Mediterraneo & Ambiente– Marina di Gioiosa Jonica;
  28. Misericordia- Ardore;
  29. Misericordia – Gioiosa Jonica;
  30. O’Strakon- Marina di Gioiosa Ionica;
  31. Podisti – Locri;
  32. Polisportiva LineaVerde- Cinquefrondi;
  33. Pro Fondazione CARLO RUGGIERO Cittanova del Centro di Esperienza “ CITTA’ GIARDINO”;
  34. Promocultura- Gerace;
  35. Siderno Soccorso;
  36. Slow food- Reggio Calabria/Area Grecanica;
  37. Sportfishing Siderno;
  38. N.A.T.A.A. Unione Nazionale Associazioni Tutela Ambiente Animali – Siderno;
  39. Unicef- Gioiosa Ionica;
  40. n.p.l.i. (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) sez. prov.le Reggio Calabria;
  41. W.F. O.A. Reggio Calabria;
  42. Ymca- Siderno.

                  Arturo ROCCA

                      Presidente

A.P.S. Osservatorio Ambientale Diritto per la Vita