Gioco illegale online di camorra e ‘ndrangheta: 11 arresti

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Un altro buco nella rete illegale del gioco online in Italia e all’estero. A farlo, la Direzione distrettuale antimafia di Roma, lo Scico della Gdf, lo Sco della Polizia di Stato e la Squadra mobile della Questura di Roma.

Undici persone per le quali è stato ordinato l’arresto e per tutti la contestazione è l’associazione a delinquere a carattere transnazionale volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco online, aggirando la normativa di settore e omettendo il versamento dei tributi erariali. Per il presunto vertice dell’organizzazione criminale, Luigi Tancredi, è stata riconosciuta l’aggravante “mafiosa” per aver avvantaggiato il clan dei Casalesi.

I proventi delle attività – come hanno raccontato anche alcuni collaboratori di giustizia – venivano versati mensilmente ai “casalesi” di Michele Zagaria, Antonio Iovine e Francesco Schiavone. L’attività investigativa ha fatto emergere collegamenti con la ‘ndrangheta per il tramite del pieno e diretto coinvolgimento di Nicola Femia, considerato da investigatori e inquirenti contiguo ai Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria).

Tancredi, detto anche “il re delle slot”, è considerato da investigatori e inquirenti un referente per le mafie, soprattutto quelle calabresi e campane, per la gestione dei siti illeciti per le scommesse sul web. «È risultato essere – si legge in un comunicato congiunto Gdf e Polizia di Stato – l’indispensabile cerniera tra gli interessi della criminalità organizzata nei forti guadagni derivanti dal gioco illecito ed il mondo della tecnologia informatica, in virtù delle sue capacità di realizzare “chiavi in mano” risorse web dedicate al gioco online».

Tancredi è uno dei più noti imprenditori del settore economico della raccolta del gioco in rete ed è molto conosciuto in campo nazionale ed internazionale per aver avviato casinò virtuali, molti dei quali, nella home page, contengono estremi di concessioni rilasciate (così almeno viene dichiarato) da autorità governative di Paesi caraibici, notoriamente considerati “paradisi fiscali”.

Tancredi, pur non essendo affiliato direttamente a nessun clan, secondo la ricostruzione della Dda (procuratore aggiunto Michele Prestipino) si sarebbe rivolto a soggetti appartenenti ad organizzazioni di stampo mafioso, per poter garantire una diffusione più rapida del suo “prodotto”, consentendo agli stessi di ottenere ingenti guadagni illeciti ed aumentando i suoi stessi profitti. Sempre secondo l’accusa, anche in considerazione delle metodologie mafiose tipiche dei sodalizi ai quali prestava la propria opera, ha ricoperto un ruolo primario, e quasi monopolistico, nella gestione dei cosiddetti “totem” per le scommesse via web.

In questa operazione (battezzata “The imitation game”) camorra e ‘ndrangheta sembrano cementarsi. Tra le persone indagate spicca infatti la figure di Nicola Femia, definito nel comunicato stampa congiunto «un importante boss di ‘ndrangheta», che dalla provincia di Ravenna dirigeva, dentro e fuori il territorio nazionale, un’intensa attività illecita nel settore del gioco online e delle videolottery.

Il Tribunale di Roma ha disposto il sequestro di numerosi beni mobili ed immobili riconducibili direttamente o indirettamente ai principali indagati, per un valore di circa 10 milioni, tra i quali spiccano società che hanno tra i propri asset sale giochi e attività di ristorazione oltre ad autovetture, conti correnti e depositi bancari.

La piramide
Le indagini – avviate dalla Squadra mobile di Roma all’indomani del tentato omicidio di Fabio Massimo Aragona, avvenuto il 18 aprile 2011 a Ostia Lido e convergenti con analoghe investigazioni condotte dalla Compagnia di Nola e dallo Scico della Guardia di finanza – hanno svelato che l’organizzazione attraverso la creazione di un sito illegale per il gioco del poker online denominato “dollaropoker”, con server e struttura di gestione situati all’estero, riusciva ad incassare ingenti guadagni illeciti che venivano successivamente versati su conti correnti esteri per poi rientrare in Italia attraverso l’acquisizione di immobili.

La struttura ideata, organizzata e diretta secondo la Procura di Roma dal “re delle slot” aveva la caratteristica di essere di tipo verticistico e piramidale: al vertice c’era Tancredi, che intratteneva rapporti diretti con i cosiddetti “national” (il livello più alto dell’organizzazione). Ai “national” facevano riferimento i “regional”, che provvedevano al ritiro delle somme di denaro dai “distretti”, che provvedevano alla raccolta dai “club manager”, gli unici ad avere rapporti diretti con il “player” finale il quale, per accedere al gioco online, doveva corrispondere in anticipo all’organizzazione una somma di denaro che veniva poi accreditata in un conto virtuale anche mediante trasferimento con carte prepagate poste-pay. Ciascun livello era destinatario, quindi, di una precisa quota di profitti.

Il “server” che gestiva il gioco on-line era a Tampa (Florida, Usa), mentre in Romania aveva sede la società rumena “Dollarobet srl”, dove fisicamente lavoravano sia il personale dell’assistenza al sito che gli “esperti informatici” che avevano la possibilità di accedere direttamente al server.
r.galullo@ilsole24ore.com